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	<title>Letizia Badioli, Editing e Scrittura</title>
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		<title>Il discorso del testimone di nozze: guida completa per emozionare gli sposi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Badioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jun 2025 17:53:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Wedding writing]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorso-testimone-nozze/">Il discorso del testimone di nozze: guida completa per emozionare gli sposi</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="5313" class="elementor elementor-5313" data-elementor-post-type="post">
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									<p>Essere scelti come testimone di nozze è senz’altro un onore. Ma dopo l’entusiasmo iniziale può capitare di provare anche un certo senso di smarrimento: c’è chi si sente investito di una responsabilità importante, chi non sa bene che cosa dovrà fare, chi accetta con gioia e poi si pente nel momento in cui scopre che – sì, capita spesso &#8211; dovrà anche pronunciare un discorso.</p><p>Ed è lì che scatta il panico: <strong>cosa dire, quanto parlare, come evitare figuracce o frasi fatte?</strong></p><p>Se ti trovi in questa situazione, niente paura: scrivere un buon discorso come testimone di nozze è possibile anche senza essere grandi oratori o penne particolarmente brillanti. In questa guida ti spiego passo dopo passo come fare.</p>								</div>
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									<h2>Cosa non può mancare in un discorso se sei il testimone?</h2><p>Partiamo innanzitutto dal chiarire qual è il ruolo del testimone di nozze.</p><p><strong>Per i riti civili e religiosi la figura del testimone di nozze deve avere requisiti specifici</strong> (essere maggiorenni, capaci di intendere e di volere e in possesso dei diritti civili, come è spiegato <a href="https://www.laleggepertutti.it/638763_cosa-comporta-fare-da-testimone-al-matrimonio" target="_blank" rel="noopener">qua</a>), mentre per i riti simbolici non ci sono regole particolari.</p><p>Ma, al di là del ruolo ufficiale, <strong>il testimone è anche una figura simbolica e affettiva</strong>: la sua scelta sancisce la presenza di un legame profondo, grande fiducia e vicinanza, dovute alla parentela o radicate in anni di amicizia e complicità.</p><p>Ed è proprio per questo che <strong>il discorso del testimone ha un valore speciale: è un momento in cui ci si commuove, si sorride, si crea un ponte emotivo tra gli sposi e chi ascolta</strong>. Non si tratta di intrattenere o stupire, ma di restituire un pezzetto della storia condivisa con chi sta per iniziare un nuovo capitolo della propria vita.</p><p>E, per scrivere un buon discorso di matrimonio, non si può prescindere da alcuni ingredienti fondamentali, come questi:</p><ul><li><strong>la personalità del testimone, tu</strong>: il discorso deve riflettere chi sei, con sincerità e misura;</li><li><strong>un accenno al tuo rapporto con gli sposi</strong>: in questo modo aiuti chi ascolta a capire che la tua presenza non è casuale, ma sei parte della loro storia;</li><li><strong>un pensiero rivolto alla coppia</strong>: non sei lì solo per parlare di una persona, ma per celebrare l’unione di due;</li><li><strong>un momento per guardare avanti</strong>: offri parole di vicinanza, affetto o incoraggiamento per la nuova vita che gli sposi stanno costruendo insieme;</li><li><strong>un tono equilibrato</strong>: troppo umorismo rischia di banalizzare, troppa solennità può appesantire. Il segreto è l’equilibrio tra emozione e leggerezza.</li></ul><p>Se si tratta di un matrimonio simbolico, ricorda anche di farti spiegare come sarà la scaletta della cerimonia e, <strong>se possibile, prendi accordi con il celebrante</strong>. La cosa migliore sarebbe scambiarsi qualche informazione in modo da evitare doppioni o lunghe letture una di seguito all’altra nel caso in cui <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorso-celebrante-matrimonio-simbolico/">il discorso del celebrante del matrimonio simbolico</a> preceda o segua il tuo.</p><p>Nel resto dell’articolo vedremo come combinare questi elementi e costruire un discorso su misura, capace di lasciare il segno senza metterti in difficoltà.</p>								</div>
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															<img decoding="async" src="https://www.letiziabadioli.it/wp-content/uploads/2025/06/DiscorsoTestimone2.jpg" title="Piccoli gesti che dicono tanto: spunti per il tuo discorso da testimone" alt="Piantine grasse confezionate come bomboniere: un dettaglio affettuoso che può ispirare il discorso di nozze di un testimone attento" loading="lazy" />															</div>
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									<h2>Obiettivi di un buon discorso: emozionare, far sorridere, coinvolgere</h2><p>Un buon discorso del testimone non è un elenco di ricordi né un piccolo spettacolo da cabaret. <strong>È un momento in cui si crea una connessione tra chi parla, gli sposi e tutti gli invitati</strong>.</p><p>Per riuscirci, il discorso deve centrare tre obiettivi fondamentali: emozionare, far sorridere, coinvolgere.</p><ul><li><strong>Emozionare</strong>, perché il matrimonio è un rito profondamente simbolico. In quel giorno, ogni parola ha un peso diverso: anche un ricordo semplice, se raccontato con il cuore, può toccare corde profonde. Non serve essere melensi o esagerare, l’emozione trattenuta, la sincerità di un dettaglio possono già fare la differenza.</li><li><strong>Far sorridere</strong>, perché l’ironia ben dosata è sempre benvenuta. Aiuta a stemperare la tensione, crea complicità con chi ci ascolta, restituisce leggerezza al momento. Attenzione però: battute fuori luogo, aneddoti troppo privati o allusioni imbarazzanti sono assolutamente da evitare. Il sorriso che cerchiamo non è quello della risata a tutti i costi, ma quello che nasce da una memoria condivisa, da un’affettuosa presa in giro, da un momento tenero rivisitato con dolcezza e ironia.</li><li><strong>Coinvolgere</strong>, infine, è ciò che trasforma un discorso ben scritto in un discorso riuscito. Non stai parlando solo agli sposi, ma anche a chi li ama. Puoi creare ponti: tra passato e futuro, tra amicizie storiche e nuove relazioni, tra chi conosce bene la coppia e chi la sta scoprendo in quel momento. Coinvolgere significa scegliere parole accessibili, evocative, che sappiano far sentire tutti parte di qualcosa.</li></ul><p>Tenere a mente questi tre obiettivi ti aiuterà a dare al tuo discorso una direzione chiara. E soprattutto, ti ricorderà che <strong>non serve essere perfetti: serve essere presenti, sinceri e connessi al momento</strong>.<br />Se ti sembra troppo complesso, contattami per una consulenza o per un aiuto nella stesura del tuo discorso.</p>								</div>
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									<h2>Prepararsi in anticipo: come strutturare il discorso</h2><p>Anche se il discorso nasce dal cuore, <strong>l’improvvisazione totale è rischiosa</strong>. C’è chi preferisce affidarsi a qualche appunto mentale, chi invece sente il bisogno di scrivere tutto. Non esiste una regola assoluta, ma scrivere il discorso – anche solo per poi riassumerlo o andare a braccio ma con uno schema ben chiaro a guidarci – aiuta a trovare il giusto ritmo e a sentirsi più sicuri.</p><p>È bene ricordarsi anche che un pensiero confuso o troppo lungo può far perdere attenzione, mentre <strong>una struttura ben definita aiuta chi parla e chi ascolta</strong>.</p><p>Sia che tu voglia <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorso-matrimonio/">scrivere un discorso di matrimonio originale e divertente</a>, sia che tu ne preferisca uno più semplice, queste sono le parti che non possono mancare:</p><ul><li><strong>introduzione</strong>: una frase iniziale che catturi l’attenzione (può essere una citazione, un ricordo, una battuta ironica ma leggera);</li><li><strong>corpo centrale</strong>: il cuore del discorso, in cui racconti il tuo legame con gli sposi, un episodio significativo o la tua visione della loro relazione;</li><li><strong>chiusura</strong>: un augurio, un pensiero sul futuro, un brindisi finale.</li></ul><p>Vediamo ora più nel dettaglio alcuni aspetti che possono aiutarti a costruire un discorso davvero riuscito.</p>								</div>
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															<img decoding="async" src="https://www.letiziabadioli.it/wp-content/uploads/2025/06/DiscorsoTestimone4.jpg" title="Le parole che restano: suggestioni dai diari per il tuo discorso di nozze" alt="Pagine di diario d’epoca: ispirazione poetica per il testimone che scrive un discorso di matrimonio" loading="lazy" />															</div>
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									<h3>Scrivere con il cuore: emozione e autenticità prima di tutto</h3><p>La forza di un discorso sta nella sua autenticità. Chi ascolta percepisce subito se le parole sono sincere o costruite. Se ti commuovi mentre scrivi o provi il discorso, non preoccuparti: è un buon segno. Non significa che sarai in difficoltà, ma che stai toccando qualcosa di vero.</p><p>E <strong>ricordati di raccontare ciò che conosci, con semplicità</strong>: un ricordo tenero, una qualità dello sposo o della sposa che ammiri, il momento in cui hai capito quanto si amano. Lascia che la tua voce esca pulita, anche con qualche esitazione, perché il tuo scopo non è la perfezione, ma essere presente e portare davanti a tutti la tua e la loro unicità. <strong>C’è un motivo per cui gli sposi hanno scelto te come testimone, e dal discorso questo deve, implicitamente, emergere</strong>.</p><h3>Tecniche di apertura: iniziare con una citazione o un aneddoto</h3><p>L’inizio di un discorso è fondamentale: <strong>è il momento in cui si cattura l’attenzione del pubblico e si imposta il tono di tutto l’intervento</strong>. Se non sai da dove cominciare, niente paura: ci sono alcune strategie collaudate che ti aiuteranno a rompere il ghiaccio.</p><ul><li><strong>Usa la sincerità</strong>: puoi confessare che parlare in pubblico non è il tuo forte, ma che hai voluto superare questa difficoltà perché la coppia che hai davanti lo merita. Puoi anche raccontare che non sapevi da dove iniziare, perché avresti troppe cose da dire: questo crea empatia e umanizza subito la tua voce.</li><li><strong>Affidati a una citazione</strong>: scegli una frase che ti rappresenta o che parli d’amore in modo originale. Può venire dalla letteratura, dal cinema, da una canzone, o anche da una frase che uno degli sposi ha detto in un momento particolare. L’importante è che sia pertinente, sentita e adatta al contesto: evita le citazioni generiche o abusate.</li><li><strong>Inizia con un aneddoto</strong>: un episodio breve e significativo (meglio se ironico o affettuoso) che racconti qualcosa del tuo rapporto con gli sposi o di un momento chiave nella loro storia. Funziona bene se permette a chi ascolta di sorridere, immedesimarsi e prepararsi al resto del discorso.</li><li><strong>Parti con una battuta leggera, purché sia opportuna e calibrata</strong>: serve per spiazzare in modo simpatico e creare attenzione. Ricorda solo che, se scegli questo tono, dovrai mantenerlo per coerenza anche nel resto del discorso, alternando leggerezza e momenti più teneri con equilibrio.</li></ul><p><strong>Evita invece frasi fatte come “L’amore è una cosa meravigliosa…”</strong>: il pubblico si accorge subito se le parole non sono autentiche. Meglio un dettaglio specifico, anche piccolo, ma vero: incuriosisce, coinvolge e dà subito il segno che quello che seguirà sarà unico e personale.</p><h3>Quanto deve durare un discorso perfetto?</h3><p>Questa è una delle domande più frequenti: quanto deve durare il discorso? La risposta ideale è: <strong>abbastanza da lasciare il segno</strong>, senza che diventi un monologo e rischi di stancare chi ascolta.</p><p>In genere, <strong>tra i 3 e i 5 minuti è una durata ottimale</strong>. Bastano per raccontare qualcosa di significativo, senza essere prolissi. Se senti che hai molto da dire, prova a rileggere e tagliare il superfluo, facendo così spazio a quello che davvero ritieni di dover esprimere. Tieni conto che c’è sempre qualcosa che ci sembra indispensabile dire ma poi, a pensarci meglio, scopriamo che non lo è. <strong>Spesso è facendo i giusti tagli che il discorso acquista forza e scorrevolezza</strong>.<br />Ricorda: la sintesi non è povertà di contenuti, ma cura verso chi ti ascolta.</p><h2>Cosa dire (e non dire) nel discorso da testimone</h2><p>Scrivere un discorso di nozze non è solo questione di cosa dire, ma anche – ma direi soprattutto – di cosa evitare accuratamente. <strong>Trovare le parole giuste significa camminare in equilibrio tra emozione e sobrietà, tra sincerità e discrezione</strong>. Qui sotto trovi alcuni temi consigliati, suggerimenti su come usare l’ironia e una piccola lista di errori da non fare.</p>								</div>
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															<img decoding="async" src="https://www.letiziabadioli.it/wp-content/uploads/2025/06/DiscorsoTestimone3.jpg" title="Discorso del testimone di nozze" alt="Discorso del testimone di nozze" loading="lazy" />															</div>
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									<h3>Temi consigliati: amore, amicizia, crescita, ricordi condivisi</h3><p>Quando pensi ai contenuti del tuo discorso, parti da ciò che ti lega agli sposi, o a uno di loro. <strong>I temi che funzionano meglio sono quelli che toccano corde universali, ma che partono da un’esperienza reale</strong>.</p><ul><li><strong>Amore</strong>: non devi raccontare la loro storia, ma puoi accennare a come hai visto crescere la loro relazione o cosa ti colpisce della loro complicità.</li><li><strong>Amicizia</strong>: se sei testimone di un amico o un’amica, puoi parlare del vostro legame e del significato che ha per te essere lì in quel giorno.</li><li><strong>Crescita</strong>: condividere come hai visto cambiare &#8211; in meglio &#8211; la persona che si sposa è un modo per rendere il discorso personale ma anche ispirante.</li><li><strong>Ricordi condivisi</strong>: scegliere un episodio significativo aiuta a rendere il discorso concreto, riconoscibile e coinvolgente.</li></ul><p>Il segreto? <strong>Scegli uno o due punti forti, non di più</strong>. Meglio pochi concetti chiari che un discorso affollato e dispersivo.</p><h3>Aneddoti divertenti: come usarli senza imbarazzare</h3><p>Un tocco di leggerezza può rendere il discorso memorabile, ma bisogna fare attenzione: non tutto ciò che è divertente in confidenza lo è anche davanti a una platea di invitati.</p><p><strong>Sì</strong> a:</p><ul><li><strong>episodi buffi</strong> che coinvolgano entrambi gli sposi o che mostrino lati teneri e simpatici;</li><li><strong>piccole gaffe</strong>, se raccontate con affetto e se siamo sicuri di poterle dire a tutti;</li><li><strong>ricordi</strong> di viaggi, compleanni, momenti di passaggio, se trattati con delicatezza.</li></ul><p><strong>No</strong> a:</p><ul><li><strong>allusioni a ex</strong>, conquiste passate, parenti con cui non sono in buoni rapporti o abitudini imbarazzanti;</li><li><strong>racconti troppo lunghi</strong> o pieni di dettagli che chi ascolta non può capire;</li><li><strong>battute che possono risultare offensive</strong>, anche involontariamente.</li></ul><p>L’ironia funziona quando è inclusiva, leggera e affettuosa.</p><h3>Evita questi errori: cliché, frasi preconfezionate, stereotipi di genere e dettagli privati</h3><p>Nel tentativo di “fare bella figura”, si rischia a volte di cadere in frasi vuote o poco personali. Meglio evitare:</p><ul><li><strong>cliché</strong> come “oggi inizia il viaggio più bello della vostra vita” o “l’amore vince su tutto” se non li senti davvero tuoi (ma se li senti tuoi fatti comunque una domanda: davvero non ho niente di più originale da dire?);</li><li><strong>frasi preconfezionate</strong> trovate online senza adattamento;</li><li><strong>stereotipi di genere</strong> (tipo “ora che si è sposato dovrà dire addio alla libertà”, o “ti ha accalappiato”): sono datati, sessisti e poco eleganti;</li><li><strong>dettagli troppo intimi</strong> o informazioni personali che gli sposi non vorrebbero condividere pubblicamente.</li></ul><p>Il tuo compito è onorare la loro storia, non svelare retroscena né trasformare il momento in un numero da stand-up comedy.<br />Ricorda che la scelta è caduta su di te perché conosci bene lo sposo o la sposa o entrambi: usa questa conoscenza per creare complicità con chi ti ascolta, in modo che si diverta e sia partecipe, ma non eccedere mai entrando nel privato delle persone. Un po’ di intimità sì, ma con garbo e misura.</p><h2>Dove trovare esempi pronti da personalizzare</h2>								</div>
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									<p>Online si trovano molti esempi di discorsi già scritti, ma non sempre sono adatti a rappresentare davvero chi li pronuncia.</p><p>Se non trovi nulla che ti convince, puoi valutare l’aiuto dell’intelligenza artificiale, utilizzando strumenti come <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorsi-di-matrimonio-gia-pronti/">ChatGPT per scrivere un discorso di matrimonio</a>.</p><p>Tuttavia, perché il risultato sia efficace e personale,<strong> è fondamentale fornire all’AI più informazioni possibili</strong>: il rischio, altrimenti, è di ricevere un testo troppo generico, pieno di frasi fatte o poco aderente alla tua voce.</p><p>Inoltre, l’AI non ha sensibilità emotiva o sociale, quindi può includere luoghi comuni, stereotipi o contenuti poco adatti al contesto, se non viene istruita con precisione. In questi casi, potresti ritrovarti a dover riscrivere buona parte del testo oppure correggere il tono e la sintassi da solo.</p><p>Per questo motivo, <strong>l’AI può essere un valido supporto se usata con attenzione, ma non sostituisce la cura e la consapevolezza che richiede un discorso davvero significativo</strong>.</p><p>Se vuoi parole scelte su misura per te, il tono che ti più rappresenta e la sensibilità che solo una persona in carne e ossa può offrirti, contattami: <strong>sarò felice di aiutarti a creare un discorso autentico, coinvolgente e perfettamente calibrato per il tuo momento speciale</strong>.</p>								</div>
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									<h2>Come presentare il tuo discorso il giorno del matrimonio</h2><p>Hai scritto un bel discorso, l’hai provato ad alta voce, magari ti sei anche commosso leggendo certe frasi. Ora manca solo l’ultimo passo: pronunciarlo davanti agli sposi e agli invitati. <strong>Se l’idea ti mette un po’ d’ansia, è del tutto normale</strong>. Parlare in pubblico non è facile, ma con qualche accorgimento puoi farlo in modo sicuro, credibile e autentico.</p><h3>Tecniche di public speaking per non tremare davanti al pubblico</h3><p>Il primo consiglio è semplice: <strong>respira</strong>. Spesso, quando siamo nervosi, tratteniamo il fiato o parliamo troppo velocemente. Inizia con un bel respiro profondo e prenditi un paio di secondi prima di iniziare.</p><p>Altri suggerimenti utili:</p><ul><li><strong>prova il discorso più volte ad alta voce</strong>, anche facendoti ascoltare da qualcuno di fiducia;</li><li><strong>dividi il discorso in blocchi mentali</strong>: introduzione, cuore, chiusura. Questo ti aiuta a non perderti;</li><li><strong>immagina di parlare a una persona sola</strong>, come se raccontassi una storia a un amico.</li></ul><h3>Uso del linguaggio del corpo e delle pause</h3><p>Anche se non sei abituato a parlare in pubblico, il corpo parla con te. <strong>Stai in posizione comoda, non rigida</strong>. Se puoi, tieni il foglio in mano senza nasconderti dietro di esso. <strong>Le pause sono fondamentali</strong>: danno ritmo, permettono di respirare, aiutano il pubblico ad assimilare ciò che dici.<br /><strong>Non avere fretta di finire</strong>. Concediti il tempo di guardare chi hai davanti, sorridere, respirare tra una frase e l’altra. Un discorso ben dosato vale più di mille parole dette tutte d’un fiato.</p><h3>Mantenere il contatto visivo con gli sposi e gli invitati</h3><p>Non devi fissare tutti, ma <strong>cerca di non leggere guardando solo il foglio</strong>. Alterna lo sguardo tra gli sposi &#8211; che saranno il tuo riferimento emotivo &#8211; e il pubblico, per coinvolgerlo.</p><p><strong>Ogni tanto, solleva lo sguardo</strong> per sottolineare una frase importante, oppure per creare un momento di connessione. Il contatto visivo trasmette sincerità, sicurezza e presenza.</p>								</div>
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									<h2>Domande frequenti sul discorso del testimone</h2>								</div>
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												<a class="elementor-toggle-title" tabindex="0">Posso leggere il discorso da un foglio?</a>
					</div>

					<div id="elementor-tab-content-2321" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="1" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-2321"><p><strong>Sì, assolutamente</strong>. Nessuno si aspetta che tu lo sappia a memoria. <strong>L’importante è non leggere in modo piatto</strong>: anche con il foglio davanti, puoi trasmettere emozione, coinvolgimento e calore. Un trucco utile? Stampalo in grande, con spazi ben distanziati: ti aiuterà a orientarti senza dover abbassare troppo lo sguardo.</p></div>
				</div>
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					<div id="elementor-tab-title-2322" class="elementor-tab-title" data-tab="2" role="button" aria-controls="elementor-tab-content-2322" aria-expanded="false">
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												<a class="elementor-toggle-title" tabindex="0">Quanto tempo prima dovrei iniziare a scriverlo?</a>
					</div>

					<div id="elementor-tab-content-2322" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="2" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-2322"><p>Idealmente <strong>almeno due o tre settimane prima</strong>. Ti darà modo di pensarci con calma, scrivere, riscrivere e provare ad alta voce. Se ti riduci all’ultimo minuto, rischi di dover improvvisare o di non sentirti sicuro nel momento più importante.</p></div>
				</div>
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					<div id="elementor-tab-title-2323" class="elementor-tab-title" data-tab="3" role="button" aria-controls="elementor-tab-content-2323" aria-expanded="false">
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												<a class="elementor-toggle-title" tabindex="0">Cosa fare se ho paura di parlare in pubblico?</a>
					</div>

					<div id="elementor-tab-content-2323" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="3" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-2323"><p>È normalissimo. Il primo passo è accettare l’emozione senza giudicarla. Poi, <strong>preparati bene: più sei preparato, meno avrai paura</strong>. Può aiutarti registrarti mentre leggi, fare qualche prova davanti allo specchio o simulare il discorso con qualcuno. Se ti tremano le mani o la voce, nessuno ti giudicherà: sei lì per amore o amicizia, non per una performance da attore.</p></div>
				</div>
							<div class="elementor-toggle-item">
					<div id="elementor-tab-title-2324" class="elementor-tab-title" data-tab="4" role="button" aria-controls="elementor-tab-content-2324" aria-expanded="false">
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												<a class="elementor-toggle-title" tabindex="0">Esistono modelli scaricabili per il discorso?</a>
					</div>

					<div id="elementor-tab-content-2324" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="4" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-2324"><p><strong>Sì, online trovi diversi modelli</strong>, ma attenzione: non vanno copiati così come sono. Il discorso deve avere la tua voce. Puoi però prendere spunto dalla struttura, dalle frasi introduttive o dai toni utilizzati per costruire un testo che ti rappresenti davvero. Oppure farti aiutare da me!</p></div>
				</div>
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									<h2>In conclusione</h2><p>Scrivere un discorso come testimone di nozze può sembrare un’impresa, ma in realtà <strong>è un’occasione preziosa per dire qualcosa di vero, di tuo</strong>, in un momento che resterà nella memoria degli sposi (e non solo).</p><p>Sii autentico, scegli parole che ti somigliano, prenditi il tempo per prepararti e, soprattutto, <strong>non dimenticare perché sei lì</strong>: per celebrare l’amore, l’amicizia e la bellezza di un legame che ha attraversato il tempo.</p><p>Se hai bisogno di aiuto per scrivere il tuo discorso &#8211; o vuoi un testo cucito su misura per te &#8211; <strong>contattami: sarò felice di affiancarti nella scrittura, con discrezione e professionalità</strong>.</p>								</div>
				</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorso-testimone-nozze/">Il discorso del testimone di nozze: guida completa per emozionare gli sposi</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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		<title>Discorsi di matrimonio già pronti (con ChatGPT)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Badioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 May 2025 16:49:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ghostwriting]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Testimoni della sposa o dello sposo, celebranti o officianti, amici o parenti, sposi stessi: a chiunque può capitare che venga chiesto o abbia il desiderio di fare un discorso durante il rito o il ricevimento di un matrimonio. Non tutti, però, si sentono a proprio agio nello scrivere un discorso che deve essere personale ma [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorsi-di-matrimonio-gia-pronti/">Discorsi di matrimonio già pronti (con ChatGPT)</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="2308" class="elementor elementor-2308" data-elementor-post-type="post">
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									<p>Testimoni della sposa o dello sposo, celebranti o officianti, amici o parenti, sposi stessi: <b>a chiunque può capitare che venga chiesto o abbia il desiderio di fare un discorso durante il rito o il ricevimento di un matrimonio</b>.</p><p>Non tutti, però, si sentono a proprio agio nello scrivere <b>un discorso che deve essere personale ma non troppo intimo</b>, <b>far emozionare o commuovere o ridere</b>, che non può essere troppo breve ma nemmeno eccessivamente lungo, che <b>non deve mettere in imbarazzo nessuno</b> e deve essere compreso più o meno da tutti, non deve contenere troppe frasi fatte e rime cuore-amore ma essere un minimo originale o sorprendente. Insomma, <b>non è affatto semplice</b>.</p><p>Vediamo allora come fare.</p><h2>A chi rivolgersi per scrivere un discorso di matrimonio</h2><p><b>Su internet si trovano dei discorsi di matrimonio già pronti</b> a cui ispirarsi, ma spesso sono molto generici e c’è da lavorarci un bel po’ per renderli meno scontati e più adatti al nostro scopo.</p><p><b>Se non si hanno doti letterarie o una certa dimestichezza con le parole, meglio pensare di farselo scrivere da qualcuno</b>.</p><p>Da chi? Beh, ci sono almeno un paio di opzioni: da chi lo fa di mestiere, oppure dall’AI (Artificial Intelligence), la famosa  <b>intelligenza artificiale</b>, come ad esempio ChatGPT.</p><p>Se, in base a quello che ti ho detto, ti sembra troppo complicato scrivere un discorso di matrimonio, premi il pulsante sotto e ne parliamo insieme. Altrimenti continua a leggere.</p>								</div>
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									<h2>Come funziona ChatGPT</h2>
<p>Per chi non lo conoscesse, <b>ChatGPT è un modello di intelligenza artificiale sviluppato da OpenAI</b>. In rete ci sono molti articoli che spiegano ampiamente che cos’è (ad esempio <a href="https://competenzedigitali.toscana.it/-/chat-gpt" target="_blank" rel="noopener">questo</a>), ma in estrema sintesi possiamo dire che si tratta di <b>un programma di linguaggio avanzato progettato per capire e generare testi in modo naturale</b>. Gli utenti, quindi, possono avere delle conversazioni interattive on line con un assistente virtuale che risponde alle loro domande, fornisce informazioni e svolge compiti legati al linguaggio, come ad esempio scrivere un bel discorso da pronunciare a un matrimonio.</p>
<p>Interagire con l’assistente virtuale è piuttosto intuitivo, si scrivono domande e si ottengono risposte.</p>
<p>Per quanto riguarda <b>il contenuto di tali risposte c’è da fare un po’ di attenzione </b>perché potrebbe contenere imprecisioni o informazioni non verificabili, e in rari casi risultare inappropriato, ma di questo parleremo più avanti.</p>
<p><b>Le risposte che ChatGPT fornisce si basano su molte fonti</b>: testi provenienti da libri, articoli, siti web e altre fonti pubbliche disponibili. Questo è quello che ChatGPT definisce il suo “set di addestramento”, al quale attinge durante il suo periodo di formazione. Non tutte le versioni hanno accesso a internet in tempo reale, per cui <strong>può capitare che di alcuni eventi recenti</strong><b> ChatGPT non ne sappia niente</b>. E di questo è bene tenere conto quando gli si domanda qualcosa.</p>
<h3>Cosa chiedere a ChatGPT</h3>
<p><b>Per farsi scrivere un discorso di matrimonio è sufficiente chiederglielo</b>. Dopo essersi registrati, ci si posiziona nell&#8217;apposito box e si digita la richiesta.</p>
<p><b>Se scriviamo soltanto “mi serve un discorso di matrimonio” otterremo un risultato molto generico, di media lunghezza</b> (circa 300 parole), sicuramente pronunciabile perché non contiene niente di inopportuno, ma con riferimenti che potrebbero risultare inesatti.</p>
<p>Ad esempio, senza che io abbia dato informazioni particolari, uno dei passaggi del discorso che ho ottenuto con quella richiesta generica è questo: “<em>Ricordo quando vi ho visto per la prima volta insieme e ho capito che c&#8217;era qualcosa di speciale tra voi due. Nel corso del tempo, ho visto il vostro amore crescere e maturare, trasformandosi in qualcosa di ancora più profondo e significativo.</em>”</p>
<p>Qui il punto di vista è, quindi, di qualcuno che è amico o parente, che conosce gli sposi da tempo, che li ha frequentati molto e ha seguito l’evoluzione della coppia. <b>E non per tutti la situazione potrebbe essere questa</b>.</p>
<p><b>C’è perciò bisogno di dare delle informazioni più precise, in modo che ChatGPT possa personalizzare il risultato</b>. Con l’AI bisogna essere molto specifici: è estremamente potente, ma di base non sa nulla se non siete voi a dirle chi siete, cosa volete e così via.</p>
<p>Sicuramente è comodo il fatto che all’interno della stessa chat (che viene memorizzata ed è disponibile anche negli accessi successivi) <b>non c’è bisogno di ripetere le informazioni che si sono già date</b>, per cui se fate una richiesta e poi volete che il risultato sia modificato, basta aggiungere le nuove istruzioni senza dover partire da capo.</p>
<p><b>Facciamo un esempio</b>. Supponiamo che la testimone della sposa chieda a ChatGPT di scrivere un discorso da pronunciare dopo il rito del matrimonio. Lei e la sposa si conoscono da poco tempo, ma hanno legato molto e vuole esprimerle tutto il suo affetto. Vengono fornite un po’ di informazioni, ma il risultato le sembra troppo sentimentale. Se lo vuole più neutro o un po’ più divertente basta che formuli un’altra richiesta scrivendo di rendere il discorso meno melenso o più ironico. E ChatGPT lo farà.</p>
<p><b>Naturalmente più informazioni forniamo fin da subito, meno tentativi serviranno per ottenere un risultato davvero vicino a ciò che abbiamo in mente</b>.</p>
<h2>Passaggi per creare un discorso di matrimonio con ChatGPT</h2>								</div>
				</div>
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															<img decoding="async" src="https://www.letiziabadioli.it/wp-content/uploads/2024/06/DiscorsiMatrimonioPronti.jpg" title="Discorsi pronti matrimonio" alt="Discorsi pronti matrimonio" loading="lazy" />															</div>
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									<p><strong>Per sapere come fare per creare un discorso di matrimonio con ChatGPT ovviamente basta chiederlo a… ChatGPT</strong>. La lista che segue non è la risposta così come me l’ha fornita l’AI, ma l’ho personalizzata. <strong>Difficilmente, infatti, l’output che otteniamo è perfetto così com’è</strong> e, del resto, ChatGPT stesso incoraggia a personalizzare i testi: il risultato va sempre adattato al proprio stile e alle esigenze specifiche.</p>
<p>Ecco quindi una lista frutto dell’AI e della mia esperienza.</p>
<p><strong>1. Fornire informazioni dettagliate</strong></p>
<p>È bene dare tutte le informazioni chiave sul matrimonio, elencare eventuali aneddoti da raccontare, eventi salienti o qualsiasi tema specifico che desideriamo includere nel discorso. E naturalmente si deve dire chi siamo, ossia <strong>il ruolo che abbiamo nella cerimonia e/o nella vita degli sposi </strong>(amici, parenti, <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorso-celebrante-matrimonio-simbolico/">celebranti di un matrimonio simbolico</a> o di un rito civile, <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorso-testimone-nozze/">testimoni dello sposo o della sposa</a>), perché è fondamentale che ChatGPT conosca il punto di vista secondo il quale scrivere.</p>
<p><strong>2. Inserire dettagli personali</strong></p>
<p>Se c’è un dettaglio personale o una specifica esperienza che vogliamo includere nel discorso, va detto in modo chiaro. Questi dettagli possono essere relativi a chi pronuncia il discorso o anche agli sposi e ai momenti chiave della loro relazione.</p>
<p><strong>3. Indicare eventuali restrizioni o preferenze</strong></p>
<p>È bene comunicare a ChatGPT se ci sono argomenti che devono essere evitati o che dovrebbero essere trattati con delicatezza.</p>
<p><strong>4. Specificare la lunghezza e lo stile</strong></p>
<p>Si deve dire se desideriamo un discorso breve e conciso o uno più lungo e dettagliato o una via di mezzo. E anche se vogliamo un discorso formale o informale, colorito o sobrio, cameratesco o castigato, umoristico, emozionante, formale o qualsiasi altra cosa. Lo stile dovrebbe rispecchiarci, ma essere anche in linea con il contesto.</p>
<p><strong>5. Chiedere di inserire riferimenti culturali o personali e ringraziamenti</strong></p>
<p>È importante specificare se vogliamo inserire riferimenti a tradizioni, esperienze condivise o passioni comuni, e fornire i dettagli in proposito. Anche se desideriamo ringraziare gli sposi, i loro genitori, qualcuno degli invitati, o fare una dedica, va detto chi è la persona da ringraziare o nominare e perché lo facciamo.</p>
<p>Tutto quello che diciamo verrà inserito nel discorso, per cui se vogliamo che ChatGPT tenga conto di alcuni dettagli ma non li nomini, va specificato.</p>
<p>Una volta ottenuto il testo, rileggerlo con attenzione è fondamentale: <strong>possiamo correggerlo direttamente oppure chiedere a ChatGPT di modificarne le parti che non ci convincono</strong>, anche più volte, fino ad arrivare a un risultato soddisfacente.</p>								</div>
				</div>
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									<h2>Consigli per rendere unico il tuo discorso</h2>
<p>Sia che lo scriviamo da soli o che ce lo prepari ChatGPT, ecco <b>un elenco di cose da tenere in considerazione</b>.</p>
<ul>
<li><b>Iniziare con una citazione presa da un libro, da una canzone o da un film</b> (meglio ancora se amati dagli sposi) è un buon modo per rompere il ghiaccio. Scegliamo qualcosa di non troppo ovvio ma nemmeno eccessivamente di nicchia. Anche una battuta va bene, ma si deve saperla fare e non è facilissimo far ridere o sorridere senza mettere a disagio.</li>
<li><b>Mettiamoci sempre nei panni di chi deve ascoltare il discorso</b> e pensiamo se quello che diremo potrebbe imbarazzare o far rimanere male qualcuno. Se è così, buttiamo via tutto e ripartiamo da capo.</li>
<li><b>Attenzione a non eccedere</b> con gli aneddoti personali, con i sentimentalismi, con i ringraziamenti, con i ricordi struggenti o con le battute graffianti. Il rischio di risultare “pesanti” è dietro l’angolo.</li>
<li><b>Cerchiamo di non essere </b><strong>banali</strong>, di non usare espressioni abusate sull’amore e sul matrimonio, perché non aggiungono niente al nostro discorso e rischiamo che sembri un modo per allungare il brodo.</li>
<li><b>Siamo </b><strong>sinceri</strong>. Chi ascolta è in grado di capire se stiamo mentendo o esagerando. Possiamo mostrare anche le nostre emozioni, senza eccedere per non metterci troppo al centro dell’attenzione.</li>
<li><b>Non fare solo sfoggio delle nostre </b><strong>capacità oratorie</strong>, ma rimanere concentrati sul fatto che i destinatari sono gli sposi (e gli invitati), quindi stiamo parlando a loro. Meglio seguire il consiglio che viene sempre dato agli scrittori, ossia “show, don’t tell”, che in questo contesto potremmo tradurre con: <b>lascia che siano le tue parole a parlare per te e non di te</b>.</li>
</ul>
<p>Ricordiamoci sempre che<b> scrivere un buon discorso è principalmente una questione di equilibrio e di </b><strong>sfumature</strong>.</p>
<p>Se vuoi approfondire questi aspetti tecnici relativi alla scrittura di un discorso di matrimonio (e non solo) clicca sul bottone qui sotto.</p>								</div>
				</div>
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									<h2>Esempi di discorsi di matrimonio già pronti creati con ChatGPT</h2><p><b>Lucia e Renzo si sposano. Maria è la testimone della sposa e ha chiesto a ChatGPT di scriverle un discorso</b> molto breve per dire a Lucia quanto le vuole bene, che la ringrazia di averla scelta per essere al suo fianco in questo giorno speciale. Ecco il risultato.</p><p>“<em>Cara Lucia, oggi sono profondamente grata di essere al tuo fianco in un momento così importante. La tua amicizia è un dono, e il fatto che tu mi abbia scelta come testimone significa moltissimo per me. Ti auguro una vita piena di amore, leggerezza e complicità con Renzo. Grazie, dal cuore.</em>”</p><p><strong>Maria però desidera un testo ancora più emozionato, più intimo</strong>. Lo chiede a ChatGPT, che le propone una versione più intensa:</p><p>“<em>Lucia, da quando ci conosciamo hai portato nella mia vita dolcezza, forza e risate. Essere oggi al tuo fianco è un onore, ma soprattutto un gesto d’amore che mi commuove. Ti auguro una vita fatta di bellezza e vicinanza autentica con Renzo, perché l’amore che avete merita tutte le parole più belle. Grazie per esserci, sempre.</em>”</p><p><strong>Poi vuole provarne una versione più ironica.</strong></p><p>“<em>Lucia, eccomi qui: testimone ufficiale della tua evoluzione sentimentale – da “non mi sposerò mai” a “sì, lo voglio” in tempo record. Grazie per avermi scelta: lo prendo come un atto d’affetto&#8230; o di vendetta, lo capiremo col tempo. Renzo, preparati: stai per sposare una donna brillante, determinata e con gusti precisi in fatto di fiori, playlist e centrotavola. Ma siete una coppia meravigliosa, e non potrei essere più felice di vedervi iniziare questo viaggio insieme. Prometto che piangerò poco, ma applaudirò forte.</em>&#8220;</p><p>Chissà perché i centrotavola. E anche &#8220;in tempo di record&#8221; è un&#8217;ipotesi, l&#8217;AI in realtà non lo sa.</p><p><strong>A questo punto chiede di aggiungere una citazione da un film, ma non ne specifica uno in particolare</strong>.</p><p>“<em>Lucia, eccomi qui: emozionata, fiera, e leggermente sopraffatta dai confetti. Oggi non sono solo una testimone, ma una fan della vostra storia. Renzo, stai per sposare una donna che riesce a brillare anche in mezzo a un caos da bouquet dell’ultimo minuto. Come direbbe una celebre commedia romantica: ‘Il vero amore inizia quando smetti di cercare il finale perfetto e ti godi ogni imprevisto’. Non so chi l’abbia detto, ma dovrebbe essere inciso sulle bomboniere. Vi voglio bene!</em>”</p><p>Non si sa bene che cosa intenda per &#8220;sopraffatta dai confetti&#8221; e anche il fatto che citi una celebre commedia romantica dicendo poi che non sa chi l&#8217;ha detto è un po&#8217; contraddittorio. L’ironia, poi, non è che sia così pungente, soprattutto per il fatto che ChatGPT da solo non si accorge che Renzo e Lucia sarebbero due nomi su cui fare battute in modo piuttosto facile, o almeno un vago riferimento.</p><p><b>Ho quindi chiesto a ChatGPT di mettere un rimando a Manzoni</b>, e questo è il risultato:</p><p>“<em>Lucia, Renzo… era destino, ammettiamolo. Anche Manzoni ci aveva visto lungo, anche se il vostro percorso per fortuna è stato più sereno e decisamente più glamour. Oggi non ci sono monatti, conventi o bravi: solo voi due, un amore sincero e un pubblico commosso. Vi auguro un romanzo meno lungo e molto più felice dei Promessi Sposi!</em>”</p><p>Si può decisamente fare di meglio. I riferimenti dell&#8217;AI sono corretti e tutto sommato sobri, però mancano di mordente, di personalità. La tua.</p><p><b>Per questo serve qualcosa in più</b>.</p>								</div>
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									<h2>Perché ChatGPT da solo non basta</h2><p>Se chiediamo a ChatGPT di inserire dieci aneddoti divertenti (o che a noi sembrano tali) all’interno del discorso che dovremmo leggere al matrimonio, lui li inserisce tutti e dieci, probabilmente usando un italiano impeccabile e una sintassi perfetta. Ma non sa se metterli tutti e dieci è opportuno e non ci dirà mai che forse basta fermarsi a cinque o che ricordare quella volta in cui lo sposo si è ubriacato e ha dormito sul pianerottolo potrebbe essere fuori luogo (oppure è opportuno, ma non vi domanda se avete un ricordo divertente da inserire, dovete farvelo venire in mente da voi e giudicare se è adatto o meno al contesto).</p><p>Teniamo quindi a mente che<b> non ha il senso di ciò che è opportuno dire e ciò che non lo è</b>. Si tratta di un algoritmo, per quanto incredibilmente sofisticato, e fa solo quello che gli chiediamo. Sta quindi a noi essere bravi a dare tutte le informazioni e formulare le richieste in un linguaggio chiaro e comprensibile. L’intelligenza artificiale ha una mole incredibile di dati da consultare ed elaborare, ma per poterlo fare deve ricevere le giuste istruzioni.</p><p>Anche se ChatGPT sa <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorso-matrimonio/">come scrivere un discorso di matrimonio originale e divertente</a>, quello che l’AI non può fare (anche se migliora costantemente, per ora l’empatia umana resta un tratto insostituibile) è contare su un’esperienza a cui attingere fatta di empatia, interazioni umane, sentimenti.</p><p>Ho scritto qualche riga fa che <strong>creare un buon discorso di matrimonio è una questione di equilibrio e di sfumature. </strong>Se siamo in grado di tradurre in istruzioni chiare per ChatGPT come mantenere questo equilibrio e come giocare con le sfumature, probabilmente l’output sarà un capolavoro.</p><p><b>Ma se noi per primi non sappiamo come si fa, nemmeno l’AI lo saprà, né inventerà qualcosa di sua iniziativa</b>. È forse questa la differenza principale tra scrivere un discorso di matrimonio con ChatGPT o affidarsi a chi scrive di professione.</p><p>Nei colloqui che faccio, in presenza o in videochiamata, con la persona a cui serve il discorso, non mi limito a chiedere informazioni (le stesse che darebbe a ChatGPT), ma <b>dai gesti, dall’intonazione della voce, dallo sguardo, dai movimenti, ricavo tutta una serie di informazioni</b> che mi aiutano a ricostruire il contesto in cui il discorso dovrà essere pronunciato e ciò di cui è importante tenere conto. A differenza dell’AI, una persona può trarre informazioni anche da quello che non le viene detto, ma che si evince dall’atteggiamento.</p><p>Quando scrivo un discorso faccio connessioni, mi vengono in mente altre domande, chiedo nuove informazioni e dalle risposte capisco altre cose, cambio strada, devio oppure torno sui miei passi. Perché <b>scrivere non è seguire un algoritmo che porta sempre allo stesso output</b>.</p><p>Se due persone mi fanno due richieste identiche, io produco comunque due discorsi diversi, l’AI invece tende a produrre risposte simili, senza cogliere le sfumature personali. E questo dipende dal fatto che io capisco dai dettagli e dalle sfumature in cosa quelle due persone sono diverse, l’AI invece non le distingue.</p>								</div>
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									<h2>Cosa scegliere tra AI e professionista?</h2>
<p>Dipende da quali esigenze si hanno.</p>
<p>ChatGPT ha una versione gratuita, quindi apparentemente non ci sono costi. Produce un output ben scritto, sufficientemente personalizzato, sicuramente pronunciabile. Per poterlo usare bene, però, serve acquisire dimestichezza e quindi ci vuole tempo per affinare la richiesta, per controllare e adeguare il risultato (per questo solo in apparenza non ci sono costi, il nostro tempo in realtà ha un valore). Inoltre&nbsp;<b>ChatGPT non sa se il risultato è davvero adeguato a voi, a quello che volete dire e alla situazione</b>.</p>
<p><b>Affidarsi a chi scrive di mestiere ha un costo ma permette di risparmiare tempo e di giungere a un elevato grado di personalizzazione</b>&nbsp;del discorso, frutto di un colloquio e di uno scambio di opinioni e non solo di istruzioni unilaterali. Il discorso sarà filtrato in base all’esperienza di chi lo scrive, sia come scrittrice o scrittore che come persona, al suo acume e alla sua empatia. ChatGPT da solo ha dei limiti importanti, ha bisogno che gli venga detto anche tutto quello che invece una persona capisce senza bisogno di che sia specificato.</p>
<p><b>Per ora serve ancora una figura umana per tradurre esigenze e sentimenti in parole opportune, piacevoli e talvolta perfino indimenticabili. E quell’umana potrei essere io</b>.</p>
<p>Scrivimi all’indirizzo&nbsp;<a href="mailto:info@letiziabadioli.it" target="_blank" rel="noopener">info@letiziabadioli.it</a>&nbsp;oppure clicca sul bottone qui sotto per prenotare un primo colloquio gratuito.</p>								</div>
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		<title>Elogio funebre: come scrivere un discorso commovente e autentico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Badioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 May 2025 17:20:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ghostwriting]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un momento, durante un funerale, in cui il silenzio si fa più intenso, qualcuno si alza, si schiarisce la voce, e comincia a parlare. Chi ascolta trattiene il fiato, pronto a lasciarsi toccare da parole accurate, capaci di tratteggiare il ricordo della persona defunta. La voce si incrina, gli occhi si velano, un fazzoletto scivola [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/elogio-funebre-come-scrivere-un-discorso-commovente/">Elogio funebre: come scrivere un discorso commovente e autentico</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="5235" class="elementor elementor-5235" data-elementor-post-type="post">
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									<p>C’è un momento, durante un funerale, in cui il silenzio si fa più intenso, qualcuno si alza, si schiarisce la voce, e comincia a parlare. Chi ascolta trattiene il fiato, pronto a lasciarsi toccare da parole accurate, capaci di tratteggiare il ricordo della persona defunta. La voce si incrina, gli occhi si velano, un fazzoletto scivola fuori da una tasca.</p><p><strong>È l’elogio funebre, o discorso funebre, lo spazio delicato e potente in cui chi resta prova a onorare chi non c’è più, a farne memoria, ricordo condiviso</strong>.</p><p>Vediamo come fare per scriverne uno che tocchi il cuore di chi ci ascolta.</p><h2>Cos’è e perché è importante un discorso funebre</h2><p>Un discorso funebre non è solo una formalità, ma è un gesto molto umano e profondo che serve a condividere il dolore, a creare un ponte tra la vita di chi ci ha lasciato e il nostro essere lì, in quel momento. <strong>È un ricordo che possiamo portare con noi, che ci farà compagnia nei giorni a venire</strong>, quando inizierà il compromesso tra il dolore e la quotidianità.</p><p><strong>A differenza del necrologio, che ha un tono informativo e formale, e che troviamo sul giornale o in contesti specifici, l’elogio funebre è personale, intimo e spesso commovente</strong>.</p><p>Non ci sono regole codificate che devono essere rispettate nello scrivere un elogio funebre, ma non per questo si può improvvisare. Servono attenzione e la capacità di scegliere cosa dire e come dirlo, perché quelle parole restano nei cuori di chi ascolta, e spesso diventano parte del modo in cui una persona verrà ricordata.</p>								</div>
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									<h2>Come scrivere un elogio funebre: guida passo passo</h2><p>Anche se il momento è difficile, perché ci sono tante cose da fare, perché siamo turbati e abbiamo sentimenti e pensieri che si affollano nella mente, <strong>se vogliamo scrivere un elogio funebre commovente e significativo, dobbiamo riservarci alcuni istanti per riflettere e comporre il nostro ricordo</strong>.</p><p>Vediamo come fare.</p><h3>Preparazione: raccolta di ricordi e testimonianze</h3><p>Lasciandoci guidare dalle emozioni, per prima cosa <strong>richiamiamo alla mente ricordi preziosi, aneddoti significativi e ogni altra cosa ci abbia colpiti della persona a cui dedichiamo l&#8217;elogio</strong>.</p><p>Cerchiamo di tenere a mente che:</p><ul><li><strong>non dobbiamo parlare solo degli ultimi giorni di vita di chi ci ha lasciato</strong>, perché la persona non è la malattia che l’ha colpita o l’incidente di cui è stata vittima. È molto di più, e possiamo tratteggiarne un ritratto fatto di momenti belli, di piccole debolezze, di abitudini e qualche stranezza;</li><li>come accade anche quando <a href="https://www.letiziabadioli.it/come-scrivere-un-libro-autobiografico/">si scrive un libro autobiografico</a>, <strong>non importa aver avuto vite straordinarie perché ci sia qualcosa di significativo da raccontare</strong>, ognuno di noi vive momenti degni di essere narrati: un pensiero particolare, un gesto spontaneo, un atto di generosità, un traguardo raggiunto sono già sufficienti per scrivere un elogio funebre.</li></ul><p>Se non riusciamo a individuare qualcosa che ci sembri significativo, possiamo farci aiutare da altri parenti e amici, per collezionare ulteriori ricordi da cui attingere o arricchire il discorso con altre testimonianze.</p><h3>Struttura consigliata: introduzione, corpo centrale, chiusura</h3><p>Anche se non è un compito in classe o un discorso istituzionale, <strong>l’elogio funebre dovrebbe comunque avere una struttura</strong>, come ad esempio questa:</p><ul><li><strong>Introduzione</strong>: in cui ci si presenta, anche indirettamente, e si fa entrare chi ci ascolta nei nostri pensieri e sensazioni.</li><li><strong>Corpo</strong>: in cui si condividono aneddoti, tratti distintivi, valori, momenti significativi.</li><li><strong>Conclusione</strong>: un saluto finale, una frase di speranza, un ringraziamento.</li></ul>								</div>
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															<img decoding="async" src="https://www.letiziabadioli.it/wp-content/uploads/2025/05/ElogioFunebre_3.jpg" title="Fiori rosa vibranti e atmosfera riflessiva" alt="Fiori rosa intenso in primo piano, delicati e vibranti, con sfondo sfocato di un tetto rustico" loading="lazy" />															</div>
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									<h3>Come iniziare un elogio funebre</h3><p>Approfondiamo meglio questo aspetto perché <strong>iniziare a scrivere un elogio può sembrare semplice, soprattutto se conoscevamo bene la persona di cui vogliamo parlare, ma spesso non lo è</strong>. Abbiamo tanti ricordi, tante cose da dire: aneddoti, qualità, momenti condivisi, il dolore della perdita.</p><p>Eppure, quando ci si mette a scrivere, non è raro sentirsi bloccati. <strong>Da dove cominciare? Cosa scegliere tra tutto quello che affiora alla mente?</strong></p><p>In questi casi, <strong>il modo migliore di orientarsi è partire da noi stessi</strong>, da ciò che quella persona è stata per noi, dal segno che ha lasciato nella nostra vita.</p><p>Perché, in fondo, un elogio funebre non è solo un discorso su chi non c’è più, ma è il nostro punto di vista su di lui o lei. <strong>È un racconto filtrato dai nostri sentimenti, dai nostri pensieri, da ciò che ci ha legati. È la nostra voce che, per un momento, si fa memoria</strong>.</p><p>Possiamo quindi partire con una frase come: “<em>Non è facile trovare le parole giuste, ma proverò comunque a raccontare chi era davvero…</em>” proseguendo con qualcosa che fin da subito caratterizzi la persona di cui stiamo parlando.</p><p>In alternativa <strong>possiamo scegliere le parole di una poesia o di una canzone</strong> amati dal nostro caro.</p><h3>Scelta del linguaggio e del tono adatto</h3><p><strong>Il linguaggio e il tono dell’elogio funebre devono rispecchiare sia la persona scomparsa sia il rapporto che avevamo con lei</strong>. Anche il contesto in cui si terrà la cerimonia ha un peso importante nella scelta delle parole: <strong>un linguaggio adatto in una cerimonia familiare può risultare fuori luogo in un funerale istituzionale</strong>, e viceversa.</p><p>Un elogio può contenere riferimenti ironici, capaci perfino di strappare un sorriso affettuoso, se il contesto e la personalità del defunto lo permettono. <strong>Non è necessario che il discorso sia sempre solenne o struggente, ciò che conta davvero è che sia autentico, sentito, e che celebri in modo sincero la vita che è stata vissuta</strong>.</p><p>Un <strong>linguaggio semplice e diretto</strong>, senza enfasi eccessive, aiuta a comunicare in modo efficace ed empatico. L’importante è riuscire a tratteggiare una figura vera, complessa, fatta di affetti, valori, debolezze e tratti distintivi.</p><p>Per orientarsi nella <strong>scelta dello stile</strong>, può essere utile considerare che:</p><ul><li><strong>un linguaggio formale è adatto per contesti pubblici o istituzionali</strong>, dove è richiesto un tono più sobrio e distaccato;</li><li><strong>un tono più personale e intimo va bene per cerimonie familiari</strong>, dove è possibile lasciar emergere con più libertà le emozioni e i ricordi condivisi;</li><li><strong>un umorismo delicato, se è appropriato, può aiutare a restituire tratti autentici della persona</strong> e offrire un momento di tenerezza;</li><li><strong>inserire una riflessione e un ringraziamento nella chiusura consentono di salutare con rispetto e lasciare un messaggio</strong> che accompagni chi ascolta anche dopo la cerimonia.</li></ul><p>Infine, se il contesto lo consente e sentiamo di riuscire a leggerlo, <strong>possiamo anche scrivere un elogio funebre rivolgendoci direttamente alla persona defunta, come se fosse una lettera aperta</strong>, che comunica intimità ed emozione.</p><h3>Equilibrio tra dolore e celebrazione della vita</h3><p>Non dobbiamo negare il dolore, ma un elogio funebre è anche celebrazione di una vita vissuta.</p><p>Per questo,<strong> il nostro racconto dovrebbe trovare un equilibrio tra questi due aspetti, riconoscendo la perdita ma anche restituendo la ricchezza di ciò che è stato</strong>.</p><p>Se però ci sentiamo sopraffatti dalle emozioni, <strong>se le parole non arrivano e fatichiamo a scrivere o a distaccarci dal momento che stiamo vivendo</strong>, possiamo affidarci a un o una <a href="https://www.letiziabadioli.it/ghostwriter-cosa-fa/">ghostwriter</a>, che grazie alla sua empatia ma anche al minor coinvolgimento, <strong>può accompagnare con delicatezza e lucidità la scrittura dell’elogio funebre, rispettando sempre il tono personale e l&#8217;autenticità del legame</strong>.</p><p>Se senti che potrei esserti d’aiuto, scrivimi: risponderò con attenzione e in tempi brevi.</p>								</div>
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									<h2>Errori comuni da evitare quando si scrive un elogio funebre</h2><p>Anche se, come abbiamo visto, non esistono regole rigide, <strong>ci sono comunque alcuni accorgimenti utili per evitare scivoloni che potrebbero compromettere il senso del nostro discorso</strong>. Vediamone alcuni.</p>								</div>
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															<img decoding="async" src="https://www.letiziabadioli.it/wp-content/uploads/2025/05/ElogioFunebre_1.jpg" title="Colline in lontananza e cielo suggestivo visti dal santuario della Verna" alt="Colline in lontananza sovrastate da nuvole, viste dal silenzioso santuario della Verna" loading="lazy" />															</div>
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									<ul><li><strong>Essere troppo prolissi</strong>: meglio non ripetere gli stessi concetti. Una volta detta una cosa con chiarezza, non serve ribadirla.</li><li><strong>Parlare troppo di sé</strong>: anche noi e il nostro vissuto siamo presenti nell’elogio, ma non ne siamo i protagonisti. Cerchiamo di lasciare spazio al ricordo della persona cara, ponendoci idealmente accanto a lei.</li><li><strong>Raccontare dettagli troppo intimi</strong>: scegliamo aneddoti che non mettano a disagio chi ascolta e che, verosimilmente, la persona scomparsa avrebbe apprezzato fossero condivisi. Il resto può rimanere nei nostri ricordi personali.</li><li><strong>Usare cliché o un linguaggio artificiale</strong>: è preferibile dire qualcosa in meno, ma con autenticità, piuttosto che ricorrere a formule generiche che andrebbero bene per chiunque.</li><li><strong>Toccare temi controversi o divisivi</strong>: non è questo il momento per sollevare polemiche o alimentare tensioni. L’intento è creare un’occasione di condivisione, di ascolto e di vicinanza.</li><li><strong>Regolare conti in sospeso</strong>: anche se il rapporto con la persona defunta è stato complicato, non è il discorso funebre il luogo per affrontare nodi irrisolti. In alcuni casi, il silenzio può essere una scelta rispettosa: ci saranno altri momenti, più adatti e privati, per fare chiarezza con sé stessi.</li></ul>								</div>
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									<h2>Esempio di elogio funebre per varie situazioni</h2><p>Ogni discorso funebre nasce da un legame unico e da un contesto specifico. Ecco alcuni spunti su come si può impostare un elogio, a seconda del tipo di relazione o del ruolo della persona scomparsa.</p><h3>Elogio per un genitore</h3><p>Si ha tantissimo da raccontare su una madre o un padre, ma <strong>a volte è sufficiente un dettaglio per restituire la presenza di chi ci ha cresciuti, amati, protetti, messi in discussione o lasciati liberi</strong>. Ogni relazione è unica: scegliere cosa dire significa anche onorare quella specifica storia.</p><h3>Elogio per un amico o collega</h3><p><strong>Si può raccontare un episodio che restituisce lo spirito con cui viveva il quotidiano</strong>: l’ironia, la professionalità, la lealtà. Anche un piccolo aneddoto condiviso può diventare simbolo di una relazione sincera.</p><h3>Elogio per una figura pubblica</h3><p>Qui il tono è più formale. <strong>L’accento può essere posto sull’impatto che ha avuto nella comunità, sul contributo dato e sul segno che lascia nelle persone</strong> che l&#8217;hanno conosciuta, direttamente o indirettamente.</p><h2>Differenze tra cerimonia religiosa e laica</h2>								</div>
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									<p>Nelle cerimonie religiose, l’elogio funebre si inserisce in un rito con regole precise, tempi definiti e uno sfondo spirituale specifico. <strong>È opportuno mettersi d’accordo con il celebrante</strong> per capire se e quando è possibile leggere un ricordo personale.</p><p>Nel caso del <a href="http://www.liturgia.maranatha.it/Esequie/b3/3page.htm" target="_blank" rel="noopener">rito cattolico</a>, si possono anche scegliere, sempre insieme al celebrante, le letture della Messa tra quelle previste dalla liturgia, per trovare parole che rispecchino al meglio la persona.</p><p><strong>Nelle cerimonie laiche c’è in genere maggiore libertà</strong>: si può costruire un rito su misura, scegliere parole, musica, gesti che raccontino davvero chi è stato chi non c’è più. Anche in questo caso, però, è bene ricordare che <strong>la cerimonia, pur priva di un riferimento religioso, è comunque un momento condiviso e collettivo</strong> e siamo parte di una comunità che si raccoglie intorno a un’assenza.</p>								</div>
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									<h2>Elogio funebre commovente: come toccare il cuore di chi ascolta</h2><p>Un elogio funebre è commovente non quando forza le emozioni, ma quando resta autentico. <strong>A toccare il cuore di chi ascolta sono le parole semplici, vere, che nascono dal nostro rapporto con la persona scomparsa</strong>.</p><p>Gli aneddoti concreti, quelli che raccontano episodi reali e familiari, aiutano a costruire un ponte tra chi parla e chi ascolta, evocando immagini, risate, commozione condivisa.</p><p>Non serve essere scrittori per fare un buon discorso, basta <strong>trovare il tono più adatto, inserire qualche pausa ben scelta, e formulare frasi che offrano conforto e, se possibile, uno sguardo di speranza</strong>, anche piccolo, anche solo accennato.</p><p>Se siamo in grado di offrire ai presenti un punto di vista nuovo e consolatorio, allora avremo tra le mani un grande discorso.</p><h2>Supporti visivi e letture alternative</h2>								</div>
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									<p>Oltre alle parole, anche altri elementi possono rendere l’omaggio ancora più personale e sentito.</p><p><strong>Fotografie, oggetti simbolici, musiche scelte con cura possono evocare ricordi e restituire, con delicatezza, un frammento della presenza di chi non c’è più</strong>.</p><p>È importante però che ogni scelta (immagini, testi, musica, letture) sia in sintonia con la persona scomparsa: <strong>non deve essere proposto ciò che piace a noi, ma ciò che lei o lui avrebbe riconosciuto come proprio</strong>.</p><p>Una canzone amata, una poesia letta spesso, un brano sacro che aveva un significato speciale possono dire più di mille parole, senza bisogno di spiegazioni.</p><p>Infine, teniamo presente che <strong>l’elogio può essere anche corale</strong>, ossia scritto e letto a più voci. Questo è un modo per restituire la molteplicità degli affetti e delle relazioni, e per sentirsi ancora più uniti nel dolore e nel ricordo.</p>								</div>
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									<h2>Domande frequenti sull’elogio funebre</h2>								</div>
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												<a class="elementor-toggle-title" tabindex="0">Chi può pronunciare un elogio?</a>
					</div>

					<div id="elementor-tab-content-2321" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="1" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-2321"><p>In genere, <strong>l&#8217;elogio funebre viene pronunciato da una persona che ha avuto un legame stretto con il defunto</strong>: un familiare, un amico intimo, o anche un collega. Tuttavia, non c’è una regola fissa. Se la cerimonia è religiosa, il celebrante può dire alcune parole di commemorazione, ma il discorso funebre può essere affidato anche a chiunque conosca la persona e desideri renderle omaggio in modo personale</p></div>
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												<a class="elementor-toggle-title" tabindex="0">Quanto deve durare?</a>
					</div>

					<div id="elementor-tab-content-2322" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="2" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-2322"><p>Un elogio funebre non ha una durata prestabilita, ma <strong>è importante che sia conciso e mirato</strong>. Generalmente, una durata di 5-6 minuti è adeguata, per non dilungarsi troppo e per mantenere alta l’attenzione dei presenti.</p></div>
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												<a class="elementor-toggle-title" tabindex="0">Leggere o imparare a memoria?</a>
					</div>

					<div id="elementor-tab-content-2323" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="3" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-2323"><p>La scelta <strong>dipende dalle preferenze personali</strong>. Leggere un elogio funebre può garantire che tutte le parole siano precise e ben articolate. Tuttavia, impararlo a memoria può aggiungere una nota di intimità e naturalezza, se ci si sente a proprio agio. In entrambi i casi, l’autenticità del discorso è ciò che conta di più.</p></div>
				</div>
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					<div id="elementor-tab-title-2324" class="elementor-tab-title" data-tab="4" role="button" aria-controls="elementor-tab-content-2324" aria-expanded="false">
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												<a class="elementor-toggle-title" tabindex="0">Va scritto in anticipo o improvvisato?</a>
					</div>

					<div id="elementor-tab-content-2324" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="4" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-2324"><p>In genere, <strong>è consigliabile scrivere l’elogio funebre in anticipo</strong>, per poterlo preparare con calma e riflettere bene sulle parole da dire. L’improvvisazione, seppur spontanea, potrebbe non rendere giustizia alla complessità dei sentimenti e rischiare di risultare confusionaria. <strong>Un elogio scritto permette di essere più organizzati e di non dimenticare dettagli importanti</strong>.</p></div>
				</div>
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					<div id="elementor-tab-title-2325" class="elementor-tab-title" data-tab="5" role="button" aria-controls="elementor-tab-content-2325" aria-expanded="false">
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												<a class="elementor-toggle-title" tabindex="0">E se mentre si legge viene da piangere?</a>
					</div>

					<div id="elementor-tab-content-2325" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="5" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-2325"><p>È del tutto naturale che le emozioni prendano il sopravvento, soprattutto in un momento così intenso. Se dovesse accadere, non c’è nulla di cui vergognarsi: se ci si sente sopraffatti, <strong>si può fare una breve pausa per raccogliersi, prendere fiato, asciugarsi le lacrime e poi ricominciare</strong>. Se non ci si sente in grado di farlo, si può sempre chiedere a qualcuno di proseguire al nostro posto.</p></div>
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								</div>
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									<h2>L’elogio funebre come momento per noi e per gli altri</h2><p>Un elogio funebre ben fatto non è solo un atto di commemorazione, ma un gesto di condivisione con chi sta provando un dolore simile al nostro. <strong>Le parole, scelte con cura, sono un modo per tenere viva la memoria di una persona cara</strong>, rendendo la sua vita ancora presente tra noi.</p><p>Scrivere o pronunciare un elogio ci aiuta anche a fare i conti con il dolore, a dare voce ai nostri sentimenti e a creare uno spazio di riflessione personale. Non dimentichiamoci che,<strong> anche se scriviamo per onorare qualcun altro, il discorso che pronunciamo ha una valenza molto importante anche per noi stessi</strong>, per affrontare il momento difficile e ritagliarci una pausa nel caos degli impegni pratici.</p><p>Se però ci sentiamo sopraffatti o se il compito ci sembra troppo arduo, ricordiamoci che <strong>possiamo affidare a qualcuno di fiducia, come una professionista, il compito di ascoltarci e aiutarci a mettere insieme le parole più adatte</strong>.</p><p>Questo non significa delegare, ma prendersi un momento per parlare in modo empatico della persona che ci ha lasciato. <strong>È un&#8217;opportunità per non essere soli con il nostro dolore, per parlare in tranquillità, senza fretta, e per esprimere emozioni che, talvolta, possono sembrare difficili da mettere in ordine</strong>. Parlare con qualcuno che sa ascoltare senza giudicare, che ci offre la sua disponibilità, può davvero fare la differenza, trasformando la scrittura dell’elogio in un momento di conforto e di elaborazione del lutto.</p><p>Scrivimi per saperne di più.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/elogio-funebre-come-scrivere-un-discorso-commovente/">Elogio funebre: come scrivere un discorso commovente e autentico</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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		<title>Perché è importante fare l’editing di un libro</title>
		<link>https://www.letiziabadioli.it/editing-libro-perche-e-importante/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Badioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 May 2025 10:09:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un momento, tra quando si finisce di scrivere un libro e quando il libro stesso è pronto per essere pubblicato e letto, in cui sul manoscritto vengono fatti una serie di interventi che rispondono al nome di editing. Che cos&#8217;è l&#8217;editing di un libro Il vocabolario Treccani definisce l’editing come la “cura redazionale di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/editing-libro-perche-e-importante/">Perché è importante fare l’editing di un libro</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="2227" class="elementor elementor-2227" data-elementor-post-type="post">
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									<p>C’è un momento, tra quando si finisce di scrivere un libro e quando il libro stesso è pronto per essere pubblicato e letto, in cui sul manoscritto vengono fatti una serie di interventi che rispondono al nome di <strong>editing</strong>.</p><h2><strong>Che cos&#8217;è l&#8217;editing di un libro</strong></h2><p>Il vocabolario <a href="https://www.treccani.it/vocabolario/editing/" target="_blank" rel="noopener">Treccani</a> definisce l’editing come la “cura redazionale di un testo per la pubblicazione, cioè lettura attenta intesa a verificare la correttezza di ortografia, grammatica, sintassi, l’organizzazione strutturale del testo e la sua coerenza interna, l’adeguatezza dello stile, l’esattezza e la rispondenza alla realtà delle asserzioni scientifiche, storiche, ecc.”</p><p>Si tratta, infatti, di<strong> una revisione approfondita del testo</strong>, che prende in considerazione vari aspetti dell’opera e che ha lo scopo di <strong>rendere il libro migliore sotto molteplici punti di vista</strong>.</p><p>Ciò che molti scrittori e scrittrici esordienti spesso ignorano è che esistono vari tipi di editing, e che, per ogni libro, <strong>è necessario l’intervento di un editor non solo prima della pubblicazione</strong>, ma anche <strong>prima di inviare il manoscritto alle case editrici</strong>.</p><p>Ma partiamo dall&#8217;inizio.</p>								</div>
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									<h2>Perché l’editing è fondamentale</h2><p>Supponiamo di aver scritto una bella storia. La trama è avvincente, i personaggi sono interessanti, la sintassi è corretta. L’abbiamo fatta leggere a parenti e amici, a qualche beta-reader o a persone interessate al genere a cui il libro appartiene e che si sono rese disponibili a dare un parere, e tutti lo hanno apprezzato e ci hanno detto che è bello.</p><p>A questo punto<strong> siamo convinti che sia pronto</strong> per essere inviato alle case editrici, oppure decidiamo di diventare editori di noi stessi, cerchiamo qualcuno che ce lo impagini e realizzi una bella copertina e lo <a href="https://www.letiziabadioli.it/autopubblicare-un-libro/">autopubblichiamo</a>.</p><p>Purtroppo, quello che spesso non mettiamo in conto è che <strong>è molto probabile che nessuna casa editrice ci contatti</strong> per dirci che sono interessati, o che <strong>le nostre vendite siano limitate</strong>.</p><p>E come mai accade questo?</p><p>Una delle motivazioni più probabili è che <strong>non è stato fatto un editing professionale sul manoscritto prima dell’invio alle case editrici o prima del self publishing</strong>.</p><p>Un libro o un racconto che non è stato editato, oltre a presentare eventuali refusi, errori di battitura o grammaticali (per eliminare i quali sarebbe sufficiente anche solo una buona correzione di bozze) <strong>potrebbe avere delle piccole o grandi incoerenze interne</strong> delle quali lo scrittore o la scrittrice ha molta difficoltà ad accorgersi.</p>								</div>
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									<h2>Errori comuni e come l&#8217;editing può evitarli</h2><p>Quando scriviamo abbiamo ben in mente la storia e <strong>può capitare che si omettano dei dettagli che per noi sono chiari ma per chi legge non lo sono altrettanto</strong>. Parenti e amici che leggono il nostro manoscritto di solito non hanno le competenze tecniche per rilevare i problemi, anche quelli più evidenti, e potrebbero non dedicarcisi con la dovuta attenzione o avere timore di farci restare male se ci muovono delle critiche. Non dimentichiamo che<strong> lettori e lettrici non sono editor</strong>, <strong>non è il loro ruolo segnalare errori</strong>, quello che fanno è dare un giudizio basato sul proprio gusto e sulla propria sensibilità.</p><p>A volte <strong>ci sono problemi</strong> <strong>strutturali</strong>, <strong>la storia non ha basi solide</strong> e si fa un eccessivo ricorso a stratagemmi o <em>deus-ex-machina</em> che indeboliscono la trama. Altre volte i personaggi non hanno un <strong>arco di trasformazione</strong> opportuno ma entrano o escono dalla storia senza subire cambiamenti, senza lasciare un’impronta. <strong>Gestione del narratore e del <a href="https://www.letiziabadioli.it/punto-di-vista-narrativo/">punto di vista narrativo</a></strong>, poi, sono altri aspetti che spesso generano problemi. </p><p>Quando si svolge l’editing <strong>capita anche di imbattersi in errori di piccola entità </strong>che, se non vengono corretti, rischiano di far apparire un po’ sciatto il libro o il racconto.</p><p>Ho editato storie in cui alcuni personaggi secondari a un certo punto cambiavano nome perché l’autrice o l’autore aveva deciso così, dimenticando però di apportare le modifiche nelle pagine precedenti. Oppure personaggi che portano a passeggio il cane ma poi il cane scompare e di lui non se ne sa più niente per il resto della storia. Per non parlare di genitori a cui cambia il numero dei figli nel corso delle pagine, oppure quelli che a un certo punto senza motivo si scopre che fanno un altro lavoro rispetto a quello iniziale, oppure hanno un diverso colore dei capelli, sono più alti o più bassi.</p><p>Questo tipo di problemi non sconvolgono la trama e si potrebbe dire che siano trascurabili, però <strong>la cura dei dettagli rende un’opera più bella e gradevole, evitando spiacevoli sensazioni in chi legge</strong>.</p>								</div>
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									<h2>Perché è importante fare l’editing del tuo libro prima di inviarlo a una casa editrice</h2><p>Di solito una casa editrice affida ai propri editor il lavoro di revisione editoriale di un libro prima della pubblicazione, per cui viene da chiedersi <strong>come mai sia necessario commissionare l&#8217;editing a un o una professionista prima di inviarlo a qualcuno che comunque lo revisionerà di nuovo</strong>.</p><p>Ci sono almeno due motivi.</p><ul><li>Il primo è che <strong>non tutte le case editrici sono abbastanza grandi e strutturate da poter avere al proprio interno uno o più editor che si occupino della revisione del testo</strong> prima della pubblicazione. A volte viene fatta solo una correzione di bozze per eliminare i refusi o gli errori più evidenti, ma non si lavora sulla trama, sui personaggi e sui molti altri aspetti che caratterizzano un libro. Si rischia quindi di dare alle stampe un&#8217;opera che non è pronta per essere pubblicata.</li><li>Il secondo è che <strong>le case editrici, soprattutto quelle medio-grandi, ricevono un numero esorbitante di manoscritti da valutare</strong>. Quali è più probabile che siano invogliati a leggere? Senza dubbio quelli che fin dalle prime pagine si presentano ben scritti, in cui non solo non ci sono refusi, ma che hanno un incipit accattivante, in cui la tensione narrativa spinge fin da subito a continuare a leggere, in cui i personaggi sono ben presentati, il tono di voce è chiaro e coerente, e così via.</li></ul><p>Per questo, <strong>prima di mandare un manoscritto a una casa editrice è fondamentale, per non essere scartati subito, che il libro sia passato tra le mani di una figura professionale</strong> in grado di correggere quei problemi che a un occhio esperto sono evidenti fin dalla prima lettura.</p><p>Se sei in questa fase, ma anche se devi ancora terminare la scrittura del tuo libro, contattami per sapere come posso aiutarti.</p>								</div>
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									<h2>Le fasi dell’editing</h2><p>Una volta che abbiamo capito che l’editing è fondamentale se si vuole pubblicare un libro al massimo delle sue potenzialità, vediamo come si svolge questa attività.</p><p>Si tratta di un lavoro che l’editor in gran parte fa in autonomia, ma che ha molti momenti di condivisione con l’autore o l’autrice.</p><p>Specifichiamo subito che editare un manoscritto non significa che una persona diversa da chi l&#8217;ha pensato e scritto ne stravolgerà il contenuto, la forma o lo stile. <strong>L’editor non prende decisioni al posto di chi ha scritto il libro</strong> e nessuno scrittore o scrittrice viene estromesso durante la revisione.</p><p><strong>Si parte con un incontro</strong>, di persona o in videochiamata, ma basta anche una telefonata o uno scambio di mail, in cui ci si conosce, si parla del libro, di quali sono le ambizioni e le speranze di chi lo ha scritto, di quale tipo di intervento c’è da fare sul testo. Di solito <strong>viene fatta anche una prova su qualche pagina</strong>, giusto per rendersi conto di come viene svolto il lavoro.</p><p>L’editor poi riceve il manoscritto, lo legge con attenzione e inserisce a lato del testo i commenti necessari. Può suggerire anche delle modifiche direttamente all’interno del testo, lasciandole in evidenza come revisioni, perché <strong>l’ultima parola deve essere sempre dell’autrice o dell’autore</strong>, che può accettare o rifiutare tali interventi e che riflette sui suggerimenti ricevuti nei commenti e apporta le modifiche opportune.</p><p>Dopo questa fase di riscrittura, <strong>il lavoro torna di nuovo all’editor, per un secondo “giro” di editing</strong>, se concordato. Possono anche esserci ulteriori interventi, tutto dipende da come si stabilisce di lavorare.</p><p><strong>Ma che cosa viene controllato durante un editing?</strong> Dipende dal tipo di editing.</p>								</div>
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									<h2>I tipi di editing</h2>								</div>
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									<p>L’editing è un tipo di lavoro molto vario e sfaccettato e cambia ogni volta.</p><p><strong>Non si lavora allo stesso modo su due libri diversi</strong>, perché ognuno ha le sue peculiarità e, inoltre, non si può prescindere dal conoscere caratteristiche e aspirazioni di chi lo ha scritto.<br />Per semplicità possiamo dividere i tipi di intervento di editing che si fanno su un testo in due grandi gruppi:</p><ol><li><strong>Editing stilistico</strong>, detto anche editing leggero, micro editing, copy editing, in cui si fa attenzione in particolare a: lessico, sintassi, ortografia e grammatica in generale, cliché, figure retoriche,  anacronismi, ripetizioni, punteggiatura e così via. Si sta anche attenti che le scelte stilistiche siano coerenti in tutto il testo.</li><li><strong>Editing strutturale</strong> o contenutistico, chiamato anche profondo, macro editing, content editing, in cui si evidenziano i punti di forza e di debolezza del testo, si ragiona su trama, personaggi, arco temporale, ritmo della narrazione, punto di vista e narratore, efficacia dei dialoghi e dell’incipit, e vari altri aspetti tecnici.</li></ol><p>Il tipo di editing che viene effettuato su un testo <strong>varia anche in base al tipo di libro che si deve editare</strong>, ad esempio se si tratta di un romanzo o di un saggio, o secondo la fascia di età a cui è destinato.</p>								</div>
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									<h2><strong>Scegliere il giusto editor</strong></h2><p>Affidare a qualcuno la cura della propria opera è come affidare una parte di sé, perché <strong>scrivere un libro, soprattutto un romanzo o un’<a href="https://www.letiziabadioli.it/come-scrivere-un-libro-autobiografico/">autobiografia</a>, è un atto intimo e personale</strong>. In ogni libro mettiamo qualcosa di noi ed è importante che venga rispettato e trattato con cura.</p><p>Si deve fare attenzione, perciò, e <strong>scegliere un editor con cui ci si sente a proprio agio, di cui ci si fida</strong> perché si sa che tratterà la nostra opera proprio come faremmo noi e lavorerà per renderla migliore possibile.</p><p>Tra editor e scrittrice o scrittore si instaura un rapporto lavorativo molto particolare. Durante la revisione ci sono scambi di opinioni sul testo, richieste di chiarimento e a me capita di trovarmi a scherzare su qualche aspetto divertente del libro o di condividere riflessioni più profonde sulla scrittura, ma talvolta anche sulla vita in generale.</p><p><strong>Il supporto che fornisco non è soltanto di tipo tecnico, ma sfocia anche in quello emotivo</strong>. Gli scrittori e le scrittrici esordienti sono spesso presi dai dubbi e dalle incertezze, hanno il timore di non essere all’altezza degli obiettivi che si sono posti, hanno paura che il loro libro non riscuoterà successo. Il mio compito è anche quello di tenere alto il morale in vista della meta, dare consigli su quali case editrici potrebbero essere le più adatte per quel testo, oppure supportare nel corso del processo di <a href="https://www.letiziabadioli.it/autopubblicare-un-libro/">self-publishing</a> o redigere una <a href="https://www.letiziabadioli.it/sinossi-libro/">sinossi</a>.</p><p>Al termine dell’editing di solito conosco il libro bene quanto chi lo ha scritto, l’ho letto molte volte, ci ho riflettuto, ci abbiamo riflettuto molto insieme, ne abbiamo parlato e <strong>siamo diventati una squadra che punta allo stesso obiettivo</strong>.</p><p>E, si sa, <strong>avere qualcuno al proprio fianco a volte può fare la differenza.</strong></p><p>Se cerchi una persona che ti aiuti a raggiungere il tuo obiettivo, <a href="mailto:%20info@letiziabadioli.it">scrivimi</a> per fissare un primo <strong>colloquio gratuito</strong>.</p>								</div>
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									<h2><strong>Quanto costa l’editing?</strong></h2><p>Non c’è un prezzo fisso per questo tipo di lavoro, <strong>è necessario leggere almeno qualche pagina del manoscritto</strong> per rendersi conto dell’entità degli interventi da fare e stabilire un prezzo di conseguenza.</p><p><strong>Il costo di solito è espresso a cartella editoriale</strong> (una cartella editoriale è composta da 1.800 caratteri spazi inclusi). Indicare un prezzo a forfait oppure dare una cifra senza aver prima visionato il libro non è quasi mai opportuno.</p><p>Nella ricerca di un editor non è sufficiente chiedere qual è il costo a cartella editoriale, perché si deve anche sapere che cosa comprende quel prezzo, ossia <strong>quale tipo di intervento viene fatto e quanti giri di editing sono compresi</strong>.</p><p>Come accade spesso, più si è chiari fin dall’inizio e più il lavoro procederà bene e con soddisfazione di tutti.</p>								</div>
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									<h2 style="font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-style: normal; text-align: justify;">Ma l’editing è davvero così importante?</h2><p>Sì, come abbiamo detto l’editing è fondamentale.</p><p>Anche le opere dei più grandi scrittori e delle più grandi scrittrici vengono sottoposti a una revisione professionale.</p><p>Teniamo ben presente che <strong>non si tratta di ricevere un giudizio, ma di essere affiancati da una persona preparata che può dare suggerimenti preziosi</strong>, aiutare a essere scelti dalle case editrici o auto-pubblicare un libro di qualità, che si differenzi nell’enorme offerta editoriale del self publishing.</p><p><strong>Investire tempo e risorse in un editing completo è una scelta responsabile</strong> che molti autori o autrici scelgono di fare e, a sentire quello che mi dicono a lavoro concluso, non potrebbero più farne a meno.</p><p>Se vuoi conoscere ancora meglio l’editing o <strong>ricevere una prova gratuita</strong> su alcune pagine del tuo manoscritto, contattami facendo clic sul bottone sottostante.</p><p><strong>Ti aspetto per parlare del tuo libro e per farlo splendere come merita.</strong></p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/editing-libro-perche-e-importante/">Perché è importante fare l’editing di un libro</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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		<title>Ghostwriter: chi è, cosa fa e perché contattarlo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Badioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 16:10:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ghostwriting]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La figura del ghostwriter è spesso ammantata di mistero. Il nome “scrittore fantasma” (o scrittrice, in inglese non cambia) fa subito pensare a qualcuno sospeso tra due dimensioni, con un’identità sfuggente, che si nasconde e opera nell’ombra. In realtà c’è molto meno mistero di quanto si pensi. Lo scrittore fantasma, detto anche scrittore ombra, è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/ghostwriter-cosa-fa/">Ghostwriter: chi è, cosa fa e perché contattarlo</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="2403" class="elementor elementor-2403" data-elementor-post-type="post">
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									<p><b>La figura del ghostwriter è spesso ammantata di mistero</b>.</p><p>Il nome “scrittore fantasma” (o scrittrice, in inglese non cambia) fa subito pensare a qualcuno sospeso tra due dimensioni, con un’identità sfuggente, che si nasconde e opera nell’ombra.</p><p>In realtà c’è molto meno mistero di quanto si pensi. <b>Lo scrittore fantasma, detto anche scrittore ombra, è un professionista che scrive testi su commissione, confezionati su misura</b>.</p><p>Non tutti, però, sanno che tipo di formazione deve avere una persona per svolgere il lavoro di ghostwriter, quali caratteristiche personali deve possedere, come si svolge in pratica il suo lavoro, che tipologie di testi scrive o quanto può costare.</p><p>Scopriamolo insieme.</p>								</div>
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									<h2><strong>Chi è il ghostwriter</strong></h2><p>Il o la ghostwriter <strong>è una persona che viene pagata per scrivere un libro (o un altro tipo di testo) per conto di qualcun altro, senza che ciò venga reso noto</strong>.</p><p>È un professionista con caratteristiche specifiche, di cui parleremo più avanti, che è possibile contattare per farsi realizzare un testo dietro compenso (e possibilmente anche un contratto e regolari fatture, ma anche a questo accenneremo tra qualche riga).</p><p>Rivolgendosi a un ghostwriter, <strong>chiunque può ottenere un libro ben scritto da proporre alle case editrici, da <a href="https://www.letiziabadioli.it/autopubblicare-un-libro/">autopubblicare</a> o da utilizzare per promuovere il proprio lavoro</strong>.</p><p>Si tratta di una figura a cui ricorrono in molti, anche se in Italia c’è un certo pudore a dire che si è chiesto a qualcuno di scrivere per noi, come se ciò fosse una colpa o si dovesse provare vergogna.</p><p>Quando abbiamo bisogno di una finestra la ordiniamo a un falegname, se si rompe un tubo si contatta l’idraulico e nessuno si stupisce, perché è comunemente accettato non saper fare tutti i tipi di lavoro e aver bisogno di persone qualificate. Allo stesso modo, <strong>se si vuole ottenere un risultato professionale nella scrittura, è possibile chiedere la collaborazione di un o una ghostwriter</strong>.</p><h2><strong>Ma un ghostwriter deve saper scrivere di qualsiasi argomento?</strong></h2><p>Il ghostwriter non scrive solo romanzi, ma vari tipi di libri, come saggi, volumi di self-help, libri aziendali o inerenti l’attività lavorativa del committente, biografie oppure <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorsi-di-matrimonio-gia-pronti/">discorsi di matrimonio</a>,<a href="https://www.letiziabadioli.it/elogio-funebre-come-scrivere-un-discorso-commovente/"> elogi funebri</a>, articoli per blog, contenuti di pagine web e tutto ciò che richiede di comunicare o esprimersi attraverso la scrittura.</p><p>Può scrivere anche <a href="https://www.letiziabadioli.it/come-scrivere-un-libro-autobiografico/">un libro autobiografico</a> al posto di qualcun altro.</p><p><strong>Ma non deve sapere tutto</strong>.</p><p>Se ogni ghostwriter dovesse avere una cultura enciclopedica ben poche persone farebbero questo mestiere. Certo, più cose conosce e meglio è, ma non è Pico De Paperis e non potrà mai sapere tutto quel che serve in modo così approfondito da poterne scrivere senza errori.<br />E allora come fa? <strong>Dipende dalla situazione, perché ogni lavoro è diverso, per scopo, argomento, tipologia di cliente, linguaggio da usare e molto altro</strong>, e se vuoi sapere se posso aiutarti nel tuo caso specifico non hai che da chiedermelo cliccando sul bottone qui sotto.</p>								</div>
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									<h2>Perché rivolgersi a un ghostwriter</h2>								</div>
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									<p>Talvolta scrittori e scrittrici non professionisti, quando si trovano nel pieno della foga creativa, seguono il flusso dei propri pensieri e fanno scorrere velocemente le dita sulla tastiera. Quando hanno finito, rileggono il testo, lo aggiustano un po’ e, se conoscono l’<a style="font-size: 17px; letter-spacing: 1.2px;" href="https://www.letiziabadioli.it/editing-libro-perche-e-importante/">importanza dell’editing dei libri</a>, contattano un editor, altrimenti pensano che il lavoro sia terminato.</p><p><b style="font-size: 17px; background-color: var( --e-global-color-secondary ); letter-spacing: 1.2px;">Ma la scrittura è solo in piccola parte creatività perché la maggior parte del tempo si passa a fare cambiamenti</b><span style="font-size: 17px; background-color: var( --e-global-color-secondary ); letter-spacing: 1.2px;">, tagliare, riscrivere, cancellare, alternare euforia e disperazione, fare scalette, buttarle via e rifarle, cambiare il finale e impazzire sull’incipit.</span></p><p><b style="font-size: 17px; background-color: var( --e-global-color-secondary ); letter-spacing: 1.2px;">Se tutto ciò esula dalle nostre competenze, non abbiamo tempo o non abbiamo voglia di farlo, ricorrere al ghostwriting è la soluzione</b><span style="font-size: 17px; background-color: var( --e-global-color-secondary ); letter-spacing: 1.2px;">.</span></p><p><span style="font-size: 17px; background-color: var( --e-global-color-secondary ); letter-spacing: 1.2px;">Ma lo scrittore o la scrittrice ombra può venirci in aiuto anche quando abbiamo iniziato un libro e non sappiamo come proseguire, per darci qualche idea o terminare al posto nostro mantenendo stile e obiettivi.</span></p><p><span style="font-size: 17px; background-color: var( --e-global-color-secondary ); letter-spacing: 1.2px;">Insomma, è una risorsa preziosa, ma va scelta bene.</span></p>								</div>
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									<h2><strong>Caratteristiche di un bravo ghostwriter</strong></h2><p>Vediamo quali sono le due caratteristiche indispensabili che deve avere un bravo ghostwriter:</p><ol><li><strong>Deve saper scrivere</strong>, per predisposizione personale e perché ha fatto dei corsi di scrittura creativa. <strong>Meglio ancora se conosce l’editing</strong> e lavora anche come editor, perché è abituato a porsi domande e a fare considerazioni che sono fondamentali per realizzare un buon libro.</li><li><strong>Deve essere una persona che legge molto</strong>, meglio se opere di generi diversi, e possibilmente essere anche <strong>informata sull’attualità</strong> e al passo con i tempi.</li></ol><p>Ma ci sono altri requisiti che chi si occupa di ghostwriting è importante che abbia: <strong>capacità di ascolto ed empatia</strong>. Deve infatti essere capace di capire che cosa vuole la persona che chiede la sua collaborazione, comprendere a quale bisogno sta rispondendo con il libro o il discorso che deve scrivere, mettersi per quanto possibile nei suoi panni e <strong>realizzare un’opera che non rispecchi se stesso ma che sia cucita su misura per chi l&#8217;ha chiesta</strong>.</p><p><strong>Deve anche avere la consapevolezza che quello che scrive come ghostwriter </strong><strong>non è per sé</strong>.</p><p>Spesso mi viene chiesto se non mi dispiace che un “mio” libro venga attribuito a qualcun altro, ovvero la persona il cui nome è scritto sulla copertina. La risposta è no, perché non li considero libri miei. Io ho dato voce a esperienze, idee, vite di altre persone che non sapevano esprimerle nel modo che avevano in mente, o non avevano tempo di farlo. Quei libri passano da me e poi tornano nelle mani di chi li ha pensati per primo e se ne prenderà cura da lì in poi. <strong>A me rimane un legame d’affetto per quelle pagine su cui ho lavorato e la soddisfazione di aver capito cosa voleva chi si è rivolto a me</strong>. Sentirmi dire: &#8220;<em>hai capito perfettamente quello che avevo in mente&#8221;</em> è impagabile.<span style="font-family: Roboto; font-size: 20px; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: 400;"> </span></p>								</div>
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									<h2><strong>Competenze e conoscenze dello scrittore fantasma</strong></h2><p>Non essendo un tuttologo, affinché il ghostwriter possa scrivere fruttuosamente deve verificarsi almeno una di queste condizioni:</p><ol><li><strong>deve trattarsi di un argomento di cui il ghostwriter ha qualche nozione di base</strong> e poi studia e fa ricerca per poterne scrivere con competenza;</li><li><strong>avviene un passaggio di informazioni tra cliente e ghostwriter</strong>: il primo conosce l’argomento, il secondo ha gli strumenti per esprimere tali conoscenze e dalla collaborazione nasce un libro ben scritto e con contenuti di qualità.</li></ol><p>C’è anche la possibilità piuttosto diffusa che <strong>il o la ghostwriter si specializzi in uno o più generi e scriva solo di quelli</strong>. Io, tra tutti i tipi di lavoro, prediligo le <strong>autobiografie </strong>– non la mia naturalmente, ma quella della persona che mi affida il lavoro –, i <strong>discorsi di matrimonio</strong>, le lettere, gli elogi funebri e tutto ciò che si vuole che susciti emozioni.</p><p>Questo è quello che mi piace di più, ma c&#8217;è anche altro. Ho collaborato con professionisti o esperti in determinati campi realizzando opere delle quali eravamo tutti molto soddisfatti.</p><p>Ci sono anche casi in cui un committente chiede che venga realizzato un romanzo su un argomento, senza specificare nulla, e lì è tutto nelle mani dello scrittore ombra.</p><p><strong>Esiste un caso in cui il ghostwriter è tenuto a dire no</strong>, ossia quando gli viene chiesto di redigere una <strong>tesi di laurea</strong> al posto di uno studente. E non solo perché è vietato dalla legge (vedi ad esempio <a href="https://www.laleggepertutti.it/148349_che-rischio-se-vendo-tesi-di-laurea-agli-studenti">questo articolo</a>), ma anche per una questione etica. La tesi deve dimostrare la preparazione e le capacità del laureando o della laureanda, non quella di qualcun altro.</p>								</div>
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									<h2>Come lavorare con un ghostwriter</h2><p>Come dicevo, ci deve essere uno scambio di informazioni tra cliente e ghostwriter.</p><p>Ognuno però ha il suo metodo, questo è quello che faccio io. </p><h3>Passo 1: incontro on line o di persona</h3><p>Dopo un primo contatto in cui mi viene illustrato il progetto, propongo un preventivo e, se il cliente lo accetta, <b>si prosegue con un incontro di persona o on line per definire le caratteristiche dell’opera da realizzare</b>, quale materiale c’è a disposizione e quale va trovato per integrare. Se si tratta di un discorso di matrimonio o di altra natura si fa una chiacchierata in cui mi vengono date le informazioni utili a inquadrare il contesto e i vari dettagli relativi allo scopo per cui si necessita del discorso.</p><p>Anche questo scambio può avvenire di persona o on line, io prendo appunti oppure registro la conversazione, previo consenso. In alternativa il committente mi può fornire delle registrazioni che fa in autonomia o un testo scritto che funga da canovaccio.</p><p><b>Più le informazioni sono dettagliate e più il lavoro sarà aderente all’idea che il cliente ha fin dall’inizio</b>. Più si dà autonomia e più il ghostwriter attingerà alle proprie conoscenze, pregresse o costruite <em>ad hoc</em>.</p><h3>Passo 2: la prova</h3><p>Dopo aver concordato lo stile e il tono che deve avere la scrittura, in base a chi deve leggerlo o allo scopo per cui si realizza, <b>scrivo qualche pagina di prova</b> e la invio al cliente, per capire se ho ben interpretato le sue intenzioni.</p><p>Se va bene continuo nello stesso modo, altrimenti faccio gli opportuni aggiustamenti.</p><p>Ci accordiamo anche sulla <b>frequenza con la quale invierò le pagine scritte</b>: ogni singolo capitolo, a gruppi di capitoli, a intervalli di pagine o altro.</p><h3>Passo 3: il contratto</h3><p>Come abbiamo visto <b>il modo di impostare il lavoro e di scambiare informazioni e testi scritti è frutto di un accordo</b>, in base alle esigenze di entrambi.</p><p>Per questo motivo <b>è opportuno sottoscrivere un contratto che regoli il rapporto di lavoro</b>, soprattutto in caso di un libro, così da mettere per iscritto i dettagli concordati precedentemente, la tempistica e i pagamenti, che possono anche essere rateizzati.</p>								</div>
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									<h2 style="font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-style: normal; text-align: justify;">Chi si rivolge a un ghostwriter?</h2><p><b>Chiunque: persone famose, persone non famose, professionisti, imprenditori</b>, basta che ci sia un’idea, una storia da raccontare, un discorso da pronunciare, uno scopo da raggiungere che richieda la scrittura come mezzo.</p><p><strong>I</strong><b>n Italia non ci sono ghostwriter famosi come accade ad esempio negli Stati Uniti</b>, per cui di solito non si sa chi c’è dietro la biografia di un tale sportivo, un attore o un’attrice, sempre che non se la siano scritti da soli (ma in certi casi appare improbabile, anche solo per il fatto che non ne avrebbero il tempo).</p><p>Dicendo che non ci sono ghostwriter famosi in Italia intendo che non si sa chi sono, perché è probabile che esistano scrittori e scrittrici affermati che, restando nell’ombra, prestano la penna anche a opere altrui.</p><p>Negli Stati Uniti, invece, è cosa nota ad esempio che alla celeberrima biografia di Andre Agassi, <i>Open</i>, abbia lavorato lo scrittore e giornalista premio Pulitzer J. R. Moehringer, autore anche di altre autobiografie, ovvero quella del fondatore della Nike, Phil Knight, e quella del principe britannico Henry, intitolata <i>Spare</i>.</p>								</div>
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									<h2 style="font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-style: normal; text-align: justify;">Costi e tariffe</h2><p><b>Non esiste un tariffario ufficiale</b> e in rete si trovano prezzi di tutti i tipi.</p><p>Il <i>range </i>di prezzi <b>indicativamente può andare da 15 a 40 euro a cartella editoriale</b> (una cartella editoriale corrisponde a 1.800 caratteri spazi inclusi), a seconda del progetto. Ma ciò non esclude che <b>alcuni testi più complessi possano avere un costo più alto e qualcuno, più semplice, più basso</b>. È comunque bene diffidare di chi offre prezzi stracciati perché il risultato potrebbe essere di qualità scadente.</p><p>Questo naturalmente è il costo della sola scrittura, non del libro finito pronto per la stampa.</p>								</div>
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									<h2>Un ghostwriter non scrive solo libri</h2><p>Come abbiamo detto il ghostwriter è una figura molto importante per dare voce a tutti coloro che non sono scrittori o scrittrici ma hanno avuto una buona idea per un libro. <strong>Può essere di grande aiuto per un o una professionista che vuole far conoscere il proprio lavoro</strong> e usare un libro come strumento di marketing.</p><p>Ma è anche un intermediario tra una persona e i suoi ricordi, per scrivere un’ottima autobiografia senza perderne <a href="https://www.letiziabadioli.it/scrittura-autobiografica-terapeutica/">il valore terapeutico</a>.</p><p>È una spalla su cui appoggiarsi quando si deve parlare in pubblico e <b>si ha bisogno di essere supportati da un discorso </b>che ci faccia sentire a nostro agio.Un ghostwriter scrive anche lettere o articoli.</p><p><b>Qual è la tua esigenza?</b></p><p>Contattami per un incontro gratuito in cui mi racconti il tuo progetto e scopri cosa posso scrivere per te e con te.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/ghostwriter-cosa-fa/">Ghostwriter: chi è, cosa fa e perché contattarlo</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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		<title>Come scrivere un libro autobiografico</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Mar 2025 19:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Autobiografia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scrivere un racconto o un libro autobiografico è un desiderio che accomuna molte persone, ma in tanti ritengono di non aver vissuto o di non vivere una vita abbastanza originale o “importante” da poterla raccontare tra le pagine di un libro. La storia dell’autobiografia ci riporta esempi di uomini illustri del passato che si sono [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/come-scrivere-un-libro-autobiografico/">Come scrivere un libro autobiografico</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="4172" class="elementor elementor-4172" data-elementor-post-type="post">
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									<p><b>Scrivere un racconto o un libro autobiografico è un desiderio che accomuna molte persone</b>, ma in tanti ritengono di non aver vissuto o di non vivere una vita abbastanza originale o “importante” da poterla raccontare tra le pagine di un libro.</p><p>La <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Autobiografia" target="_blank" rel="noopener">storia dell’autobiografia</a> ci riporta esempi di <strong>uomini illustri</strong> del passato che si sono cimentati nella scrittura autobiografica e, nell’elenco dei primi sperimentatori di questo genere letterario, <strong>le donne sono praticamente assenti</strong>. Tuttavia, il pensiero che si debba essere stati condottieri, eroi, pensatori, presidenti, sportivi di successo, santi, navigatori o genericamente uomini per scrivere di sé è ormai superato.</p>								</div>
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									<p><b>Anche nelle vite apparentemente ordinarie si nascondono germogli di straordinarietà</b>, basta riconoscerli e saperli coltivare con le giuste parole. E ciò vale <b>per uomini e donne</b> senza distinzioni. Le donne, poi, hanno davvero molto da raccontare, perché <b>hanno sempre avuto poco spazio per parlare di sé</b>.</p><p>Inoltre, si può decidere di scrivere un&#8217;autobiografia anche <b>per compiere un atto di riflessione sulla propria vita</b>, o per ripercorrere il passato e trarre giovamento dalla <a href="https://www.letiziabadioli.it/scrittura-autobiografica-terapeutica/">scrittura autobiografica terapeutica</a>.</p><p>Una volta appurato che <b>tutti quanti possiamo raccontare la storia della nostra vita</b>, o una parte di essa, e che questa attività può anche apportarci dei benefici, vediamo adesso <b>come scrivere un libro autobiografico</b>.</p>								</div>
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									<h2>Primi passi nella scrittura autobiografica</h2><p>Prima di iniziare a scrivere è importante porsi alcune domande e fare delle scelte che determineranno il tipo di libro che realizzeremo.</p><h3>Chiedersi perché scriviamo</h3><p>Partiamo dal domandarci <b>perché stiamo scrivendo un libro autobiografico</b>.</p><p>Le ragioni possono essere molte, tra cui:</p><ul><li><b>per scopi terapeutici</b>, perché vogliamo <b>osservare la nostra vita da un punto di vista diverso</b>, grazie al filtro della memoria, e darci la possibilità di esternare sentimenti a lungo sopiti o ignorati, ma anche prendere le distanze dal passato al fine di iniziare una nuova vita;</li><li>perché a un certo punto <b>ci siamo resi conto che anche la nostra vita ha degli elementi di straordinarietà</b> proprio come le altre esistenze di cui leggiamo nei libri o che vediamo nei film e vogliamo raccontarli, sapendo anche di poter essere di esempio per altre persone che si trovano in una situazione simile;</li><li><b>per ritrovarci protagonisti della nostra vita</b> e non semplici comparse, e soddisfare il desiderio di parlare finalmente di noi.</li></ul><h3>Scegliere il sottogenere</h3><p>Autobiografia, memoir, autofiction, diario: abbiamo molte possibilità, ma <b>vediamo quali sono le differenze</b> per fare la scelta più opportuna.</p><p>Sono tutti <b>sottogeneri del genere autobiografico</b> e, anche se sono molto somiglianti, hanno delle caratteristiche peculiari che fanno sì che questi termini non siano proprio dei sinonimi.</p><ul><li><b>L’autobiografia è il racconto della vita, in ordine cronologico, di una persona di solito illustre o conosciuta</b>, in cui si elencano fatti che possono essere verificabili. Può essere scritta anche da persone non famose che però hanno vissuto eventi che hanno rilevanza dal punto di vista storico, scientifico o altro.</li><li><b>Il memoir, o memorialistica, è il ricordo personale, privato di una persona che attinge al suo vissuto per rielaborare un evento</b> dandogli un significato unico e particolare, frutto della sua esperienza e delle sue emozioni. Chiunque può scrivere un memoir dando testimonianza di un’epoca storica, di una vicenda familiare, di un contesto sociale e non serve aver vissuto esperienze particolari per dedicarsi a questa forma di scrittura, perché <b>è la prospettiva di chi rielabora il ricordo a rendere interessante il racconto</b>.</li><li>L’<b>autofiction</b> è un sottogenere letterario in cui, come nei due precedenti, il protagonista coincide con l’autore perché hanno lo stesso nome e hanno, all’incirca, le stesse caratteristiche, ma <b>quello che viene raccontato non è detto che sia accaduto davvero a chi sta scrivendo</b>. Non si sa quindi quanto la vicenda narrata sia aderente alla realtà o vi prenda solo spunto.</li><li><b>Il diario è un tipo di racconto in ordine cronologico in cui i fatti accaduti vengono annotati con un registro intimo e personale</b>, spesso spontaneo, a volte evocativo dell&#8217;urgenza di raccontare, oppure del bisogno di rielaborare i pensieri alla luce di quanto è accaduto o non è accaduto nella propria vita. Può avere una forma più letteraria, pensata per essere letta anche da altre persone, oppure essere esclusivamente personale.</li></ul><p>Attenzione, infine, a non confondere <a href="https://www.letiziabadioli.it/differenza-tra-biografia-e-autobiografia/">biografia e autobiografia</a>, perché sebbene sembrino simili sono comunque due generi diversi. La differenza principale sta nel fatto che la biografia racconta la vita di qualcun altro, e di solito lo fa in ordine cronologico.</p><h3>Chiedersi per chi scriviamo</h3><p>Il passo successivo è chiedersi se <b>abbiamo intenzione di rendere pubblico il nostro libro</b> e farlo leggere, quindi, anche ad altre persone oppure no.</p><p>Se il libro sarà divulgato è bene <b>distinguere tra i potenziali lettori</b>, ossia stabilire se è destinato solo a parenti e amici oppure a chiunque (cioè pubblicato da una casa editrice oppure <a href="https://www.letiziabadioli.it/autopubblicare-un-libro/">autopubblicato</a> e venduto su piattaforme come Amazon o IBS).</p><p>Questa distinzione serve per <b>capire quale linguaggio utilizzare e il grado di dettaglio a cui scendere</b>.</p><p><b>Se è destinata a un pubblico di persone che conosciamo</b> e con cui abbiamo una storia comune, possiamo permetterci di dare per scontati vari dettagli o gli antefatti degli avvenimenti che raccontiamo. Anche il contesto sociale e geografico non avrà bisogno di eccessive descrizioni, perché noto o condiviso con i lettori.</p><p><b>Se invece i potenziali lettori sono degli sconosciuti</b> si dovrà fare molta attenzione a non omettere dettagli importanti e descrizioni veritiere, esattamente come faremmo in un romanzo di fiction.</p><p>Ma può esserci anche il <b>caso in cui l’autobiografia è soltanto per noi</b>, come ad esempio un diario personale, e allora possiamo utilizzare il linguaggio che vogliamo, descrivere quello che più ci piace e omettere tutto quello che non ci va di scrivere. Non ci sono regole e ci si può sentire liberi di esprimerci come meglio crediamo.</p><h3><strong>Stabilire di cosa vogliamo parlare</strong></h3><p>Affinché il nostro libro autobiografico sia una vera opera letteraria è necessario che <b>non sia solo un elenco di fatti o di pensieri, ma ruoti intorno a un tema</b>. Con la nostra scrittura trasmettiamo un messaggio ed è necessario avere ben chiaro quale vogliamo che sia.</p><p>Potremmo anche voler soltanto parlare di noi stessi, raccontare la nostra vita senza un fine specifico, senza aver pensato a come strutturare il libro, tuttavia dovremmo domandarci per quale motivo una persona dovrebbe voler leggere questa nostra storia. <b>Se non siamo in grado di incuriosire i lettori, probabilmente il risultato non sarà un libro ma una raccolta di fatti e di riflessioni personali, anche di valore, ma prive di una struttura narrativa</b>.</p><p>Vediamo come fare affinché tale struttura invece sia presente.</p>								</div>
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									<h2>Strutturare la storia</h2><p>Struttura in tre atti, viaggio dell’eroe e viaggio dell’eroina sono alcuni degli schemi più classici e più noti a cui possiamo rifarci per impostare la nostra narrazione.</p><p>Vediamone una brevissima sintesi.</p><h3>Struttura in tre atti</h3><p>La struttura in tre atti è un modello già descritto da Aristotele e che ritroviamo un po’ ovunque, nei libri e nei film. È un tipo di schema che ci è sicuramente familiare e che è composto appunto da tre atti:</p><ol><li><b>il primo atto</b> prevede la presentazione del mondo in cui vivono e si muovono i protagonisti, e dove avviene l’evento scatenante, il colpo di scena;</li><li><b>il secondo atto</b> contiene lo sviluppo centrale della storia, con la crisi, lo svolgimento dei vari conflitti e un secondo colpo di scena;</li><li><b>il terzo atto</b> ha a che fare con la risoluzione, il ritorno alla normalità, anche se il mondo risulta trasformato rispetto a come era stato presentato nel primo atto.</li></ol><h3>Viaggio dell&#8217;eroe</h3><p>Il viaggio dell’eroe è la teoria narratologica che <strong>Christopher Vogler</strong> ha elaborato nel libro che si intitola, appunto, <em>Il viaggio dell’eroe</em>, e che si rifà agli studi sui miti di varie civiltà del mondo di <b>Joseph </b><strong>Campbell </strong>e al suo libro <i>L&#8217;eroe dai mille volti</i>.</p><p>Vogler teorizza e schematizza una serie di <b>passi che l’eroe, ossia il protagonista, deve compiere lungo il proprio cammino e le figure archetipiche che può incontrare</b>, come il mentore, il guardiano della soglia, o l’ombra. Si parte dalla <b>descrizione del mondo ordinario, ossia la situazione di partenza</b>, e si passa poi alla chiamata all’avventura, le varie prove, l’avvicinamento alla caverna, la prova più importante e la ricompensa.</p><p>Anche se sembra una struttura adatta a generi che hanno a che fare con l’avventura o il fantasy, in realtà<b> è molto usato per tutti i tipi di narrazioni</b>.</p><h3>Viaggio dell&#8217;eroina</h3><p>Il viaggio dell’eroina, teorizzato da <b>Maureen Murdock</b> in risposta alle teorie di Campbell che volevano la donna come meta del viaggio dell’eroe e non come <b>protagonista (del libro o, trattandosi qui di autobiografia, della propria vita)</b>, ci presenta un tipo di viaggio in cui l’eroina (che non deve essere necessariamente una donna, ma una persona che non vuole ricalcare gli schemi tipicamente maschili e patriarcali di interpretazione della realtà) va alla ricerca della propria identità.</p><p>Questo viaggio è composto da dieci tappe che possono anche non essere affrontate in ordine, e che <b>aiutano nel processo di introspezione, che in ambito autobiografico ha un valore ancora maggiore</b>.</p>								</div>
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									<h2 style="font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-style: normal; text-align: justify;">Scegliere il punto di vista</h2><p><b>Un libro autobiografico generalmente è scritto in prima persona</b>, in particolare il memoir, ma non è una regola stringente e ci sono autrici e autori che si sono trovati meglio a ripercorrere il proprio passato narrando in terza persona, soprattutto se avevano vissuto <b style="font-size: 17px; background-color: var( --e-global-color-secondary ); letter-spacing: 1.2px;">situazioni particolarmente traumatiche</b><span style="font-size: 17px; background-color: var( --e-global-color-secondary ); letter-spacing: 1.2px;"> e parlarne come “io” era troppo doloroso.</span></p><p>Più in generale, <b><a href="https://www.letiziabadioli.it/punto-di-vista-narrativo/">il punto di vista narrativo</a> può essere in prima, seconda o terza persona singolare</b>.</p><p><b>La prima persona si ha quando la voce narrante è quella di un personaggio</b>, sia esso il protagonista o un personaggio secondario. Ha il vantaggio di essere <b>più coinvolgente rispetto agli altri punti di vista</b>, ma ha tutte le limitazioni date dal dover seguire una sola persona, e sapere e vedere solo quello che lui o lei sa e vede.</p><p><b>La seconda persona è quella meno utilizzata e più difficile da gestire</b>, perché è come se il personaggio parlasse a sé stesso dandosi del “tu”. Tra gli aspetti negativi c’è anche il fatto che non risulta molto coinvolgente.</p><p><b>La terza persona è quella che permette maggiore libertà di movimento</b>. Può essere:</p><ul><li><strong> limitata</strong>, quando si seguono pensieri e movimenti di un solo personaggio, se è singola, o di più personaggi se è m<span style="font-size: 17px; background-color: var( --e-global-color-secondary ); letter-spacing: 1.2px;">ultipla</span><span style="font-size: 17px; background-color: var( --e-global-color-secondary ); letter-spacing: 1.2px;">,</span></li><li><strong>oggettiva</strong>, quando non entra nella mente di nessun personaggio e quindi quello che possiamo apprendere passa necessariamente da dialoghi e azioni,</li><li><strong>onnisciente</strong>, quando sa tutto, anche ciò che è sconosciuto ai personaggi che compiono le azioni.</li></ul>								</div>
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									<h2>Da chi farsi aiutare per scrivere un libro autobiografico</h2><p>Abbiamo parlato di molti aspetti tecnici legati a come si fa a scrivere un libro autobiografico e potrebbe sorgere il dubbio che sia <b>un’operazione troppo difficile da fare senza avere conoscenze approfondite di narratologia</b>.</p><p>Premesso che un buon modo per imparare a scrivere è sicuramente quello di leggere molto, ci sono anche altre possibilità per non dover rinunciare al proprio progetto, ossia farsi aiutare da qualcuno.</p><p>Ma da chi? <b>Da una <a href="https://www.letiziabadioli.it/ghostwriter-cosa-fa/">ghostwriter</a>, che scrive per te e con te, o da una editor</b>.</p><h3>Quando rivolgersi a una ghostwriter</h3><p>È abbastanza frequente che io mi trovi ad aiutare le persone a scrivere la loro autobiografia in qualità di ghostwriter, e questo capita nei casi in cui non hanno tempo, non si sentono a loro agio con la scrittura o semplicemente non vogliono farlo e preferiscono che qualcuno scriva al posto loro.</p><p><b>Farsi scrivere il proprio libro autobiografico da qualcun altro non è un controsenso</b>, perché i contenuti, i ricordi e le emozioni sono comunque i propri. Quello che di solito faccio io è dare una forma più narrativa ai pensieri e agli avvenimenti che mi vengono raccontati, ma <b>il viaggio introspettivo e i benefici rimangono tutti alla persona che ha deciso di parlare di sé</b>.</p><h3>Quando chiedere a una editor</h3><p>Se invece <b>hai già scritto o vuoi scrivere l’autobiografia di tuo pugno</b> ma non sai se al termine del lavoro il libro risulterà ben strutturato, c’è l’opzione dell’<a href="https://www.letiziabadioli.it/editing-libro-perche-e-importante/">editing</a>, <span style="font-size: 17px; background-color: var( --e-global-color-secondary ); letter-spacing: 1.2px;">un tipo di intervento che si adatta molto bene anche al genere autobiografico.</span></p><p>Se vuoi saperne di più o avere un <strong>preventivo</strong> <strong>gratuito</strong> non esitare a <strong>contattarmi</strong>.</p>								</div>
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									<h2>Opzioni di pubblicazione di un&#8217;autobiografia</h2><p>Oltre alle consuete scelte di <b>inviare il proprio manoscritto a una casa editrice oppure autopubblicarsi</b>, quando si ha a che fare con un libro autobiografico si può anche pensare di <b>stamparne qualche copia in una </b><strong>tipografia</strong>.</p><p>Questa opzione va bene nel caso in cui si tratti di <b>un testo che non vogliamo mettere in vendita ma regalare </b>a qualche parente o amico, o far rimanere in famiglia.</p><p>Anche in questo caso <b>affinché si tratti di un bel ricordo sarebbe bene affidarsi a un editor</b>, che darà i propri suggerimenti, non tanto per arrivare a una struttura narrativa particolarmente accattivante (visto che non si tratta di un’opera letteraria da vendere ma di un caro ricordo personale), ma affinché abbia una forma piacevole e rispecchi l’intento per cui il libro autobiografico è stato scritto: <strong>arrivare al cuore di chi lo leggerà</strong>.</p><p>Teniamo presente che anche se il libro verrà stampato in tipografia, <b>è necessario che sia impaginato e venga realizzata una copertina</b>, come nel caso del self-publishing.</p>								</div>
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									<h2>Aspetti legali</h2><p>Quando decidiamo di scrivere un libro autobiografico <b>scegliamo consapevolmente di parlare di </b><strong>noi</strong>, svelando dettagli intimi e personali nella misura in cui riteniamo opportuno farlo, cercando di essere sempre sinceri.</p><p>Ma <b>se nel racconto compaiono anche altre persone</b>, dovremmo essere sicuri che siano d’accordo di essere nominate, descritte o che vengano raccontati aneddoti di cui fanno parte anche loro.</p><p><b>Chiedere il </b><strong>consenso</strong> è sempre una buona idea, soprattutto se si ha intenzione di pubblicare il manoscritto, e anche farlo leggere prima della divulgazione può essere un buon accorgimento.</p><p>Questo vale anche nel caso in cui parliamo bene di qualcuno, perché non è detto che quello che a noi sembra positivo lo sia anche per gli altri.</p><p><strong>Cambiare i nomi delle persone</strong> o sacrificare la “verità” (concetto peraltro sfuggente quando si parla di autobiografia, perché c’è sempre di mezzo il filtro dei ricordi) <b>modificando alcuni aneddoti</b> potrebbe metterci al riparo da possibili violazioni della privacy, senza il rischio di scivolare nell’autofiction.</p><p>L’atteggiamento migliore è comunque sempre quello di <b>rivolgersi a uno studio legale esperto di tematiche editoriali</b> e lasciarsi consigliare.</p>								</div>
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									<h2>Ricapitolando</h2><div><p>Se vuoi scrivere un libro autobiografico di successo devi decidere a quale sottogenere appartiene (autobiografia, memoir, autofiction, diario), stabilire se utilizzare la prima o la terza persona singolare, quale struttura narrativa seguire.</p><p><b>Si può anche non pianificare ma andare d’istinto</b>, tuttavia per essere sicuri della buona riuscita è bene possedere qualche infarinatura sulle tecniche di scrittura o aver letto molti libri e riuscire a riproporre una trama solida in modo spontaneo, avendo assimilato bene dagli altri scrittori e scrittrici come si fa.</p><p>In alternativa, è possibile <b>rivolgersi a una ghostwriter nonché editor che aiuti nella stesura o nella rielaborazione del libro</b>, preparandolo per la pubblicazione o l’invio alle case editrici.</p><p>Contattami facendo clic sul bottone qui sotto, oppure <strong>inviami le prime 5 pagine della tua autobiografia per una consulenza gratuita</strong>. Ti aspetto!</p></div>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/come-scrivere-un-libro-autobiografico/">Come scrivere un libro autobiografico</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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		<title>Scrittura autobiografica: perché scrivere di sé è terapeutico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Badioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 16:03:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Autobiografia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hai mai pensato di prenderti un momento di pace a tu per tu con una pagina bianca, senza dover pensare a quale storia raccontare perché quella storia esiste già e tu ne sei protagonista? Se ti è capitato, probabilmente qualcosa ti ha spinto ad andare a frugare nella memoria, tra i ricordi, e poi a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/scrittura-autobiografica-terapeutica/">Scrittura autobiografica: perché scrivere di sé è terapeutico</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="2511" class="elementor elementor-2511" data-elementor-post-type="post">
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									<p>Hai mai pensato di prenderti un momento di pace a tu per tu con una pagina bianca, senza dover pensare a quale storia raccontare perché <strong>quella storia esiste già e tu ne sei protagonista</strong>?</p><p>Se ti è capitato, probabilmente qualcosa ti ha spinto ad andare a frugare nella memoria, tra i ricordi, e poi a prendere carta e penna o la tastiera del computer per trasformare vecchie immagini e sentimenti passati in parole scritte, andando a comporre un racconto autobiografico e rispondendo alla <strong style="font-size: 17px; letter-spacing: 1.2px;">necessità impellente di raccontarsi e dare sfogo alla tua </strong><strong style="font-size: 17px; letter-spacing: 1.2px;">creatività</strong><span style="font-size: 17px; letter-spacing: 1.2px;">.</span></p><p>Vediamo quindi quale <strong>effetto può avere sul nostro benessere scrivere di sé</strong> e come questa pratica può aiutarci a conoscerci meglio e a crearci uno spazio tutto per noi.</p>								</div>
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									<h2>Cos’è la scrittura autobiografica?</h2><p>La scrittura autobiografica<strong> è il racconto di sé, della propria storia </strong>o di parte di essa.</p><p>Attenzione a<strong> non confonderla con la biografia</strong>, perché ci sono delle <a href="https://www.letiziabadioli.it/differenza-tra-biografia-e-autobiografia/">differenze</a>. Una biografia, infatti, è il resoconto dettagliato della vita di una persona, scritto però da qualcun altro. L&#8217;autobiografia invece è il racconto della propria vita scritto dal protagonista stesso.</p><p>Perché si possa parlare di autobiografia non importa che si racconti tutta la vita, il susseguirsi completo degli avvenimenti che hanno composto la nostra esistenza fino al giorno in cui iniziamo a scriverne, ma ci si può limitare a raccontare anche un solo episodio significativo, un momento particolare della vita, <strong>un ricordo che ci portiamo dietro da tanto tempo e che chiede spazio, chiede di essere narrato</strong>.</p><p>L’autobiografia, per sua natura, deve essere scritta dalla persona stessa, ma se non si ha tempo o non si possiedono gli strumenti narrativi per farlo, esistono molti modi affinché un’altra persona la racconti insieme a noi senza perdere autenticità e nemmeno i benefici di questa pratica. </p><p>Occupandomi di <a href="https://www.letiziabadioli.it/importanza-editing-libro/">editing di libri</a> e di <a href="https://www.letiziabadioli.it/ghostwriter-cosa-fa/"><strong>ghostwriting</strong></a> mi è capitato di aiutare scrittrici e scrittori con la loro autobiografia e per questo so bene che è importante:</p><ol><li><strong>trovare una persona</strong> che non solo sappia scrivere ma che sia anche <strong>empatica</strong>,</li><li><strong>essere disposti a fare un viaggio</strong> <strong>introspettivo </strong>dal quale emergano ricordi ed emozioni.</li></ol><p>Scrivimi per sapere come posso aiutarti a scrivere la tua autobiografia, accompagnandoti nel tuo viaggio tra ricordi e memorie.</p>								</div>
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									<h2>Benefici della scrittura autobiografica terapeutica</h2><p>Premettiamo che<strong> non stiamo parlando di terapia in senso medico, psicologico o psicanalitico</strong> e che, quando vi è la necessità, è sempre bene ricorrere a un aiuto qualificato.</p><p>Ciò di cui parliamo è invece una <strong>attività che può aiutare a fare chiarezza </strong>dentro di noi, a rielaborare eventi passati con nuovi punti di vista, a ricordare fatti, a ripercorrere tappe della nostra vita con l’aiuto anche di supporti materiali come fotografie, appunti, diari.</p><p><strong>I benefici che si possono trarre dalla scrittura della propria autobiografia sono molto personali</strong>, proprio come quello che viene raccontato. Ognuno, infatti, risponde a un’esigenza diversa andando a scegliere questo tipo di narrazione, ottenendo di conseguenza degli effetti specifici.</p><h2><strong>Rielaborazione del passato</strong></h2><p>Scrivere un’autobiografia non è soltanto fare un elenco di cose che sono successe nel passato, né un insieme di pensieri nostalgici per un tempo che non c’è più come l’infanzia o la giovinezza.</p><p>Si tratta invece di <strong>andare a rileggere il passato con gli strumenti che abbiamo acquisito grazie a nuove consapevolezze raggiunte nel corso del tempo</strong>. Non è sempre un viaggio piacevole o privo di complessità, anzi. Talvolta si tratta di venire a patti con avvenimenti che ci hanno fatti soffrire, ripensare a persone o eventi che ci hanno segnati negativamente. Ma è anche un modo per prendere atto che gli anni non sono trascorsi invano ma hanno operato in noi dei cambiamenti alla luce dei quali possiamo dare una lettura diversa anche del passato.</p><p>Grazie alla scrittura autobiografica possiamo <strong>ritrovare interesse per il nostro vissuto </strong>e, in un senso più ampio, per la nostra vita attuale, che da tale vissuto trae origine.</p><p>La nostra esistenza assume allora un aspetto diverso, inizia a essere più affascinante perché le concediamo di non essere banale come potremmo aver sempre pensato. E può <strong>suscitare interesse anche negli altri</strong>, esattamente come noi l&#8217;abbiamo provato per le storie che abbiamo incrociato come lettori o lettrici.</p><p>Rileggere il passato alla luce di nuove consapevolezze e con i nuovi strumenti acquisiti nel corso della vita può consentirci di vedere quanta strada abbiamo percorso, <strong>fare pace con quello che non abbiamo potuto lasciare indietro</strong> in precedenza e dare finalmente un nome a quel che ci è accaduto e che continua a ripresentarsi nei nostri ricordi ma non abbiamo mai saputo interpretare.</p><h2><strong>Far sentire la nostra voce</strong></h2><p>Grazie alla scrittura autobiografica possiamo <strong>dire la nostra su un avvenimento</strong> raccontato da altri che ci ha visti protagonisti senza voce, ma anche testimoniare accadimenti di un&#8217;epoca passata o recente e <strong>lasciare una traccia </strong>a chi verrà dopo di noi.</p><p>Possiamo anche parlare alle altre persone di un tema che ci sta particolarmente a cuore e di cui abbiamo fatto esperienza nella nostra vita, incoraggiando chi ha un vissuto simile al nostro a reagire a certe avversità.</p>								</div>
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									<p>La nostra vita smette così di essere anonima o, meglio, noi smettiamo di pensare che lo sia.</p><p>E <strong>possiamo cominciare a vivere come protagonisti anziché come semplici comparse </strong>della nostra esistenza.</p>								</div>
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									<h2>Come iniziare a scrivere di sé</h2><h3><span style="font-size: 20px;">Prima leggere e poi scrivere</span></h3><p>Fino a qualche anno fa non amavo molto leggere le autobiografie, preferivo altri generi. Pensavo che fossero delle opere in cui persone più o meno famose esibivano i propri successi (o insuccessi) e ritenevo che si trattasse di un prodotto che non mi avrebbe offerto grandi spunti di riflessione. Preferivo quindi il classico romanzo.</p><p>Devo dire che <strong>mi sbagliavo</strong>.</p><p>Le autobiografie contengono tanta vita al loro interno, sono interessanti e sempre attuali, e spesso <strong>parlano di temi comuni, permettendo a chi le legge di riconoscervisi</strong>.</p><p>Se un’autobiografia è ben scritta non è solo un elenco di eventi, ma contiene anche gli effetti della rielaborazione che di tali avvenimenti è stata fatta e del processo di analisi stesso.</p><p>Una scrittrice o uno scrittore ci fa dono della sua storia e di come l’ha reinterpretata scrivendo, di come l’ha rivissuta a distanza di anni. E questo può far luce su alcuni elementi anche della nostra vita, <strong>darci spunti di riflessione o generare il desiderio di metterci a scrivere la nostra storia</strong>.</p><p>Come accade per tutti i generi di scrittura in cui ci si vuole cimentare, un ingrediente fondamentale per scrivere bene è prima di tutto <strong>essere dei buoni lettori</strong>. Leggere le autobiografie di altre persone ci permette di avere a disposizione tanti esempi a cui ispirarci.</p><h2><strong>Tecnica o istinto?</strong></h2><p>Quando le persone si avvicinano alla scrittura possono avere vari approcci.</p><p>Ci sono coloro che pensano che si debbano <strong>conoscere le basi della narratologia</strong> e solo dopo è opportuno iniziare a scrivere. Ci sono altri che invece pensano che la scrittura sia frutto di pura ispirazione e non serva conoscerne gli aspetti tecnici, pianificare l’opera, ma <strong>basta seguire l’istinto e lasciarsi andare al flusso di parole</strong>. Ci sono poi tutte le varie opinioni intermedie tra queste due più estreme, e spesso sono quelle più ragionevoli e che creano il giusto mix tra passione, fatica, ispirazione e tecnica.</p><p><strong>Questo vale anche per la scrittura autobiografica?</strong> </p><p>La scrittura autobiografica è forse, tra tutti i generi letterari, quello in cui <strong>chiunque si può cimentare senza avere particolari competenze </strong>stilistiche, per cui per iniziare è sufficiente… iniziare!</p><p>Teniamo però presente che stiamo scrivendo un <a href="https://www.letiziabadioli.it/come-scrivere-un-libro-autobiografico/">libro autobiografico</a> e alcune scelte vanno comunque fatte. Ad esempio si deve stabilire se:</p><ul><li><strong>scrivere a mano oppure al computer</strong>, a seconda di come ci sembra più facile far fluire i pensieri e trasferirli su un supporto fisico, ossia la carta o un file del pc;</li><li><strong>scrivere in prima o in terza persona singolare</strong>: anche se di solito è più comune usare la prima persona, è comunque bene fare una riflessione sul <a href="https://www.letiziabadioli.it/punto-di-vista-narrativo/">punto di vista narrativo</a>;</li><li><strong>scrivere il classico romanzo </strong>oppure un diario o un romanzo epistolare.</li></ul><h2><strong>Dove e quando scrivere di sé</strong></h2><p>Scrivere di noi ci permette di <strong>trovare del tempo esclusivo in cui ci dedichiamo a un’attività che è soltanto nostra </strong>e che può diventare un modo per prendersi cura di sé.</p><p>Individuiamo quindi <strong>un luogo che sia idoneo alla scrittura</strong>, dove è possibile concentrarsi e non si rischia di essere disturbati o distratti e cerchiamo di dedicarci del tempo, con costanza. Possiamo ad esempio stabilire dei giorni e dei momenti specifici, ma senza sentirci in colpa se non sempre riusciamo a scrivere perché, soprattutto nella fase iniziale, <strong>la scrittura deve essere un piacere </strong>e non dobbiamo sentirla come un obbligo.</p><h2><strong>Far affiorare i ricordi</strong></h2><p><strong>Cerchiamo oggetti come</strong> <strong>fotografie</strong>, <strong>souvenir</strong>, <strong>cartoline</strong>, <strong>lettere</strong>, <strong>poesie</strong>, <strong>diari </strong>che possano essere di supporto alla memoria e lasciamoci andare alla suggestione che ci ha portati a desiderare di scrivere delle pagine autobiografiche, partendo da un ricordo specifico, un punto nella nostra storia che poi amplieremo grazie alla rielaborazione della memoria.</p><p>E non importa se il ricordo a cui attingiamo non è &#8220;puro&#8221; perché il tempo lo ha plasmato e, quindi, <strong>nella narrazione autobiografica c&#8217;è una componente involontaria di finzione</strong>: spostando avanti nel tempo il punto di vista (cioè posizionandolo al momento in cui scriviamo) con cui osserviamo una scena, è inevitabile avere una diversa percezione della stessa rispetto a quando l&#8217;abbiamo vissuta la prima volta. E questo fatto non è detto che sia una perdita di veridicità di quanto accaduto. </p>								</div>
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									<h2 style="font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-style: normal; text-align: left;">La scrittura autobiografica per i momenti importanti</h2>
<p>Scrivere di sé non significa soltanto tenere un diario o raccontare la propria storia in modo esteso. <strong>Anche la scrittura di un discorso per un momento importante della vita come una nascita, un matrimonio o un lutto è una forma di autobiografia</strong>.</p>
<p>In quelle occasioni così cariche di significato, trovare le parole per esprimere ciò che si prova diventa un modo per dare forma al vissuto e attraversarlo con consapevolezza.</p>
<p>È una scrittura che accompagna, che aiuta a comprendere e a stare in ciò che accade. In questo senso, anche un <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorso-matrimonio/">discorso di matrimonio</a> o un <a href="https://www.letiziabadioli.it/elogio-funebre-come-scrivere-un-discorso-commovente/">elogio funebre</a> possono avere un effetto terapeutico, e non solo perché parlano agli altri, ma perché <strong>aiutano chi scrive a mettersi in ascolto di sé, a trovare un senso, a onorare un legame</strong>.</p>								</div>
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									<h2 style="font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-style: normal; text-align: left;">Alcuni consigli pratici</h2><p>In genere, lo scopo per cui si scrive è che la nostra opera, breve o lunga che sia, venga letta.</p><p>Anche se la scrittura autobiografica può avere dei benefici di tipo terapeutico, tuttavia quello che alla fine otterremo sarà un romanzo o comunque un’opera di narrativa a disposizione anche di altre persone.</p><p>Ma quando raccontiamo la nostra storia inevitabilmente raccontiamo piccole o grandi porzioni anche di storie altrui e dobbiamo quindi <strong>stare molto attenti nel gestire le informazioni che riguardano altri individui oltre a noi</strong>.</p><p>Cambiare i nomi dei personaggi è una buona strategia ma non è detto che sia sufficiente perché possono esserci molti altri elementi che rendono riconoscibile una persona e non sappiamo se costui o costei vuole essere riconosciuto.</p><p>Se possibile <strong>chiediamo un’autorizzazione alla divulgazione</strong> di certi fatti personali ai diretti interessati, in modo che eventuali controversie emergano subito, oppure <strong>consultiamo un avvocato esperto in materia</strong>.</p><p>Facciamo leggere la nostra autobiografia anche a qualcun altro prima di inviarla a una casa editrice o di <a href="https://www.letiziabadioli.it/autopubblicare-un-libro/">autopubblicarla</a>. In questo caso, a differenza di altri, il parere di chi ci conosce può avere un certo peso perché è un modo per verificare se i nostri ricordi sono corretti, ma è comunque bene chiedere sempre anche un <a href="https://www.letiziabadioli.it/importanza-editing-libro/"><strong>editing professionale</strong></a>.</p>								</div>
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									<h2>Risorse e strumenti utili</h2><p>Anche se la scrittura autobiografica è alla portata di tutti, per avere un risultato professionale è sempre consigliabile <strong>prepararsi in modo adeguato</strong>, non solo scandagliando le nostre risorse personali e i supporti che possiamo trovare, ma anche:</p><ul><li><strong>leggendo altre autobiografie</strong>, ad esempio i libri di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Annie_Ernaux">Annie Ernaux</a>, Premio Nobel per la letteratura 2022, che ha uno stile unico e da cui si può apprendere molto anche su come utilizzare i ricordi e come venire a patti con il proprio passato; oppure altre autobiografie famose, come <em>Open</em>, di Andre Agassi, <em>L’educazione</em>, di Tara Westover, <strong>andando a sperimentare l’effetto che hanno su di noi voci diverse che raccontano esistenze particolari</strong>; ma si può leggere anche un libro apparentemente più <em>pop </em>come <em>The woman in me</em>, di Britney Spears che, anche se non raggiunge particolari vette narrative come gli altri, tuttavia offre uno spaccato di vita molto interessante e fa comprendere come l’autobiografia possa essere uno strumento per raccontare la propria versione della storia;</li><li><strong>facendo dei corsi di scrittura autobiografica</strong>: ce ne sono di vario tipo, come questo <a href="https://www.letiziabadioli.it/corso-scritttura-autobiografica/">laboratorio di scrittura e movimento consapevole</a>; </li><li><strong>facendo dei percorsi che aiutino a crescere</strong> dal punto di vista della consapevolezza personale;</li><li><strong>rivolgendosi a una o un</strong> <strong>professionista </strong>che sia di supporto in fase di stesura o di editing.</li></ul>								</div>
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									<h2>In conclusione</h2><p>Abbiamo visto che la scrittura autobiografica può essere terapeutica e rappresenta un modo per prendersi cura di sé, andando a ripercorrere il passato e rileggendolo con occhi nuovi o rivivendolo grazie al ricordo e alla sua rielaborazione.</p><p>Sappiamo che è utile leggere autobiografie scritte da altre persone per capire quali possibilità si aprono davanti a noi, per prendere spunto dagli esempi altrui e capire che cosa vogliamo trasmettere con la nostra scrittura.</p><p>A questo punto cosa manca?</p><p>Niente, soltanto che <strong>tu prenda carta e penna o la tastiera del tuo computer e inizi a scrivere</strong>!<br />E ricorda di contattarmi se hai dei dubbi, vuoi un parere professionale o un aiuto concreto: basta fare clic sul bottone qui sotto.</p>								</div>
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		<title>Il discorso del celebrante di un matrimonio simbolico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Badioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jan 2025 08:51:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Wedding writing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sei stato scelto o scelta come celebrante in un matrimonio simbolico? Allora sappi che il tuo ruolo è centrale all’interno della cerimonia e richiede di fare un bel discorso iniziale di accoglienza degli sposi e di introduzione al rito simbolico. Tutti gli occhi e le orecchie saranno puntati su di te e non potrai che essere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorso-celebrante-matrimonio-simbolico/">Il discorso del celebrante di un matrimonio simbolico</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="4203" class="elementor elementor-4203" data-elementor-post-type="post">
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									<p>Sei stato scelto o scelta come <strong>celebrante in un matrimonio simbolico</strong>?</p><p>Allora sappi che il tuo ruolo è centrale all’interno della cerimonia e richiede di <strong>fare un bel discorso iniziale di accoglienza degli sposi e di introduzione al rito simbolico</strong>. Tutti gli occhi e le orecchie saranno puntati su di te e non potrai che essere assolutamente impeccabile.</p><p>È importante <strong>creare con le parole la giusta atmosfera</strong>, mettere tutti a proprio agio e gestire le emozioni degli sposi, dei partecipanti e naturalmente anche le proprie.</p><p>Come si fa? Continua a leggere per avere consigli e indicazioni per scrivere un bel discorso come celebrante di un matrimonio simbolico.</p>								</div>
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									<h2>I matrimoni simbolici</h2><p>I matrimoni simbolici sono sempre più diffusi. Le coppie preferiscono fare una cerimonia civile o religiosa intima, con pochissime persone presenti o addirittura accompagnati solo dai testimoni, e poi <strong>festeggiare qualche giorno dopo, ma anche settimane o mesi più tardi, insieme a parenti e amici</strong>.</p><p>In questo modo si hanno alcuni vantaggi:</p><ul><li><strong>personalizzazione</strong>: le coppie possono creare cerimonie che rispecchiano la loro personalità e la loro storia d’amore, scegliendo location uniche come spiagge, giardini o vigneti dove non sarebbe possibile tenere una cerimonia civile o religiosa;</li><li><strong>flessibilità</strong>: gli sposi possono personalizzare la cerimonia inserendo i riti, le musiche e i simboli che vogliono e far parlare le persone che preferiscono;</li><li><strong>tranquillità</strong>: separare la parte ufficiale del matrimonio dai festeggiamenti per alcune persone può essere meno stressante e permette loro di godersi di più la giornata.</li></ul><p>Quando però non c’è un rito religioso o civile a guidare, <strong>si deve creare tutta la cerimonia da zero, discorso del celebrante compreso</strong>.</p><p>Ma quali sono le differenze tra i discorsi all&#8217;interno dei vari riti?</p>								</div>
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									<h2>Differenze tra discorsi di matrimonio per riti religiosi, civili e simbolici</h2><p>A seconda del tipo di celebrazione cambiano le tipologie di discorsi che si possono fare e i ruoli che si possono assumere. Vediamo più nel dettaglio.</p><h3>Discorso per matrimonio religioso</h3>								</div>
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															<img decoding="async" src="https://www.letiziabadioli.it/wp-content/uploads/2024/06/DiscorsoMatrimonioSimbolico3.jpg" title="Discorso celebrante matrimonio simbolico" alt="Discorso celebrante matrimonio simbolico" loading="lazy" />															</div>
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									<p>Molti matrimoni religiosi vengono celebrati con rito cattolico all’interno di una chiesa e a officiare è sempre il sacerdote. A parenti o amici può essere chiesto soltanto di scrivere un discorso da leggere in un momento specifico della messa, di solito poco prima della conclusione.</p><p><strong>La celebrazione è la classica messa</strong> con riti di introduzione, liturgia della parola con letture e omelia del sacerdote, seguita dallo scambio delle promesse e degli anelli, per poi passare alla liturgia eucaristica e alle benedizioni e invocazioni finali.</p><p><strong>Gli sposi hanno poco margine di personalizzazione</strong>: possono scegliere le persone deputate a leggere le letture tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento (letture che possono essere scelte <a href="http://www.liturgia.maranatha.it/Matrimonio/t1/apage.htm" target="_blank" rel="noopener">tra un numero già selezionato di testi</a>) e le preghiere, e possono chiedere a una, o talvolta due, persone di fare un breve discorso prima della conclusione della celebrazione.</p><p>In questo caso <strong>il discorso che viene pronunciato dalla persona prescelta dovrebbe avere un significato anche religioso</strong>, essere piuttosto sobrio, contenere al più una moderata ironia e avere una durata di due o tre minuti al massimo. Spesso, infatti, queste celebrazioni sono lunghe e i partecipanti potrebbero non apprezzare un discorso ampio e articolato dopo più di un’ora di presenza in chiesa (sempre che tutti siano puntuali e la cerimonia inizi all’orario previsto).</p><h3>Discorso per matrimonio civile</h3>								</div>
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									<p>Nel caso di rito civile un parente o un amico, oltre a poter leggere un discorso di saluto e di augurio agli sposi, può essere anche <strong>delegato a celebrare il matrimonio vero e proprio</strong>. In questo caso ci sono formule prestabilite da pronunciare perché l’unione sia valida, ma <strong>si può personalizzare il discorso di apertura e di chiusura</strong>, secondo il proprio gusto e le indicazioni degli sposi<span style="font-size: 20px;">.</span></p><p>Questo discorso è piuttosto libero, ma chi celebra deve comunque ricordare che quel giorno ricopre la <strong>carica temporanea di ufficiale di stato civile</strong>, che prevede alcuni obblighi.</p><p>Il rito consente <b>anche ad altre persone</b> oltre l’officiante la possibilità di pronunciare un discorso personalizzato di auguri agli sposi.</p><h3>Discorso per matrimonio simbolico</h3>								</div>
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									<p>Il rito simbolico, invece, non ha obblighi formali in quanto l’unione civile o religiosa c’è già stata oppure gli sposi non vogliono il riconoscimento legale della propria unione e quindi non si sposano ufficialmente ma fanno solo una grande festa.</p><p>In questo caso <b>il o la celebrante ha grande libertà per quanto riguarda lo svolgimento di tutto il rito e anche per il discorso da pronunciare</b>. Idem per le altre persone che vogliono fare i propri auguri personalizzati e che possono avere un loro spazio in un momento qualsiasi della cerimonia, a discrezione degli sposi. È piuttosto tipico chiedere <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorso-testimone-nozze/">al testimone di nozze di tenere un discorso</a> affettuoso o divertente.</p><p><strong>Un matrimonio simbolico lascia al celebrante la possibilità di dire quello che vuole e di parlare per quanto vuole, in accordo con gli sposi</strong>. In questo caso non è un ufficiale di stato civile e la scaletta è del tutto libera.</p><p>Possono essere introdotti dei piccoli riti suggestivi, prevedere lo scambio degli anelli e così via.</p><p>Tutta questa libertà, però, può essere difficile da gestire e non è vero che si può dire proprio tutto tutto quello che vogliamo. Ci sono infatti delle <strong>regole non scritte che si dovrebbero seguire se si vuole scrivere un discorso che sia d’impatto</strong>.</p><p>Sia che siamo investiti del ruolo di officiante, sia che siamo dei semplici invitati a uno dei vari riti, potremmo voler pronunciare <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorso-matrimonio/">un discorso di matrimonio originale e divertente</a> inserendo aneddoti, citazioni, ricordi che accomunano il celebrante e gli sposi, ma si deve fare attenzione a non esagerare per non risultare fuori luogo. Oppure potremmo puntare sul romanticismo, ma anche qui il rischio di diventare pesanti o melensi è molto alto.</p><p>Se tutta questa libertà ti mette troppa pressione addosso, contattami e cercherò di aiutarti a gestirla. Se invece vuoi sapere quali caratteristiche dovrebbe avere il <strong>discorso pronunciato dal celebrante di un matrimonio simbolico</strong>, continua a leggere.</p>								</div>
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									<h2>Come scrivere il discorso per un matrimonio simbolico</h2><p>Non ci sono regole precise per scrivere un discorso di matrimonio per un rito che non sia religioso né civile, però ci sono alcuni elementi da tenere in considerazione.</p><h3>Gli sposi, il celebrante e il contesto</h3><p>Quando mi viene chiesto di scrivere un discorso per il celebrante di un rito simbolico, quello che faccio per prima cosa è una<strong> lunga chiacchierata con la persona che dovrà pronunciarlo</strong>. Mi faccio raccontare che cosa la unisce agli sposi, che cosa li accomuna, cosa ama di loro, cosa vorrebbe trasmettere loro e cosa vorrebbe far sapere a tutti quanti di queste due persone speciali che avrà davanti.</p><p>Mi faccio anche dire<strong> che cosa è bene non far emergere</strong>, cosa evitare, eventuali situazioni delicate.</p><p><strong>Cerco di capire quale sarà l’atmosfera</strong>, che tipologie di invitati ci saranno (più amici o più parenti, molti giovani, tanti o pochi bambini, quasi tutti adulti e così via) e, soprattutto, <strong>come sono gli sposi</strong>. Chiedo se amano l’ironia, se li si può prendere un po’ giro, se sono molto romantici, qual è la loro storia, come si sono conosciuti, quali sfide hanno affrontato. Chiedo anche <strong>se hanno film o libri o canzoni preferite</strong>, cosa amano fare insieme nel tempo libero, oltre alla loro età e alla professione.</p><p>Tutto questo mi aiuta a <strong>entrare nel contesto in cui vivono gli sposi</strong>, a cercare di intuire che persone sono e cosa potrebbe far piacere loro ascoltare e cosa invece non vorrebbero proprio sentire.</p><h3>Parola d’ordine: coinvolgere</h3><p>Si potrebbe anche scegliere di ricorrere a un <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorsi-di-matrimonio-gia-pronti/">discorso di matrimonio già pronto</a>, magari trovato sul web, oppure decidere di <strong>scriverlo con l’intelligenza artificiale</strong>, ad esempio con ChatGpt. È una scelta ragionevole, ma bisogna tenere presente che si rischia di ritrovarsi con delle parole esteticamente belle, contenenti ragionamenti corretti, ma un po&#8217; vuote o senza mordente.</p><p><strong>E chi ci ascolterà inevitabilmente sarà portato a distrarsi</strong>.</p><p>Per ascoltare attivamente qualcuno che parla senza interruzioni per alcuni minuti è essenziale che quello che dice interessi, intrattenga, diverta o commuova. Insomma, <strong>è necessario provare delle emozioni</strong>.</p><p>E come si fa? <strong>Si deve raccontare una storia</strong>.</p><p>Si può parlare un po’ di noi stessi e dire come abbiamo conosciuto gli sposi o in che rapporti siamo con loro, si può parlare degli sposi e metterli in relazione con l’amore, con la bellezza della loro unione, ma sempre <strong>in modo molto personale e non astratto</strong>.</p><p>Che l’amore è bello, l’unione matrimoniale è per la vita, è un grande passo e ci vuole tanto coraggio lo sappiamo tutti, ma <strong>come si declina tutto ciò nella vita degli sposi</strong>? Come diventa qualcosa di unico in relazione a loro?</p><p><strong>Raccontiamo una storia e mettiamoci dei personaggi veri al suo interno, ossia gli sposi</strong>, altri parenti e amici, noi stessi, e tutti ci ascolteranno.</p><p>È bene però stare attenti a possibili esagerazioni o errori, per cui <strong>non dimentichiamoci di</strong>:</p><ul><li><strong>parlare di entrambi gli sposi</strong> in modo più o meno equo; se siamo molto più in confidenza con uno dei due si può parlare di più di lui o lei ma senza esagerare;</li><li><strong>non concentrare troppa attenzione su noi stessi</strong>: abbiamo un ruolo importante e possiamo rimarcarlo, ma i protagonisti non siamo noi;</li><li><strong>nominare e coinvolgere altre persone</strong> solo se pensiamo che a loro possa fare piacere e sia gradito anche agli sposi, ricordandoci di non soffermarci troppo e non essere eccessivamente sdolcinati né fare battute sgradevoli.</li></ul>								</div>
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									<h2>Struttura e durata del discorso di matrimonio per officiante simbolico</h2><p>Non c’è una regola precisa su come impostare un discorso o su quanto farlo durare.</p><p><strong>La struttura è quella di ogni storia che raccontiamo</strong>: incipit, corpo centrale, conclusione.</p><h3>Incipit</h3><p>L’inizio del discorso <strong>deve essere piuttosto formale, contenere il benvenuto agli sposi e a tutti i presenti e una nostra brevissima presentazione</strong>.</p><p>Possiamo dire da quanto tempo conosciamo gli sposi (a meno che non sia palese e tutti lo sappiano, ad esempio se siamo la sorella o il fratello di uno di loro), fare una considerazione sulla location, dare qualche informazione su come si svolgerà il rito e spiegare come mai gli sposi hanno scelto questa formula particolare.</p><p>Cerchiamo in ogni caso di <strong>usare delle frasi accattivanti</strong> e di non far assomigliare quello che diciamo all’introduzione di una recita scolastica o all’elenco della spesa.</p><p>Si tratta di un monologo, ma le persone devono sentirsi parte attiva e questo obiettivo si raggiunge dando input diversi, solleticando la curiosità, regalando aneddoti, richiamando film o libri famosi.</p><h3>Corpo centrale</h3><p>È la parte più seria del discorso, ma se il contesto lo consente è comunque bene <strong>intervallare con qualche battuta o allusione simpatica</strong> (e mi raccomando che sia davvero simpatica e non forzata né scontata, imbarazzante o esagerata).</p><p>Qui si può <strong>raccontare qualcosa degli sposi</strong>, del nostro rapporto con loro, parlare anche di amore e di unione, fare considerazioni interessanti e <strong>provare a entrare nel cuore delle persone che ci ascoltano</strong>.</p><h3>Conclusione</h3><p>Ci si avvia a<strong> iniziare la cerimonia vera e propria</strong>, per cui piano piano usciamo da dove il discorso ci ha portati, scivolando nel momento presente e, tra auguri vari (attenzione che anche questi non siano scontati o banali ma cuciti addosso agli sposi) <strong>diamo la parola a chi ci seguirà</strong> con un discorso o con una parte del rito. Oppure teniamo la parola noi stessi spiegando quello che si va a fare.</p><h3>Durata</h3><p>Una buona durata per un discorso di matrimonio di questo tipo è di <strong>circa 4 o 5 minuti</strong>, che corrispondono all’incirca a un paio di pagine in formato A4.</p><p>Si può anche fare più breve, ma si corre il rischio di sembrare frettolosi; nel caso in cui sia più lungo invece, il rischio è di diventare prolissi e perdere l’attenzione di chi ci ascolta.</p><p>Ovviamente <strong>la lunghezza del discorso dipende anche da quante cose abbiamo da dire e dalla nostra abilità nello scrivere</strong> e poiché abbiamo visto che non è affatto semplice, ci si potrebbe anche scoraggiare un po’.</p><p>Se ti trovi in questa situazione e <b>non sai bene come fare per scrivere un discorso come celebrante di un matrimonio simbolico</b>, puoi contattarmi e insieme realizzeremo un discorso che rispecchi i tuoi sentimenti nei confronti gli sposi e li accompagni verso i momenti più importanti della celebrazione del rito in modo semplice ma efficace.</p><p>Scrivimi all’indirizzo <a href="mailto:info@letiziabadioli.it">info@letiziabadioli.it</a> oppure clicca sul bottone qui sotto.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorso-celebrante-matrimonio-simbolico/">Il discorso del celebrante di un matrimonio simbolico</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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		<title>Come scrivere un discorso di matrimonio originale e divertente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Badioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2024 21:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ghostwriting]]></category>
		<category><![CDATA[Wedding writing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.letiziabadioli.it/?p=2460</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nelle commedie romantiche americane quando due personaggi si sposano non manca mai il tradizionale discorso pronunciato dal testimone o dalla damigella. A un certo punto del ricevimento il prescelto, tutto azzimato nel suo smoking a noleggio, o la prescelta, fasciata in un abito di raso color pesca che la sua armocromista non approverebbe, si alza [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorso-matrimonio/">Come scrivere un discorso di matrimonio originale e divertente</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="2460" class="elementor elementor-2460" data-elementor-post-type="post">
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									<p>Nelle commedie romantiche americane quando due personaggi si sposano non manca mai il tradizionale <b>discorso pronunciato dal testimone o dalla damigella</b>. A un certo punto del ricevimento il prescelto, tutto azzimato nel suo smoking a noleggio, o la prescelta, fasciata in un abito di raso color pesca che la sua armocromista non approverebbe, si alza in piedi, fa tintinnare il coltello sul bicchiere pieno di spumante per richiamare l’attenzione degli invitati e inizia a parlare.</p><p>Di solito la scena che segue si svolge in uno di questi due modi: il discorso si rivela un tripudio di sdolcinatezze piuttosto banali oppure <b>genera una situazione imbarazzante al limite del ridicolo</b>.</p><p>Ma quella è finzione, si sa, nella vita vera è diverso. Eppure, anche senza raggiungere certe vette cinematografiche, persino da queste parti può capitare di ascoltare un discorso di matrimonio noioso, un po’ insipido o fuori luogo e di pensare che chi lo sta pronunciando avrebbe potuto fare di meglio.</p><p>E se invece fossimo noi la persona a cui viene chiesto di scrivere e poi proclamare un bel discorso durante la celebrazione o al momento del brindisi? <b>Come potremmo realizzarlo in modo che sia originale e divertente, che abbia la giusta durata e riscuota un gran successo?</b></p><p>Continua a leggere per scoprirlo.</p>								</div>
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									<h2 style="text-align: left;">Da dove partire per scrivere un discorso di matrimonio</h2><p>Da dove partire? <b>Non dall’inizio</b>.</p><p>Qualunque sia la veste nella quale si è chiamati a pronunciare il discorso di matrimonio (testimoni, amici, sorelle, fratelli, altri parenti, sposi stessi) è meglio evitare di partire dalla preistoria e poi proseguire in ordine cronologico fino ad arrivare al giorno del sì.</p><p>Oltre al fatto che<b> </b>impiegheremmo un tempo troppo lungo per raccontare tutto quello che è successo in anni di vita, è bene tenere presente che i fatti salienti della storia degli sposi – come si sono incontrati, oppure in che rapporto siete voi con loro – di solito sono noti non solo ai protagonisti del matrimonio, ma anche a una buona fetta degli invitati. <b>Per non annoiare si deve selezionare accuratamente cosa dire e cosa non dire</b> e rimescolare un po’ le carte.</p><p>Ma prima di analizzare i punti salienti del discorso (incipit, corpo centrale, conclusione) di cui parleremo nel prossimo paragrafo, concentriamoci sulla sua <strong>progettazione</strong>.</p><h3>Domande preliminari</h3><div><p>Una regola pratica da tenere a mente prima di iniziare a scrivere un discorso è: <b>avere ben chiaro che cosa vogliamo dire e poi, semplicemente, dirlo</b>. Pensiamo quindi a qual è il messaggio che vogliamo comunicare con le nostre parole o il sentimento che vogliamo esprimere e cerchiamo di costruire un percorso che ci conduca proprio lì.</p><p>Domandiamoci quindi:</p><ul><li><strong>a chi mi rivolgo</strong>?</li><li><strong>cosa voglio comunicare</strong>?</li><li><strong>quali sentimenti vorrei che emergessero</strong>?</li><li><strong>ci sono aneddoti che mi piacerebbe raccontare</strong> a tutti e sono in sintonia con il contesto?</li><li><strong>alla conclusione del discorso</strong> vorrei che le persone avessero i lucciconi per la commozione o un sorriso divertito?</li></ul></div><h3>Durata</h3><p>Un discorso di matrimonio dovrebbe avere una <strong>lunghezza che non superi i 5-6 minuti</strong>, il che significa che sono circa 2 o 3 pagine in formato A4. Non poco, è un bello spazio da gestire.</p><h3>Tono di voce</h3><p>Scegliamo il giusto tono di voce, ossia il modo di esprimerci: le parole, la lunghezza delle frasi, la sintassi, il ritmo. <strong>È importante che il tono sia coerente con il nostro modo di essere e con il messaggio che trasmettiamo</strong>. Quella con cui parliamo, infatti, è la nostra voce, in tutti i sensi.</p><p>Possiamo usare un tono allegro, scherzoso, emozionante, coinvolgente, che invita alla riflessione, ma anche drammatico o aulico (questi ultimi due forse non si adattano molto a un matrimonio, di solito, ma chissà), <strong>dipende da chi siamo, qual è il nostro ruolo e il contesto</strong>.</p>								</div>
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									<h2>Scrivere e riscrivere</h2><p>Siamo arrivati al momento di <b>iniziare a scrivere il discorso</b>.</p><p>Se ci è utile, possiamo fare una scaletta delle cose da dire, oppure partire subito a scrivere e poi fare le modifiche in un secondo momento.</p><p>Ricordiamo che <b>serve tempo per creare un buon discorso</b>, quindi facciamolo con un certo anticipo, buttiamo giù la scaletta, se vogliamo, e poi la prima versione. Lasciamola “decantare” qualche giorno e poi rileggiamola. A distanza di poco tempo già siamo in grado di capire cosa ci piace e cosa è meglio cambiare di quello che abbiamo scritto. Possiamo quindi <b>fare una seconda versione e poi anche una terza</b>, che richiederanno sempre meno modifiche e aggiustamenti.</p><p>A un certo punto però ricordiamoci di fermarci, la perfezione non esiste e non ci è nemmeno richiesta.</p><p>Se pensi che tenere a mente tutte queste cose sia già abbastanza difficile ed <b>è meglio affidarsi a una professionista</b>, clicca sul bottone qui sotto. Se invece vuoi provare a scrivere il tuo discorso, continua a leggere per capire come strutturarlo e conoscere cosa è meglio dire e cosa evitare.</p>								</div>
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									<h2>Struttura del discorso di matrimonio</h2><p>Iniziamo quindi a scrivere il discorso e dividiamolo in tre parti, legate tra loro.</p><h3>Incipit</h3><p><b>Le prime parole che compongono il discorso del matrimonio devono essere originali e accattivanti</b>, proprio come accade per l’incipit di un libro che, fin dalle prime pagine, deve farci capire che vale la pena continuare a leggere.</p><p>Se diciamo che gli sposi si amano, che sono belli, che quello è il giorno più importante della loro vita, che stanno coronando il loro sogno d’amore, e così via, sono sicuramente tutte affermazioni vere, ma <b>rischiamo di perdere l’attenzione del nostro uditorio</b> prima ancora di aver terminato una frase.</p><p><b>Un buon incipit sottintende una promessa</b>: dovrai ascoltarmi per i prossimi minuti anche se tu probabilmente vorresti fare un’altra cosa, ma vedrai che non te ne pentirai.</p><p><b>Partiamo dicendo qualcosa che coloro che abbiamo davanti non si aspettano</b>: facciamo un collegamento originale, esprimiamo un pensiero che sia esclusivamente nostro, raccontiamo un aneddoto che quasi nessuno conosce, riportiamo una citazione presa da un film, da una canzone, da un libro, purché sia pertinente.</p><p>È qui, all’inizio del discorso, che possiamo mostrare la nostra personalità, lasciando intuire il motivo per cui siamo stati scelti proprio noi per parlare. Si tratta di far capire che siamo lì davanti a tutti perché abbiamo qualcosa da dire e lo mostriamo con un inizio insolito, scoppiettante o coinvolgente. <b>Subito dopo noi ci facciamo da parte e, frase dopo frase, convogliamo l’attenzione che abbiamo catturato verso gli sposi</b> e il vero contenuto del discorso.</p><h3>Corpo centrale</h3><p>Questo è il punto in cui <b>dobbiamo esprimere il messaggio</b>. Prendiamoci il tempo e le parole che ci servono, non c’è fretta, anche se 3 o 5 minuti ci sembrano pochissimi in realtà sono sufficienti per fare un ragionamento che ci porti da un punto a un altro. Arricchiamo poi con qualche dettaglio, con battute spiritose (se è il caso di farle e se siamo ragionevolmente sicuri che siano davvero divertenti), <b>inserendo anche qualcosa di nostro, personale, ma senza metterci in mostra</b>.</p><p>Anche se è necessario cercare di mantenere alta l’attenzione durante tutto il discorso, questo non significa che deve essere un susseguirsi di colpi di scena o frasi potenti con chissà quale rivelazione finale.</p><p>È più <b>un gioco di equilibri </b>tra aneddoti, sentimenti e pensieri, senza eccedere.</p><p>Ma soprattutto <b>quello che diciamo e come lo diciamo deve rispecchiarci</b>. Se siamo persone timide un discorso di matrimonio un po’ sopra le righe ci metterebbe in imbarazzo e anche chi lo ascolta forse si sentirebbe a disagio nel percepire la forzatura. In modo analogo, se siamo dei buoni oratori non possiamo limitarci a frasi solo cuore-amore, ma da noi ci si aspetta qualcosa di più coinvolgente. Teniamo conto che quasi nessuno gradisce un sermone o una lezione, il nostro compito è festeggiare gli sposi con parole personalizzate, non stupire i presenti con le nostre abilità e conoscenze.</p><p>Un discorso ben fatto è un po’ un <b>crescendo </b>a livello di emozioni suscitate e <b>il picco dovrebbe essere subito prima della conclusione</b>, la quale darà a chi ci ascolta il tempo di scendere da questo picco e tornare a livello del mare.</p><h3>Conclusione</h3><p>È un <b>buon momento per dire qualcosa che sdrammatizzi l’emozione appena provata</b>, che la faccia sfogare in una bella risata o in un sorriso.</p><p>È anche il momento di augurare ogni bene e felicità agli sposi e, se non lo abbiamo già fatto, di ringraziarli per averci dato il prezioso compito di pronunciare il discorso.</p><p>In ogni caso <b>cerchiamo di non ripeterci</b> e di non fare nemmeno un riassunto di quanto appena detto, troviamo delle belle parole per chiudere e poi, semplicemente, concludiamo.</p>								</div>
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									<h2>Cosa dire e cosa non dire</h2><p><b>Evitiamo discorsi imbarazzanti</b>, aneddoti che agli sposi (o altre persone) non farebbe piacere che venissero raccontati, storielle o citazioni troppo lunghe che toglierebbero il tempo ad altre considerazioni, battute che non fanno ridere, barzellette, parole auliche o scurrili e tutto ciò che è inopportuno.</p><p>Anche la politica è un argomento rischioso, così come parlare del passato se ci sono stati altri matrimoni o eventi che è preferibile non menzionare.</p><p><b>Usiamo parole nostre e non frasi fatte</b>, meglio la nostra semplicità e originalità che qualcosa di fin troppo noto.</p><p><b>Coinvolgiamo entrambi gli sposi</b> ed evitiamo di parlare solo di uno dei due, anche se è quello o quella che conosciamo meglio e per cui siamo lì. Se è il caso salutiamo anche i genitori o menzioniamo i figli, se ci sono, o chiunque altro abbia senso che venga nominato, l’importante è che ci sia sempre equilibrio.</p><p>Ricordiamoci che ci stiamo rivolgendo agli sposi, per cui <b>al centro di tutto devono comunque esserci loro due</b>.</p>								</div>
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									<h2 style="font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-style: normal; text-align: left;">Come pronunciare il discorso</h2><p>Dopo averlo scritto, il nostro bel discorso di matrimonio deve essere anche pronunciato. Ecco alcuni consigli.</p><ul><li><strong>Parliamo lentamente</strong>. Evitiamo di correre, di voler arrivare alla fine come se fosse una prova di velocità. Le persone presenti devono capire quello che stiamo dicendo, devono poter seguire il nostro ragionamento e godersi gli aneddoti che raccontiamo.</li><li><strong>Non leggiamo, ma “interpretiamo”</strong>. Teniamo il foglio davanti ma cerchiamo anche di guardare ogni tanto gli sposi o gli invitati, come se fosse un dialogo, per coinvolgerli. Facciamo anche delle piccole pause, soprattutto se ci sono dei sottintesi, qualche cosa da sottolineare, o se ci aspettiamo una risata, che se abbiamo scritto bene il nostro discorso non tarderà ad arrivare.</li><li><strong>Aiutiamoci con la musica</strong>. Se pensiamo che possa servirci a spezzare un po’ la tensione, e se è possibile, chiediamo di avere un sottofondo musicale. In questo caso occhio alla durata, perché è bene fare in modo che coincidano.</li><li><strong>Facciamo numerose prove</strong>, prima da soli, davanti allo specchio, e poi se vogliamo anche con qualcun altro, in modo da acquisire sicurezza. Se non siamo abituati a parlare in pubblico, l’emozione potrebbe chiuderci la gola da cui uscirebbe solo un filo di voce. Se ci siamo esercitati abbastanza, però, si tratta solo di partire e poi tutto verrà da sé. Un bel respiro, un sorriso, uno sguardo d’intesa con gli sposi e via<strong>.</strong></li></ul>								</div>
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									<h2 style="font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-style: normal; text-align: justify;">Discorsi di matrimonio a seconda del rito e del ruolo</h2><p>Un amico o una sorella non dovrebbero pronunciare lo stesso discorso, perché la loro storia e la loro conoscenza degli sposi è diversa. <b>Quello che diciamo deve rispecchiare chi siamo</b>.</p><p>Quando scriviamo, quindi, non dimentichiamoci il nostro ruolo, soprattutto se dobbiamo pronunciare <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorso-testimone-nozze/">un discorso come testimone</a> o se siamo <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorso-celebrante-matrimonio-simbolico/">i celebranti di un rito simbolico</a>.</p><p>In questo caso il nostro discorso potrebbe avere più momenti, all’inizio per accogliere gli sposi e partire con la celebrazione, poi verso la fine, prima delle firme sull’atto di matrimonio.</p><p>Nel caso in cui il matrimonio si svolga in chiesa o in altro luogo di culto, invece, i tempi sono dettati dal rito (per quello cattolico leggere ad esempio <a href="http://www.liturgia.maranatha.it/Matrimonio/r2/3page.htm" target="_blank" rel="noopener">qui</a>) ed è bene capire insieme al celebrante se ci sono spazi per un discorso o al massimo per una preghiera. In questo caso <b>stiamo attenti che il discorso sia in sintonia con il luogo in cui ci troviamo</b> e la solennità di quanto stiamo celebrando.</p><p>Se invece il discorso viene fatto durante il ricevimento c’è sicuramente maggiore libertà espressiva, sempre con le accortezze di cui abbiamo già parlato.</p><p>Un caso a parte sono i <b>discorsi pronunciati dagli sposi</b>. Qui davvero l’amore trionfa e voi sposi potete prendervi tutto lo spazio che volete. Romanticherie, promesse, ricordi, speranze, timori e felicità possono vibrare nelle vostre parole senza temere che risultino inopportune, perché quello è il giorno giusto e l’occasione giusta per parlare del vostro amore.</p><p>Certo, anche in questo caso c’è da avere l’accortezza di non dilungarsi troppo, di non ripetere gli stessi concetti, di evitare gli eccessi di cui abbiamo già detto e di non creare imbarazzo, ma stiamo celebrando il vostro matrimonio, voi <b>siete al centro di tutto e potete gestirvi il tempo e gli spazi come preferite</b>.</p>								</div>
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									<h2>Discorsi di matrimonio già pronti</h2><p>In rete si trovano discorsi di matrimonio già pronti, oppure frasi, citazioni, poesie da poter utilizzare.</p><p>Io preferisco <b>scrivere sempre qualcosa di personalizzato</b>, per cui chi si rivolge a me, anche se trova nel suo discorso qualche verso o alcune parole prese da canzoni, film o libri, la citazione sarà comunque legata a un elemento da far risaltare.</p><p>Non c’è niente di male a prendere spunto da discorsi già pronti, ma teniamo presente che anche “copiare” è un’arte, come dovremmo aver imparato dai compagni di classe delle superiori che venivano scoperti dai professori perché avevano copiato anche lo strafalcione del vicino di banco, senza rendersi conto di quel che facevano.</p><p>Abbiamo già parlato anche della possibilità di <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorsi-di-matrimonio-gia-pronti/">scrivere discorsi di matrimonio con l’intelligenza artificiale</a>, chiarendo che sì, si può fare, ma per avere un risultato personalizzato e d’impatto per ora serve l’intervento umano.</p><p>Se vuoi un discorso di matrimonio (anche per un anniversario!) che faccia colpo e <b>sia originale, divertente, commovente o altro</b> e, nonostante i consigli, non te la senti di scriverlo da solo, <b>posso farlo per te o con te</b>.</p><p>Puoi inviarmi il tuo testo, che poi rivedremo insieme. Oppure puoi farmi capire che cosa vuoi esprimere, parlarmi di te, degli sposi, delle altre persone, raccontarmi gli aneddoti da inserire, e io lo scriverò per te. <b>Basta che tu faccia clic sul bottone qui sotto</b>.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/discorso-matrimonio/">Come scrivere un discorso di matrimonio originale e divertente</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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		<title>Il punto di vista narrativo: cos&#8217;è e come sceglierlo</title>
		<link>https://www.letiziabadioli.it/punto-di-vista-narrativo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Badioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2024 17:56:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si progetta di scrivere un romanzo o un racconto è naturale pensare a come si svilupperà la trama e quali saranno i personaggi principali e secondari che si muoveranno sulla scena.Ma quante scrittrici e quanti scrittori pianificano anche chi sarà il narratore della loro storia e da quale punto di vista avverrà la narrazione? [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/punto-di-vista-narrativo/">Il punto di vista narrativo: cos&#8217;è e come sceglierlo</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="5110" class="elementor elementor-5110" data-elementor-post-type="post">
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									<p>Quando si progetta di scrivere un romanzo o un racconto è naturale pensare a come si svilupperà la trama e quali saranno i personaggi principali e secondari che si muoveranno sulla scena.<br />Ma quante scrittrici e quanti scrittori pianificano anche<strong> chi sarà il narratore della loro storia e da quale punto di vista avverrà la narrazione</strong>? Detto in altri termini: <b>quanti pensano al </b><strong>punto di vista narrativo</strong>?</p><p>Nel mio lavoro mi è capitato spesso di fare editing su manoscritti che erano stati terminati senza che, prima di iniziare a scrivere o durante la stesura, si fosse riflettuto anche su questo aspetto.</p><p>Considerando che <strong>la scelta del punto di vista narrativo è un elemento che influenza molto la resa finale del romanzo o del racconto</strong>, nonché il grado di coinvolgimento di lettori e lettrici, forse è opportuno soffermarci un po’ su questo tema, per cercare di inquadrarlo bene.</p>								</div>
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									<h2>Cos’è il punto di vista nel testo narrativo</h2><p>Il punto di vista narrativo (<b>PDV</b>, POV in inglese) è <b>l’angolazione da cui è raccontata la storia</b>, ossia è <b>la posizione dalla quale osserviamo lo svolgersi degli eventi</b>.</p><p>A raccontarci gli eventi è il narratore, un personaggio fittizio che non va confuso con l’autore o l’autrice, che invece è la persona reale che ha scritto la storia. <b>Il narratore ci racconta lo svolgersi delle vicende</b> e può essere <b>interno </b>(o <b>omodiegetico</b>), quando partecipa direttamente alla storia come protagonista o come personaggio secondario, oppure <b>esterno </b>(o <b>eterodiegetico</b>), se non è coinvolto nei fatti che vengono narrati.</p><p>La scelta del narratore (interno o esterno) e del punto di vista definiscono <b>se il racconto avviene in prima, seconda o terza persona, determinando anche il livello di profondità della narrazione</b> e, come vedremo più avanti, il coinvolgimento di lettori e lettrici.</p><p>Capire e schematizzare il punto di vista narrativo non è semplice, e tutta questa parte teorica può sembrare una complicazione eccessiva di qualcosa che scrivendo “viene da sé”. Anche se qualche volta le scelte sembrano automatiche o “naturali”, tuttavia <b>è molto importante conoscere prima quali sono tutte le varie opzioni</b>, per non incorrere in errori, come vedremo nei prossimi paragrafi.</p>								</div>
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									<h2>Perché è importante sceglierlo (prima di iniziare a scrivere)</h2><p>È importante scegliere il punto di vista da cui il narratore racconterà la storia prima di iniziare a scrivere perché, se dopo la conclusione della prima stesura si hanno dei ripensamenti o se si sono fatti degli errori (sì, si può sbagliare), <b>porvi rimedio può essere molto costoso in termini di tempo e di fatica</b>.</p><p>Ma come ci si accorge se si è fatto degli errori?</p><p>Di solito<b> è molto difficile rendersene conto da soli </b>e anche chiedere un’attenzione particolare ad amici e parenti che leggono in anteprima il risultato delle nostre fatiche non garantisce che certi problemi emergano.</p><p>Il modo migliore è <b>rivolgersi a un o una editor professionista, che sarà in grado di valutare anche la scelta del narratore e del punto di vista</b> ma, soprattutto, di verificare che venga mantenuta la giusta coerenza lungo tutto il libro. Questo infatti è uno dei motivi per cui <a href="https://www.letiziabadioli.it/editing-libro-perche-e-importante/">è importante fare l’editing di un libro</a>: per individuare tutti quei problemi che rischiano di compromettere la fluidità della lettura e l&#8217;efficacia della narrazione. Una editor esperta può aiutarti a <b>eliminare incoerenze, sbavature stilistiche e discontinuità nel punto di vista</b>, garantendo che il lettore resti sempre coinvolto e che la tua storia risulti coesa e ben strutturata.</p><p>Per cui, <b>se hai già un manoscritto pronto e non sei sicuro o sicura di aver gestito bene il punto di vista</b>, oppure se sei ancora in fase di progettazione e non sai quale scegliere, scrivimi e possiamo parlarne insieme.</p>								</div>
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									<h2>Quali sono i punti di vista narrativi</h2><p>Dopo aver definito cos’è il punto di vista e spiegato come mai è importante fare una scelta consapevole, vediamo adesso quali sono le principali opzioni che abbiamo a disposizione.</p>								</div>
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															<img decoding="async" src="https://www.letiziabadioli.it/wp-content/uploads/2024/09/PuntoDiVista_2.jpg" title="Punto di vista narrativo" alt="Punto di vista narrativo" loading="lazy" />															</div>
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									<p>Teniamo presente che ognuno di questi punti di vista offre una specifica modalità di interazione tra il narratore, i personaggi e il lettore.</p><p>I PDV sono:</p><ul><li><strong>prima persona</strong>,</li><li><strong>seconda persona</strong>,</li><li><strong>terza persona</strong>.</li></ul><p>Vediamoli più in dettaglio, partendo dalla prima persona, proseguendo con la terza e terminando con la seconda, che è la meno usata e forse anche la più difficile da gestire.</p>								</div>
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									<h2>Narrare in prima persona</h2><p>La narrazione in prima persona <b>utilizza un narratore che è anche un personaggio della storia</b>, che parla in prima persona usando il pronome &#8220;io&#8221; (più raramente si trovano libri scritti alla prima persona plurale &#8220;noi&#8221;).</p><p>Questo tipo di narrazione <b>crea una connessione diretta tra il lettore e il narratore, che racconta gli eventi dal proprio punto di vista soggettivo</b>. Non ci sono filtri tra quello che passa nella mente del narratore e chi legge, e la soggettività della sua visione si riscontra in tutti gli elementi della narrazione, perché influenza anche il tono, il registro che viene usato, la maggiore o minore distanza dagli avvenimenti.</p><p>Per scrivere in prima persona <b>si deve pensare come il personaggio, guardare con i suoi occhi</b> e sapere qual è il suo livello di comprensione e di analisi degli avvenimenti. Ad esempio, se seguiamo il punto di vista soggettivo di un personaggio molto ingenuo, questo difficilmente può fare riflessioni articolate o comprendere in profondità gli avvenimenti, ma se durante la storia si evolve, ecco che anche la sua capacità di analisi cambia di conseguenza e questo va mostrato.</p><h3>Opzioni possibili</h3><p>Oltre al narratore semplice, esiste anche la possibilità di <b>utilizzare più di un narratore</b>, con un cambio quindi di punto di vista tra uno e l’altro (o gli altri), che parla comunque in prima persona ed è sempre un personaggio della storia. In questo caso c’è da fare attenzione a non utilizzare più di un narratore all’interno della stessa scena, ma passare da uno all’altro in capitoli diversi. Questo serve per <b>evitare che il lettore sia disorientato e non sappia più bene chi sta pensando cosa</b> e, di conseguenza, con chi immedesimarsi.</p><p>Il narratore con punto di vista in prima persona <b>può anche essere un personaggio secondario e non il protagonista</b>. In questo caso è bene tenere conto che chi narra non ha accesso ai pensieri del personaggio principale intorno a cui ruota la storia, e questo può risultare molto limitante, ma, se ben gestito, offre grandi possibilità narrative.</p><p>Infine accenniamo al <b>narratore inattendibile, quello che ci racconta la sua versione della storia ma può falsare alcuni elementi</b>, creando degli effetti molto interessanti.<br />Vediamo qualche esempio.</p><h3>Esempi di narratore in prima persona</h3><p>Un famoso libro scritto in <strong>prima persona con un solo narratore (interno)</strong> è <em>Il giovane Holden</em> di J.D. Salinger, in cui il protagonista narra le vicende della propria vita con una voce personale e confidenziale.</p><p>Un <strong>punto di vista multiplo in prima persona</strong> si trova nei libri della serie <em>The Kane Chronicles</em> di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rick_Riordan" target="_blank" rel="noopener">Rick Riordan</a>, in cui le prospettive dei due protagonisti Carter e Sadie Kane si alternano in tutti e tre i romanzi che compongono la saga. Un altro esempio è il libro <em>Una famiglia moderna</em> di Helga Flatland, in cui i punti di vista dei tre personaggi, due sorelle e un fratello di nome Liv, Ellen e Håkon, si alternano di capitolo in capitolo.</p><p>Il classico esempio di <strong>narratore che non è protagonista della storia</strong> è <em>Il grande Gatsby</em> di F. Scott Fitzgerald, in cui il vicino di casa di Jay Gatsby, Nick Carraway, racconta la storia del personaggio principale e di quelli secondari, come lui, da una prospettiva che gli consente di osservare e riferire gli eventi che coinvolgono Gatsby anche senza avere accesso ai suoi pensieri.</p><p>È difficile fare un esempio di <strong>narratore inaffidabile</strong> senza fornire qualche spoiler. Mi limiterò a indicare titolo e autrice: <em>L’assassinio di Roger Ackroyd</em>, di Agatha Christie. Un classico, da leggere.</p><h3>Vantaggi e svantaggi della prima persona</h3><p>Quando si sceglie di scrivere un romanzo o un racconto in prima persona, è bene tenere conto del fatto che ci possono essere vantaggi e svantaggi. Vediamoli:</p><ul><li><strong>vantaggi</strong>: il lettore ottiene un accesso diretto ai pensieri e alle emozioni del personaggio che racconta la storia, creando un senso di vicinanza e intimità. Questo tipo di narrazione è particolarmente efficace per storie che si concentrano sullo sviluppo psicologico dei personaggi;</li><li><strong>svantaggi</strong>: il narratore in prima persona è limitato a ciò che vede, sente e conosce lui stesso. Ciò può rendere difficile fornire al lettore una visione d&#8217;insieme degli eventi o di ciò che accade agli altri personaggi. Inoltre, non si può usare questo personaggio come PDV se muore in un punto qualsiasi della storia che non sia l’ultima riga.</li></ul>								</div>
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									<h2>Narrare in terza persona</h2>
<p>Narrare in terza persona significa che<strong> il narratore non è un personaggio della storia, ma è una voce che ce la racconta</strong>. Questo narratore può seguire da vicino le vicende di uno o più personaggi, avere accesso ai suoi pensieri e guardare con i suoi occhi quello che accade, oppure sapere tutto di tutti o, ancora, non avere accesso a nessun fatto intimo ma solo ai dati oggettivi.</p>
<p>A seconda di quali sono i pensieri e le informazioni a cui ha accesso, cambia il tipo di narrazione che si ottiene.</p>
<h3>Alcune opzioni</h3>
<p><b>Il punto di vista in terza persona, può essere limitato, onnisciente o oggettivo</b>. Vediamoli:</p>
<ul>
<li><strong>terza persona limitata</strong>: il narratore ha accesso ai <strong>pensieri di un solo personaggio</strong> e quindi sappiamo solo ciò che lui sa. È simile alla prima persona, ma la differenza sta nel fatto che la storia non ci viene raccontata dal personaggio stesso, sebbene si segua la sua prospettiva. Si tratta quindi ancora di un <b>narratore interno che filtra le vicende con le conoscenze, limitate, del personaggio che segue e di cui conosce anche i pensieri</b>, che sono riportati nella forma indiretta libera, come se fossero parte della narrazione stessa. Se immaginiamo di riprendere le scene con una telecamera, questa sarebbe posta sulla spalla del protagonista ma avrebbe accesso anche ai suoi pensieri. Questa terza persona può essere singola o multipla, come per la prima persona;</li>
<li><strong>terza persona onnisciente</strong>: la voce narrante sa tutto di tutti, conosce i pensieri di ogni personaggio e conosce anche la storia passata e futura di ognuno. <b>È una sorta di divinità che sceglie che cosa raccontarci e cosa no</b>, e le informazioni che ci dà non possono essere messe in discussione, sono verità. Non può esistere, quindi, un narratore onnisciente che sia anche inattendibile;</li>
<li><strong>terza persona oggettiva</strong>: quello che conosciamo della storia emerge solo attraverso i dialoghi e le azioni.<b> Questo tipo di narratore non entra nella testa di nessun personaggio</b> ed è tipico dei romanzi gialli e polizieschi.</li>
</ul>
<h3>Esempi di PDV in terza persona</h3>
<p>Le narrazioni in terza persona sono molte, dalla saga di <em>Harry Potter</em> di J.K. Rowling, a molti romanzi, come <em>Stoner</em> di John Williams e i libri di Jane Austen.</p>
<p>Un esempio tipico di <strong>narratore onnisciente</strong> è<em> I Promessi Sposi</em>, di Alessandro Manzoni, un classico che non ha bisogno di presentazioni.</p>
<p><strong>Il punto di vista oggettivo, invece, come abbiamo detto è caratteristico dei romanzi polizieschi</strong>, ma un altro celebre esempio è il racconto di Ernest Hemingway <em>Colline come elefanti bianchi</em>, in cui il narratore descrive solo ciò che i personaggi dicono e fanno, senza mai entrare nei loro pensieri o sentimenti interiori.</p>
<h3>Vantaggi e svantaggi della terza persona</h3>
<p>Anche quando si vuole utilizzare il punto di vista in terza persona c’è da fare attenzione ai vantaggi e agli svantaggi che questo comporta:</p>
<ul>
<li><strong>vantaggi</strong>: nella terza persona limitata si può scegliere <strong>quale distanza mantenere tra narratore e personaggio</strong> di cui si adotta il punto di vista, per cui si può avere una <strong>terza persona intima</strong>, simile alla prima persona come coinvolgimento del lettore, oppure più distaccata, che comporta una maggiore libertà per chi legge di formarsi una propria opinione autonoma;<strong> il narratore onnisciente, invece, ha molta libertà di movimento</strong>, può entrare in tutti i pensieri e andare avanti e indietro nel tempo; <strong>la terza persona oggettiva è utile nelle narrazioni in cui si vuole trasmettere un senso di imparzialità</strong> e non perdersi in molte riflessioni intime, poiché i pensieri possono essere rivelati solo nei dialoghi o fatti capire tramite le azioni;</li>
<li><strong>svantaggi</strong>: il personaggio di cui seguiamo il punto di vista, nella terza persona limitata, <b>deve essere presente in ogni azione</b> per poter raccontare che cosa accade, proprio come il narratore in prima persona; <b>il narratore onnisciente non è più molto usato</b> perché può sembrare impersonale, distante e a volte risulta difficile da gestire da parte di scrittori e scrittrici perché si corre il rischio di essere troppo dispersivi;<b> la terza persona oggettiva non consente di conoscere i pensieri e mantiene una certa distanza tra lettori e personaggi</b>, a discapito del coinvolgimento emotivo.</li>
</ul>								</div>
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									<h2>Narrare in seconda persona</h2><p>Un narratore che si esprime in seconda persona usa il pronome “tu”, e <strong>anche se sembra che si stia rivolgendo al lettore, in realtà parla al personaggio che agisce sulla scena</strong>.</p><p>Questo è un punto di vista non facile da usare, ma se ci si riesce si può creare un effetto molto coinvolgente, perché anche se non ci si rivolge direttamente a lui o a lei, chi legge è comunque molto coinvolto. Inoltre è un tipo di narrazione meno comune e può emergere tra le tante proposte a disposizione dei lettori.</p><p>Anche con questo tipo di narratore non è facile muoversi sulla scena perché <strong>seguiamo solo un personaggio ed è più difficile approfondire o chiarire quello che sta accadend</strong><b>o</b> in quanto tutto deve essere filtrato attraverso l&#8217;interazione diretta con il &#8220;tu&#8221;.<br />Nei testi lunghi, infine, può risultare molto faticoso sia da scrivere che da leggere.</p><p>Questo particolare stile è presente, ad esempio, nel libro <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Se_una_notte_d%27inverno_un_viaggiatore" target="_blank" rel="noopener"><em>Se una notte d’inverno un viaggiatore</em></a>, di Italo Calvino.</p>								</div>
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									<p>Quando faccio l’editing di un libro presto sempre molta attenzione a narratore e punto di vista, per assicurarmi che ci sia la dovuta coerenza con la scelta operata dalla scrittrice o dallo scrittore tra prima, seconda o terza persona.</p><p>Ma <b>molto spesso questa coerenza non c’è</b>, e mi capita di trovare pagine qua e là in cui per sbaglio si assume un punto di vista diverso da quello mantenuto per tutto il resto del libro.</p><p>Se anche tu <b>hai il dubbio che nel tuo romanzo possa accadere qualcosa del genere</b>, contattami e sarò felice di leggerlo e aiutarti a mantenere la giusta coerenza.</p>								</div>
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									<h2>Cambiare il punto di vista</h2><p>Cambiare punto di vista dalla prima alla terza persona, o viceversa, all’interno dello stesso libro di solito è sconsigliato. <strong>Cambiare la prospettiva da cui si raccontano i fatti, la distanza che si ha da essi, provoca un effetto straniante per i lettori</strong> e si corre il rischio che non ci sia la giusta immedesimazione.</p><p>Si rischia anche che <strong>si perda la sospensione dell’incredulità da parte dei lettori</strong>, che partecipano alla finzione narrativa prendendo per vero ciò che accade, pur sapendo che non è reale.</p><p>Il fatto che sia sconsigliato non significa che non sia possibile o che farlo comporti di scrivere un libro che non verrà apprezzato. Significa però che <strong>si devono maneggiare molto bene questi strumenti narrativi per creare un’opera originale e piacevole</strong>.</p><p>Se invece il cambio di punto di vista avviene “per caso”, perché non si è riflettuto abbastanza su ciò che si sta scrivendo prima di iniziare a farlo, allora aumenta il rischio che l’effetto finale non sia quello sperato.</p><p>Cambiare punto di vista è diverso da cambiare narratore e avere quindi punti di vista multipli, perché questa, come abbiamo visto, è una tecnica comune. Anche in questo caso però <strong>vanno gestiti bene per evitare che la narrazione risulti troppo frammentata</strong>. In ogni caso è sconsigliato cambiare punto di vista all’interno dello stesso capitolo, meglio dedicare capitoli diversi (o sezioni diverse) a narratori diversi.</p>								</div>
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									<h2>Narratore e punto di vista nella scrittura autobiografica</h2><p>La scrittura autobiografica <strong>è un genere in cui accade qualcosa di diverso</strong> rispetto a quanto raccontato finora.<br />Ricordiamo innanzitutto che ci sono delle <a href="https://www.letiziabadioli.it/differenza-tra-biografia-e-autobiografia/">differenze tra biografia e autobiografia</a> e che qui stiamo parlando di quest’ultima, perché per la biografia non vale quello che stiamo per dire.</p><p>Ricordiamo anche sebbene raccontare di sé sembri un’operazione diversa da scrivere un romanzo, <b>anche questo genere ha le sue regole</b> ed è bene sapere <a href="https://www.letiziabadioli.it/come-scrivere-un-libro-autobiografico/">come scrivere un libro autobiografico</a>.</p><p>Per quanto riguarda il punto di vista, <strong>nella scrittura autobiografica si ha il particolare caso in cui autrice o autore, narratore e protagonista coincidono</strong>. Il narratore è naturalmente interno e le vicende sono raccontate in prima persona.</p><p>Mentre nei romanzi non autobiografici si specifica sempre che autore e narratore non sono la stessa persona e che quello che viene espresso dal narratore o dai personaggi non necessariamente rispecchia le opinioni e i pensieri di chi scrive, in questo caso invece <strong>c&#8217;è sovrapposizione tra i vari ruoli</strong> e questo crea un effetto particolare anche in chi legge, sebbene formalmente non vi sia differenza con una comune opera di fiction.</p>								</div>
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									<h2>In conclusione</h2><p>Come abbiamo visto <strong>conoscere come funziona il punto di vista narrativo è un aspetto che non si può ignorare quando si scrive un libro</strong>.</p><p>Anche se molte scelte avvengono in modo automatico e quando si ha un’idea o un’ispirazione ci si getta “di pancia” sulla scrittura, è comunque opportuno <strong>fare una riflessione prima di andare molto avanti con la prima stesura</strong>.</p><p>Ma se si vuole <a href="https://www.letiziabadioli.it/autopubblicare-un-libro/">autopubblicare un libro</a> oppure<strong> inviarlo alle case editrici è fondamentale sottoporlo a una valutazione esterna o, ancora meglio, a un editing professionale</strong> per assicurarsi che non ci siano problemi strutturali che comprometterebbero l’efficacia della narrazione.</p><p>Se vuoi una consulenza, <strong>una prova gratuita di editing su qualche pagina del tuo libro</strong> o fare una chiacchierata su questi temi, clicca sul bottone qui sotto e inviami un messaggio. Ti aspetto.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/punto-di-vista-narrativo/">Il punto di vista narrativo: cos&#8217;è e come sceglierlo</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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