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	<title>Editing Archivi - Letizia Badioli, Editing e Scrittura</title>
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	<title>Editing Archivi - Letizia Badioli, Editing e Scrittura</title>
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		<title>Perché è importante fare l’editing di un libro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Badioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 May 2025 10:09:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un momento, tra quando si finisce di scrivere un libro e quando il libro stesso è pronto per essere pubblicato e letto, in cui sul manoscritto vengono fatti una serie di interventi che rispondono al nome di editing. Che cos&#8217;è l&#8217;editing di un libro Il vocabolario Treccani definisce l’editing come la “cura redazionale di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/editing-libro-perche-e-importante/">Perché è importante fare l’editing di un libro</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="2227" class="elementor elementor-2227" data-elementor-post-type="post">
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									<p>C’è un momento, tra quando si finisce di scrivere un libro e quando il libro stesso è pronto per essere pubblicato e letto, in cui sul manoscritto vengono fatti una serie di interventi che rispondono al nome di <strong>editing</strong>.</p><h2><strong>Che cos&#8217;è l&#8217;editing di un libro</strong></h2><p>Il vocabolario <a href="https://www.treccani.it/vocabolario/editing/" target="_blank" rel="noopener">Treccani</a> definisce l’editing come la “cura redazionale di un testo per la pubblicazione, cioè lettura attenta intesa a verificare la correttezza di ortografia, grammatica, sintassi, l’organizzazione strutturale del testo e la sua coerenza interna, l’adeguatezza dello stile, l’esattezza e la rispondenza alla realtà delle asserzioni scientifiche, storiche, ecc.”</p><p>Si tratta, infatti, di<strong> una revisione approfondita del testo</strong>, che prende in considerazione vari aspetti dell’opera e che ha lo scopo di <strong>rendere il libro migliore sotto molteplici punti di vista</strong>.</p><p>Ciò che molti scrittori e scrittrici esordienti spesso ignorano è che esistono vari tipi di editing, e che, per ogni libro, <strong>è necessario l’intervento di un editor non solo prima della pubblicazione</strong>, ma anche <strong>prima di inviare il manoscritto alle case editrici</strong>.</p><p>Ma partiamo dall&#8217;inizio.</p>								</div>
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									<h2>Perché l’editing è fondamentale</h2><p>Supponiamo di aver scritto una bella storia. La trama è avvincente, i personaggi sono interessanti, la sintassi è corretta. L’abbiamo fatta leggere a parenti e amici, a qualche beta-reader o a persone interessate al genere a cui il libro appartiene e che si sono rese disponibili a dare un parere, e tutti lo hanno apprezzato e ci hanno detto che è bello.</p><p>A questo punto<strong> siamo convinti che sia pronto</strong> per essere inviato alle case editrici, oppure decidiamo di diventare editori di noi stessi, cerchiamo qualcuno che ce lo impagini e realizzi una bella copertina e lo <a href="https://www.letiziabadioli.it/autopubblicare-un-libro/">autopubblichiamo</a>.</p><p>Purtroppo, quello che spesso non mettiamo in conto è che <strong>è molto probabile che nessuna casa editrice ci contatti</strong> per dirci che sono interessati, o che <strong>le nostre vendite siano limitate</strong>.</p><p>E come mai accade questo?</p><p>Una delle motivazioni più probabili è che <strong>non è stato fatto un editing professionale sul manoscritto prima dell’invio alle case editrici o prima del self publishing</strong>.</p><p>Un libro o un racconto che non è stato editato, oltre a presentare eventuali refusi, errori di battitura o grammaticali (per eliminare i quali sarebbe sufficiente anche solo una buona correzione di bozze) <strong>potrebbe avere delle piccole o grandi incoerenze interne</strong> delle quali lo scrittore o la scrittrice ha molta difficoltà ad accorgersi.</p>								</div>
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									<h2>Errori comuni e come l&#8217;editing può evitarli</h2><p>Quando scriviamo abbiamo ben in mente la storia e <strong>può capitare che si omettano dei dettagli che per noi sono chiari ma per chi legge non lo sono altrettanto</strong>. Parenti e amici che leggono il nostro manoscritto di solito non hanno le competenze tecniche per rilevare i problemi, anche quelli più evidenti, e potrebbero non dedicarcisi con la dovuta attenzione o avere timore di farci restare male se ci muovono delle critiche. Non dimentichiamo che<strong> lettori e lettrici non sono editor</strong>, <strong>non è il loro ruolo segnalare errori</strong>, quello che fanno è dare un giudizio basato sul proprio gusto e sulla propria sensibilità.</p><p>A volte <strong>ci sono problemi</strong> <strong>strutturali</strong>, <strong>la storia non ha basi solide</strong> e si fa un eccessivo ricorso a stratagemmi o <em>deus-ex-machina</em> che indeboliscono la trama. Altre volte i personaggi non hanno un <strong>arco di trasformazione</strong> opportuno ma entrano o escono dalla storia senza subire cambiamenti, senza lasciare un’impronta. <strong>Gestione del narratore e del <a href="https://www.letiziabadioli.it/punto-di-vista-narrativo/">punto di vista narrativo</a></strong>, poi, sono altri aspetti che spesso generano problemi. </p><p>Quando si svolge l’editing <strong>capita anche di imbattersi in errori di piccola entità </strong>che, se non vengono corretti, rischiano di far apparire un po’ sciatto il libro o il racconto.</p><p>Ho editato storie in cui alcuni personaggi secondari a un certo punto cambiavano nome perché l’autrice o l’autore aveva deciso così, dimenticando però di apportare le modifiche nelle pagine precedenti. Oppure personaggi che portano a passeggio il cane ma poi il cane scompare e di lui non se ne sa più niente per il resto della storia. Per non parlare di genitori a cui cambia il numero dei figli nel corso delle pagine, oppure quelli che a un certo punto senza motivo si scopre che fanno un altro lavoro rispetto a quello iniziale, oppure hanno un diverso colore dei capelli, sono più alti o più bassi.</p><p>Questo tipo di problemi non sconvolgono la trama e si potrebbe dire che siano trascurabili, però <strong>la cura dei dettagli rende un’opera più bella e gradevole, evitando spiacevoli sensazioni in chi legge</strong>.</p>								</div>
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									<h2>Perché è importante fare l’editing del tuo libro prima di inviarlo a una casa editrice</h2><p>Di solito una casa editrice affida ai propri editor il lavoro di revisione editoriale di un libro prima della pubblicazione, per cui viene da chiedersi <strong>come mai sia necessario commissionare l&#8217;editing a un o una professionista prima di inviarlo a qualcuno che comunque lo revisionerà di nuovo</strong>.</p><p>Ci sono almeno due motivi.</p><ul><li>Il primo è che <strong>non tutte le case editrici sono abbastanza grandi e strutturate da poter avere al proprio interno uno o più editor che si occupino della revisione del testo</strong> prima della pubblicazione. A volte viene fatta solo una correzione di bozze per eliminare i refusi o gli errori più evidenti, ma non si lavora sulla trama, sui personaggi e sui molti altri aspetti che caratterizzano un libro. Si rischia quindi di dare alle stampe un&#8217;opera che non è pronta per essere pubblicata.</li><li>Il secondo è che <strong>le case editrici, soprattutto quelle medio-grandi, ricevono un numero esorbitante di manoscritti da valutare</strong>. Quali è più probabile che siano invogliati a leggere? Senza dubbio quelli che fin dalle prime pagine si presentano ben scritti, in cui non solo non ci sono refusi, ma che hanno un incipit accattivante, in cui la tensione narrativa spinge fin da subito a continuare a leggere, in cui i personaggi sono ben presentati, il tono di voce è chiaro e coerente, e così via.</li></ul><p>Per questo, <strong>prima di mandare un manoscritto a una casa editrice è fondamentale, per non essere scartati subito, che il libro sia passato tra le mani di una figura professionale</strong> in grado di correggere quei problemi che a un occhio esperto sono evidenti fin dalla prima lettura.</p><p>Se sei in questa fase, ma anche se devi ancora terminare la scrittura del tuo libro, contattami per sapere come posso aiutarti.</p>								</div>
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									<h2>Le fasi dell’editing</h2><p>Una volta che abbiamo capito che l’editing è fondamentale se si vuole pubblicare un libro al massimo delle sue potenzialità, vediamo come si svolge questa attività.</p><p>Si tratta di un lavoro che l’editor in gran parte fa in autonomia, ma che ha molti momenti di condivisione con l’autore o l’autrice.</p><p>Specifichiamo subito che editare un manoscritto non significa che una persona diversa da chi l&#8217;ha pensato e scritto ne stravolgerà il contenuto, la forma o lo stile. <strong>L’editor non prende decisioni al posto di chi ha scritto il libro</strong> e nessuno scrittore o scrittrice viene estromesso durante la revisione.</p><p><strong>Si parte con un incontro</strong>, di persona o in videochiamata, ma basta anche una telefonata o uno scambio di mail, in cui ci si conosce, si parla del libro, di quali sono le ambizioni e le speranze di chi lo ha scritto, di quale tipo di intervento c’è da fare sul testo. Di solito <strong>viene fatta anche una prova su qualche pagina</strong>, giusto per rendersi conto di come viene svolto il lavoro.</p><p>L’editor poi riceve il manoscritto, lo legge con attenzione e inserisce a lato del testo i commenti necessari. Può suggerire anche delle modifiche direttamente all’interno del testo, lasciandole in evidenza come revisioni, perché <strong>l’ultima parola deve essere sempre dell’autrice o dell’autore</strong>, che può accettare o rifiutare tali interventi e che riflette sui suggerimenti ricevuti nei commenti e apporta le modifiche opportune.</p><p>Dopo questa fase di riscrittura, <strong>il lavoro torna di nuovo all’editor, per un secondo “giro” di editing</strong>, se concordato. Possono anche esserci ulteriori interventi, tutto dipende da come si stabilisce di lavorare.</p><p><strong>Ma che cosa viene controllato durante un editing?</strong> Dipende dal tipo di editing.</p>								</div>
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									<h2>I tipi di editing</h2>								</div>
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									<p>L’editing è un tipo di lavoro molto vario e sfaccettato e cambia ogni volta.</p><p><strong>Non si lavora allo stesso modo su due libri diversi</strong>, perché ognuno ha le sue peculiarità e, inoltre, non si può prescindere dal conoscere caratteristiche e aspirazioni di chi lo ha scritto.<br />Per semplicità possiamo dividere i tipi di intervento di editing che si fanno su un testo in due grandi gruppi:</p><ol><li><strong>Editing stilistico</strong>, detto anche editing leggero, micro editing, copy editing, in cui si fa attenzione in particolare a: lessico, sintassi, ortografia e grammatica in generale, cliché, figure retoriche,  anacronismi, ripetizioni, punteggiatura e così via. Si sta anche attenti che le scelte stilistiche siano coerenti in tutto il testo.</li><li><strong>Editing strutturale</strong> o contenutistico, chiamato anche profondo, macro editing, content editing, in cui si evidenziano i punti di forza e di debolezza del testo, si ragiona su trama, personaggi, arco temporale, ritmo della narrazione, punto di vista e narratore, efficacia dei dialoghi e dell’incipit, e vari altri aspetti tecnici.</li></ol><p>Il tipo di editing che viene effettuato su un testo <strong>varia anche in base al tipo di libro che si deve editare</strong>, ad esempio se si tratta di un romanzo o di un saggio, o secondo la fascia di età a cui è destinato.</p>								</div>
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									<h2><strong>Scegliere il giusto editor</strong></h2><p>Affidare a qualcuno la cura della propria opera è come affidare una parte di sé, perché <strong>scrivere un libro, soprattutto un romanzo o un’<a href="https://www.letiziabadioli.it/come-scrivere-un-libro-autobiografico/">autobiografia</a>, è un atto intimo e personale</strong>. In ogni libro mettiamo qualcosa di noi ed è importante che venga rispettato e trattato con cura.</p><p>Si deve fare attenzione, perciò, e <strong>scegliere un editor con cui ci si sente a proprio agio, di cui ci si fida</strong> perché si sa che tratterà la nostra opera proprio come faremmo noi e lavorerà per renderla migliore possibile.</p><p>Tra editor e scrittrice o scrittore si instaura un rapporto lavorativo molto particolare. Durante la revisione ci sono scambi di opinioni sul testo, richieste di chiarimento e a me capita di trovarmi a scherzare su qualche aspetto divertente del libro o di condividere riflessioni più profonde sulla scrittura, ma talvolta anche sulla vita in generale.</p><p><strong>Il supporto che fornisco non è soltanto di tipo tecnico, ma sfocia anche in quello emotivo</strong>. Gli scrittori e le scrittrici esordienti sono spesso presi dai dubbi e dalle incertezze, hanno il timore di non essere all’altezza degli obiettivi che si sono posti, hanno paura che il loro libro non riscuoterà successo. Il mio compito è anche quello di tenere alto il morale in vista della meta, dare consigli su quali case editrici potrebbero essere le più adatte per quel testo, oppure supportare nel corso del processo di <a href="https://www.letiziabadioli.it/autopubblicare-un-libro/">self-publishing</a> o redigere una <a href="https://www.letiziabadioli.it/sinossi-libro/">sinossi</a>.</p><p>Al termine dell’editing di solito conosco il libro bene quanto chi lo ha scritto, l’ho letto molte volte, ci ho riflettuto, ci abbiamo riflettuto molto insieme, ne abbiamo parlato e <strong>siamo diventati una squadra che punta allo stesso obiettivo</strong>.</p><p>E, si sa, <strong>avere qualcuno al proprio fianco a volte può fare la differenza.</strong></p><p>Se cerchi una persona che ti aiuti a raggiungere il tuo obiettivo, <a href="mailto:%20info@letiziabadioli.it">scrivimi</a> per fissare un primo <strong>colloquio gratuito</strong>.</p>								</div>
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									<h2><strong>Quanto costa l’editing?</strong></h2><p>Non c’è un prezzo fisso per questo tipo di lavoro, <strong>è necessario leggere almeno qualche pagina del manoscritto</strong> per rendersi conto dell’entità degli interventi da fare e stabilire un prezzo di conseguenza.</p><p><strong>Il costo di solito è espresso a cartella editoriale</strong> (una cartella editoriale è composta da 1.800 caratteri spazi inclusi). Indicare un prezzo a forfait oppure dare una cifra senza aver prima visionato il libro non è quasi mai opportuno.</p><p>Nella ricerca di un editor non è sufficiente chiedere qual è il costo a cartella editoriale, perché si deve anche sapere che cosa comprende quel prezzo, ossia <strong>quale tipo di intervento viene fatto e quanti giri di editing sono compresi</strong>.</p><p>Come accade spesso, più si è chiari fin dall’inizio e più il lavoro procederà bene e con soddisfazione di tutti.</p>								</div>
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									<h2 style="font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-style: normal; text-align: justify;">Ma l’editing è davvero così importante?</h2><p>Sì, come abbiamo detto l’editing è fondamentale.</p><p>Anche le opere dei più grandi scrittori e delle più grandi scrittrici vengono sottoposti a una revisione professionale.</p><p>Teniamo ben presente che <strong>non si tratta di ricevere un giudizio, ma di essere affiancati da una persona preparata che può dare suggerimenti preziosi</strong>, aiutare a essere scelti dalle case editrici o auto-pubblicare un libro di qualità, che si differenzi nell’enorme offerta editoriale del self publishing.</p><p><strong>Investire tempo e risorse in un editing completo è una scelta responsabile</strong> che molti autori o autrici scelgono di fare e, a sentire quello che mi dicono a lavoro concluso, non potrebbero più farne a meno.</p><p>Se vuoi conoscere ancora meglio l’editing o <strong>ricevere una prova gratuita</strong> su alcune pagine del tuo manoscritto, contattami facendo clic sul bottone sottostante.</p><p><strong>Ti aspetto per parlare del tuo libro e per farlo splendere come merita.</strong></p>								</div>
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		<title>Come scrivere un libro autobiografico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[wp_11063288]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2025 19:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Autobiografia]]></category>
		<category><![CDATA[Editing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scrivere un racconto o un libro autobiografico è un desiderio che accomuna molte persone, ma in tanti ritengono di non aver vissuto o di non vivere una vita abbastanza originale o “importante” da poterla raccontare tra le pagine di un libro. La storia dell’autobiografia ci riporta esempi di uomini illustri del passato che si sono [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/come-scrivere-un-libro-autobiografico/">Come scrivere un libro autobiografico</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="4172" class="elementor elementor-4172" data-elementor-post-type="post">
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									<p><b>Scrivere un racconto o un libro autobiografico è un desiderio che accomuna molte persone</b>, ma in tanti ritengono di non aver vissuto o di non vivere una vita abbastanza originale o “importante” da poterla raccontare tra le pagine di un libro.</p><p>La <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Autobiografia" target="_blank" rel="noopener">storia dell’autobiografia</a> ci riporta esempi di <strong>uomini illustri</strong> del passato che si sono cimentati nella scrittura autobiografica e, nell’elenco dei primi sperimentatori di questo genere letterario, <strong>le donne sono praticamente assenti</strong>. Tuttavia, il pensiero che si debba essere stati condottieri, eroi, pensatori, presidenti, sportivi di successo, santi, navigatori o genericamente uomini per scrivere di sé è ormai superato.</p>								</div>
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									<p><b>Anche nelle vite apparentemente ordinarie si nascondono germogli di straordinarietà</b>, basta riconoscerli e saperli coltivare con le giuste parole. E ciò vale <b>per uomini e donne</b> senza distinzioni. Le donne, poi, hanno davvero molto da raccontare, perché <b>hanno sempre avuto poco spazio per parlare di sé</b>.</p><p>Inoltre, si può decidere di scrivere un&#8217;autobiografia anche <b>per compiere un atto di riflessione sulla propria vita</b>, o per ripercorrere il passato e trarre giovamento dalla <a href="https://www.letiziabadioli.it/scrittura-autobiografica-terapeutica/">scrittura autobiografica terapeutica</a>.</p><p>Una volta appurato che <b>tutti quanti possiamo raccontare la storia della nostra vita</b>, o una parte di essa, e che questa attività può anche apportarci dei benefici, vediamo adesso <b>come scrivere un libro autobiografico</b>.</p>								</div>
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									<h2>Primi passi nella scrittura autobiografica</h2><p>Prima di iniziare a scrivere è importante porsi alcune domande e fare delle scelte che determineranno il tipo di libro che realizzeremo.</p><h3>Chiedersi perché scriviamo</h3><p>Partiamo dal domandarci <b>perché stiamo scrivendo un libro autobiografico</b>.</p><p>Le ragioni possono essere molte, tra cui:</p><ul><li><b>per scopi terapeutici</b>, perché vogliamo <b>osservare la nostra vita da un punto di vista diverso</b>, grazie al filtro della memoria, e darci la possibilità di esternare sentimenti a lungo sopiti o ignorati, ma anche prendere le distanze dal passato al fine di iniziare una nuova vita;</li><li>perché a un certo punto <b>ci siamo resi conto che anche la nostra vita ha degli elementi di straordinarietà</b> proprio come le altre esistenze di cui leggiamo nei libri o che vediamo nei film e vogliamo raccontarli, sapendo anche di poter essere di esempio per altre persone che si trovano in una situazione simile;</li><li><b>per ritrovarci protagonisti della nostra vita</b> e non semplici comparse, e soddisfare il desiderio di parlare finalmente di noi.</li></ul><h3>Scegliere il sottogenere</h3><p>Autobiografia, memoir, autofiction, diario: abbiamo molte possibilità, ma <b>vediamo quali sono le differenze</b> per fare la scelta più opportuna.</p><p>Sono tutti <b>sottogeneri del genere autobiografico</b> e, anche se sono molto somiglianti, hanno delle caratteristiche peculiari che fanno sì che questi termini non siano proprio dei sinonimi.</p><ul><li><b>L’autobiografia è il racconto della vita, in ordine cronologico, di una persona di solito illustre o conosciuta</b>, in cui si elencano fatti che possono essere verificabili. Può essere scritta anche da persone non famose che però hanno vissuto eventi che hanno rilevanza dal punto di vista storico, scientifico o altro.</li><li><b>Il memoir, o memorialistica, è il ricordo personale, privato di una persona che attinge al suo vissuto per rielaborare un evento</b> dandogli un significato unico e particolare, frutto della sua esperienza e delle sue emozioni. Chiunque può scrivere un memoir dando testimonianza di un’epoca storica, di una vicenda familiare, di un contesto sociale e non serve aver vissuto esperienze particolari per dedicarsi a questa forma di scrittura, perché <b>è la prospettiva di chi rielabora il ricordo a rendere interessante il racconto</b>.</li><li>L’<b>autofiction</b> è un sottogenere letterario in cui, come nei due precedenti, il protagonista coincide con l’autore perché hanno lo stesso nome e hanno, all’incirca, le stesse caratteristiche, ma <b>quello che viene raccontato non è detto che sia accaduto davvero a chi sta scrivendo</b>. Non si sa quindi quanto la vicenda narrata sia aderente alla realtà o vi prenda solo spunto.</li><li><b>Il diario è un tipo di racconto in ordine cronologico in cui i fatti accaduti vengono annotati con un registro intimo e personale</b>, spesso spontaneo, a volte evocativo dell&#8217;urgenza di raccontare, oppure del bisogno di rielaborare i pensieri alla luce di quanto è accaduto o non è accaduto nella propria vita. Può avere una forma più letteraria, pensata per essere letta anche da altre persone, oppure essere esclusivamente personale.</li></ul><p>Attenzione, infine, a non confondere <a href="https://www.letiziabadioli.it/differenza-tra-biografia-e-autobiografia/">biografia e autobiografia</a>, perché sebbene sembrino simili sono comunque due generi diversi. La differenza principale sta nel fatto che la biografia racconta la vita di qualcun altro, e di solito lo fa in ordine cronologico.</p><h3>Chiedersi per chi scriviamo</h3><p>Il passo successivo è chiedersi se <b>abbiamo intenzione di rendere pubblico il nostro libro</b> e farlo leggere, quindi, anche ad altre persone oppure no.</p><p>Se il libro sarà divulgato è bene <b>distinguere tra i potenziali lettori</b>, ossia stabilire se è destinato solo a parenti e amici oppure a chiunque (cioè pubblicato da una casa editrice oppure <a href="https://www.letiziabadioli.it/autopubblicare-un-libro/">autopubblicato</a> e venduto su piattaforme come Amazon o IBS).</p><p>Questa distinzione serve per <b>capire quale linguaggio utilizzare e il grado di dettaglio a cui scendere</b>.</p><p><b>Se è destinata a un pubblico di persone che conosciamo</b> e con cui abbiamo una storia comune, possiamo permetterci di dare per scontati vari dettagli o gli antefatti degli avvenimenti che raccontiamo. Anche il contesto sociale e geografico non avrà bisogno di eccessive descrizioni, perché noto o condiviso con i lettori.</p><p><b>Se invece i potenziali lettori sono degli sconosciuti</b> si dovrà fare molta attenzione a non omettere dettagli importanti e descrizioni veritiere, esattamente come faremmo in un romanzo di fiction.</p><p>Ma può esserci anche il <b>caso in cui l’autobiografia è soltanto per noi</b>, come ad esempio un diario personale, e allora possiamo utilizzare il linguaggio che vogliamo, descrivere quello che più ci piace e omettere tutto quello che non ci va di scrivere. Non ci sono regole e ci si può sentire liberi di esprimerci come meglio crediamo.</p><h3><strong>Stabilire di cosa vogliamo parlare</strong></h3><p>Affinché il nostro libro autobiografico sia una vera opera letteraria è necessario che <b>non sia solo un elenco di fatti o di pensieri, ma ruoti intorno a un tema</b>. Con la nostra scrittura trasmettiamo un messaggio ed è necessario avere ben chiaro quale vogliamo che sia.</p><p>Potremmo anche voler soltanto parlare di noi stessi, raccontare la nostra vita senza un fine specifico, senza aver pensato a come strutturare il libro, tuttavia dovremmo domandarci per quale motivo una persona dovrebbe voler leggere questa nostra storia. <b>Se non siamo in grado di incuriosire i lettori, probabilmente il risultato non sarà un libro ma una raccolta di fatti e di riflessioni personali, anche di valore, ma prive di una struttura narrativa</b>.</p><p>Vediamo come fare affinché tale struttura invece sia presente.</p>								</div>
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									<h2>Strutturare la storia</h2><p>Struttura in tre atti, viaggio dell’eroe e viaggio dell’eroina sono alcuni degli schemi più classici e più noti a cui possiamo rifarci per impostare la nostra narrazione.</p><p>Vediamone una brevissima sintesi.</p><h3>Struttura in tre atti</h3><p>La struttura in tre atti è un modello già descritto da Aristotele e che ritroviamo un po’ ovunque, nei libri e nei film. È un tipo di schema che ci è sicuramente familiare e che è composto appunto da tre atti:</p><ol><li><b>il primo atto</b> prevede la presentazione del mondo in cui vivono e si muovono i protagonisti, e dove avviene l’evento scatenante, il colpo di scena;</li><li><b>il secondo atto</b> contiene lo sviluppo centrale della storia, con la crisi, lo svolgimento dei vari conflitti e un secondo colpo di scena;</li><li><b>il terzo atto</b> ha a che fare con la risoluzione, il ritorno alla normalità, anche se il mondo risulta trasformato rispetto a come era stato presentato nel primo atto.</li></ol><h3>Viaggio dell&#8217;eroe</h3><p>Il viaggio dell’eroe è la teoria narratologica che <strong>Christopher Vogler</strong> ha elaborato nel libro che si intitola, appunto, <em>Il viaggio dell’eroe</em>, e che si rifà agli studi sui miti di varie civiltà del mondo di <b>Joseph </b><strong>Campbell </strong>e al suo libro <i>L&#8217;eroe dai mille volti</i>.</p><p>Vogler teorizza e schematizza una serie di <b>passi che l’eroe, ossia il protagonista, deve compiere lungo il proprio cammino e le figure archetipiche che può incontrare</b>, come il mentore, il guardiano della soglia, o l’ombra. Si parte dalla <b>descrizione del mondo ordinario, ossia la situazione di partenza</b>, e si passa poi alla chiamata all’avventura, le varie prove, l’avvicinamento alla caverna, la prova più importante e la ricompensa.</p><p>Anche se sembra una struttura adatta a generi che hanno a che fare con l’avventura o il fantasy, in realtà<b> è molto usato per tutti i tipi di narrazioni</b>.</p><h3>Viaggio dell&#8217;eroina</h3><p>Il viaggio dell’eroina, teorizzato da <b>Maureen Murdock</b> in risposta alle teorie di Campbell che volevano la donna come meta del viaggio dell’eroe e non come <b>protagonista (del libro o, trattandosi qui di autobiografia, della propria vita)</b>, ci presenta un tipo di viaggio in cui l’eroina (che non deve essere necessariamente una donna, ma una persona che non vuole ricalcare gli schemi tipicamente maschili e patriarcali di interpretazione della realtà) va alla ricerca della propria identità.</p><p>Questo viaggio è composto da dieci tappe che possono anche non essere affrontate in ordine, e che <b>aiutano nel processo di introspezione, che in ambito autobiografico ha un valore ancora maggiore</b>.</p>								</div>
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									<h2 style="font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-style: normal; text-align: justify;">Scegliere il punto di vista</h2><p><b>Un libro autobiografico generalmente è scritto in prima persona</b>, in particolare il memoir, ma non è una regola stringente e ci sono autrici e autori che si sono trovati meglio a ripercorrere il proprio passato narrando in terza persona, soprattutto se avevano vissuto <b style="font-size: 17px; background-color: var( --e-global-color-secondary ); letter-spacing: 1.2px;">situazioni particolarmente traumatiche</b><span style="font-size: 17px; background-color: var( --e-global-color-secondary ); letter-spacing: 1.2px;"> e parlarne come “io” era troppo doloroso.</span></p><p>Più in generale, <b><a href="https://www.letiziabadioli.it/punto-di-vista-narrativo/">il punto di vista narrativo</a> può essere in prima, seconda o terza persona singolare</b>.</p><p><b>La prima persona si ha quando la voce narrante è quella di un personaggio</b>, sia esso il protagonista o un personaggio secondario. Ha il vantaggio di essere <b>più coinvolgente rispetto agli altri punti di vista</b>, ma ha tutte le limitazioni date dal dover seguire una sola persona, e sapere e vedere solo quello che lui o lei sa e vede.</p><p><b>La seconda persona è quella meno utilizzata e più difficile da gestire</b>, perché è come se il personaggio parlasse a sé stesso dandosi del “tu”. Tra gli aspetti negativi c’è anche il fatto che non risulta molto coinvolgente.</p><p><b>La terza persona è quella che permette maggiore libertà di movimento</b>. Può essere:</p><ul><li><strong> limitata</strong>, quando si seguono pensieri e movimenti di un solo personaggio, se è singola, o di più personaggi se è m<span style="font-size: 17px; background-color: var( --e-global-color-secondary ); letter-spacing: 1.2px;">ultipla</span><span style="font-size: 17px; background-color: var( --e-global-color-secondary ); letter-spacing: 1.2px;">,</span></li><li><strong>oggettiva</strong>, quando non entra nella mente di nessun personaggio e quindi quello che possiamo apprendere passa necessariamente da dialoghi e azioni,</li><li><strong>onnisciente</strong>, quando sa tutto, anche ciò che è sconosciuto ai personaggi che compiono le azioni.</li></ul>								</div>
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									<h2>Da chi farsi aiutare per scrivere un libro autobiografico</h2><p>Abbiamo parlato di molti aspetti tecnici legati a come si fa a scrivere un libro autobiografico e potrebbe sorgere il dubbio che sia <b>un’operazione troppo difficile da fare senza avere conoscenze approfondite di narratologia</b>.</p><p>Premesso che un buon modo per imparare a scrivere è sicuramente quello di leggere molto, ci sono anche altre possibilità per non dover rinunciare al proprio progetto, ossia farsi aiutare da qualcuno.</p><p>Ma da chi? <b>Da una <a href="https://www.letiziabadioli.it/ghostwriter-cosa-fa/">ghostwriter</a>, che scrive per te e con te, o da una editor</b>.</p><h3>Quando rivolgersi a una ghostwriter</h3><p>È abbastanza frequente che io mi trovi ad aiutare le persone a scrivere la loro autobiografia in qualità di ghostwriter, e questo capita nei casi in cui non hanno tempo, non si sentono a loro agio con la scrittura o semplicemente non vogliono farlo e preferiscono che qualcuno scriva al posto loro.</p><p><b>Farsi scrivere il proprio libro autobiografico da qualcun altro non è un controsenso</b>, perché i contenuti, i ricordi e le emozioni sono comunque i propri. Quello che di solito faccio io è dare una forma più narrativa ai pensieri e agli avvenimenti che mi vengono raccontati, ma <b>il viaggio introspettivo e i benefici rimangono tutti alla persona che ha deciso di parlare di sé</b>.</p><h3>Quando chiedere a una editor</h3><p>Se invece <b>hai già scritto o vuoi scrivere l’autobiografia di tuo pugno</b> ma non sai se al termine del lavoro il libro risulterà ben strutturato, c’è l’opzione dell’<a href="https://www.letiziabadioli.it/editing-libro-perche-e-importante/">editing</a>, <span style="font-size: 17px; background-color: var( --e-global-color-secondary ); letter-spacing: 1.2px;">un tipo di intervento che si adatta molto bene anche al genere autobiografico.</span></p><p>Se vuoi saperne di più o avere un <strong>preventivo</strong> <strong>gratuito</strong> non esitare a <strong>contattarmi</strong>.</p>								</div>
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									<h2>Opzioni di pubblicazione di un&#8217;autobiografia</h2><p>Oltre alle consuete scelte di <b>inviare il proprio manoscritto a una casa editrice oppure autopubblicarsi</b>, quando si ha a che fare con un libro autobiografico si può anche pensare di <b>stamparne qualche copia in una </b><strong>tipografia</strong>.</p><p>Questa opzione va bene nel caso in cui si tratti di <b>un testo che non vogliamo mettere in vendita ma regalare </b>a qualche parente o amico, o far rimanere in famiglia.</p><p>Anche in questo caso <b>affinché si tratti di un bel ricordo sarebbe bene affidarsi a un editor</b>, che darà i propri suggerimenti, non tanto per arrivare a una struttura narrativa particolarmente accattivante (visto che non si tratta di un’opera letteraria da vendere ma di un caro ricordo personale), ma affinché abbia una forma piacevole e rispecchi l’intento per cui il libro autobiografico è stato scritto: <strong>arrivare al cuore di chi lo leggerà</strong>.</p><p>Teniamo presente che anche se il libro verrà stampato in tipografia, <b>è necessario che sia impaginato e venga realizzata una copertina</b>, come nel caso del self-publishing.</p>								</div>
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									<h2>Aspetti legali</h2><p>Quando decidiamo di scrivere un libro autobiografico <b>scegliamo consapevolmente di parlare di </b><strong>noi</strong>, svelando dettagli intimi e personali nella misura in cui riteniamo opportuno farlo, cercando di essere sempre sinceri.</p><p>Ma <b>se nel racconto compaiono anche altre persone</b>, dovremmo essere sicuri che siano d’accordo di essere nominate, descritte o che vengano raccontati aneddoti di cui fanno parte anche loro.</p><p><b>Chiedere il </b><strong>consenso</strong> è sempre una buona idea, soprattutto se si ha intenzione di pubblicare il manoscritto, e anche farlo leggere prima della divulgazione può essere un buon accorgimento.</p><p>Questo vale anche nel caso in cui parliamo bene di qualcuno, perché non è detto che quello che a noi sembra positivo lo sia anche per gli altri.</p><p><strong>Cambiare i nomi delle persone</strong> o sacrificare la “verità” (concetto peraltro sfuggente quando si parla di autobiografia, perché c’è sempre di mezzo il filtro dei ricordi) <b>modificando alcuni aneddoti</b> potrebbe metterci al riparo da possibili violazioni della privacy, senza il rischio di scivolare nell’autofiction.</p><p>L’atteggiamento migliore è comunque sempre quello di <b>rivolgersi a uno studio legale esperto di tematiche editoriali</b> e lasciarsi consigliare.</p>								</div>
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									<h2>Ricapitolando</h2><div><p>Se vuoi scrivere un libro autobiografico di successo devi decidere a quale sottogenere appartiene (autobiografia, memoir, autofiction, diario), stabilire se utilizzare la prima o la terza persona singolare, quale struttura narrativa seguire.</p><p><b>Si può anche non pianificare ma andare d’istinto</b>, tuttavia per essere sicuri della buona riuscita è bene possedere qualche infarinatura sulle tecniche di scrittura o aver letto molti libri e riuscire a riproporre una trama solida in modo spontaneo, avendo assimilato bene dagli altri scrittori e scrittrici come si fa.</p><p>In alternativa, è possibile <b>rivolgersi a una ghostwriter nonché editor che aiuti nella stesura o nella rielaborazione del libro</b>, preparandolo per la pubblicazione o l’invio alle case editrici.</p><p>Contattami facendo clic sul bottone qui sotto, oppure <strong>inviami le prime 5 pagine della tua autobiografia per una consulenza gratuita</strong>. Ti aspetto!</p></div>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/come-scrivere-un-libro-autobiografico/">Come scrivere un libro autobiografico</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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		<title>Il punto di vista narrativo: cos&#8217;è e come sceglierlo</title>
		<link>https://www.letiziabadioli.it/punto-di-vista-narrativo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Badioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2024 17:56:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si progetta di scrivere un romanzo o un racconto è naturale pensare a come si svilupperà la trama e quali saranno i personaggi principali e secondari che si muoveranno sulla scena.Ma quante scrittrici e quanti scrittori pianificano anche chi sarà il narratore della loro storia e da quale punto di vista avverrà la narrazione? [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/punto-di-vista-narrativo/">Il punto di vista narrativo: cos&#8217;è e come sceglierlo</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="5110" class="elementor elementor-5110" data-elementor-post-type="post">
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									<p>Quando si progetta di scrivere un romanzo o un racconto è naturale pensare a come si svilupperà la trama e quali saranno i personaggi principali e secondari che si muoveranno sulla scena.<br />Ma quante scrittrici e quanti scrittori pianificano anche<strong> chi sarà il narratore della loro storia e da quale punto di vista avverrà la narrazione</strong>? Detto in altri termini: <b>quanti pensano al </b><strong>punto di vista narrativo</strong>?</p><p>Nel mio lavoro mi è capitato spesso di fare editing su manoscritti che erano stati terminati senza che, prima di iniziare a scrivere o durante la stesura, si fosse riflettuto anche su questo aspetto.</p><p>Considerando che <strong>la scelta del punto di vista narrativo è un elemento che influenza molto la resa finale del romanzo o del racconto</strong>, nonché il grado di coinvolgimento di lettori e lettrici, forse è opportuno soffermarci un po’ su questo tema, per cercare di inquadrarlo bene.</p>								</div>
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									<h2>Cos’è il punto di vista nel testo narrativo</h2><p>Il punto di vista narrativo (<b>PDV</b>, POV in inglese) è <b>l’angolazione da cui è raccontata la storia</b>, ossia è <b>la posizione dalla quale osserviamo lo svolgersi degli eventi</b>.</p><p>A raccontarci gli eventi è il narratore, un personaggio fittizio che non va confuso con l’autore o l’autrice, che invece è la persona reale che ha scritto la storia. <b>Il narratore ci racconta lo svolgersi delle vicende</b> e può essere <b>interno </b>(o <b>omodiegetico</b>), quando partecipa direttamente alla storia come protagonista o come personaggio secondario, oppure <b>esterno </b>(o <b>eterodiegetico</b>), se non è coinvolto nei fatti che vengono narrati.</p><p>La scelta del narratore (interno o esterno) e del punto di vista definiscono <b>se il racconto avviene in prima, seconda o terza persona, determinando anche il livello di profondità della narrazione</b> e, come vedremo più avanti, il coinvolgimento di lettori e lettrici.</p><p>Capire e schematizzare il punto di vista narrativo non è semplice, e tutta questa parte teorica può sembrare una complicazione eccessiva di qualcosa che scrivendo “viene da sé”. Anche se qualche volta le scelte sembrano automatiche o “naturali”, tuttavia <b>è molto importante conoscere prima quali sono tutte le varie opzioni</b>, per non incorrere in errori, come vedremo nei prossimi paragrafi.</p>								</div>
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									<h2>Perché è importante sceglierlo (prima di iniziare a scrivere)</h2><p>È importante scegliere il punto di vista da cui il narratore racconterà la storia prima di iniziare a scrivere perché, se dopo la conclusione della prima stesura si hanno dei ripensamenti o se si sono fatti degli errori (sì, si può sbagliare), <b>porvi rimedio può essere molto costoso in termini di tempo e di fatica</b>.</p><p>Ma come ci si accorge se si è fatto degli errori?</p><p>Di solito<b> è molto difficile rendersene conto da soli </b>e anche chiedere un’attenzione particolare ad amici e parenti che leggono in anteprima il risultato delle nostre fatiche non garantisce che certi problemi emergano.</p><p>Il modo migliore è <b>rivolgersi a un o una editor professionista, che sarà in grado di valutare anche la scelta del narratore e del punto di vista</b> ma, soprattutto, di verificare che venga mantenuta la giusta coerenza lungo tutto il libro. Questo infatti è uno dei motivi per cui <a href="https://www.letiziabadioli.it/editing-libro-perche-e-importante/">è importante fare l’editing di un libro</a>: per individuare tutti quei problemi che rischiano di compromettere la fluidità della lettura e l&#8217;efficacia della narrazione. Una editor esperta può aiutarti a <b>eliminare incoerenze, sbavature stilistiche e discontinuità nel punto di vista</b>, garantendo che il lettore resti sempre coinvolto e che la tua storia risulti coesa e ben strutturata.</p><p>Per cui, <b>se hai già un manoscritto pronto e non sei sicuro o sicura di aver gestito bene il punto di vista</b>, oppure se sei ancora in fase di progettazione e non sai quale scegliere, scrivimi e possiamo parlarne insieme.</p>								</div>
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									<h2>Quali sono i punti di vista narrativi</h2><p>Dopo aver definito cos’è il punto di vista e spiegato come mai è importante fare una scelta consapevole, vediamo adesso quali sono le principali opzioni che abbiamo a disposizione.</p>								</div>
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															<img decoding="async" src="https://www.letiziabadioli.it/wp-content/uploads/2024/09/PuntoDiVista_2.jpg" title="Punto di vista narrativo" alt="Punto di vista narrativo" loading="lazy" />															</div>
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									<p>Teniamo presente che ognuno di questi punti di vista offre una specifica modalità di interazione tra il narratore, i personaggi e il lettore.</p><p>I PDV sono:</p><ul><li><strong>prima persona</strong>,</li><li><strong>seconda persona</strong>,</li><li><strong>terza persona</strong>.</li></ul><p>Vediamoli più in dettaglio, partendo dalla prima persona, proseguendo con la terza e terminando con la seconda, che è la meno usata e forse anche la più difficile da gestire.</p>								</div>
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									<h2>Narrare in prima persona</h2><p>La narrazione in prima persona <b>utilizza un narratore che è anche un personaggio della storia</b>, che parla in prima persona usando il pronome &#8220;io&#8221; (più raramente si trovano libri scritti alla prima persona plurale &#8220;noi&#8221;).</p><p>Questo tipo di narrazione <b>crea una connessione diretta tra il lettore e il narratore, che racconta gli eventi dal proprio punto di vista soggettivo</b>. Non ci sono filtri tra quello che passa nella mente del narratore e chi legge, e la soggettività della sua visione si riscontra in tutti gli elementi della narrazione, perché influenza anche il tono, il registro che viene usato, la maggiore o minore distanza dagli avvenimenti.</p><p>Per scrivere in prima persona <b>si deve pensare come il personaggio, guardare con i suoi occhi</b> e sapere qual è il suo livello di comprensione e di analisi degli avvenimenti. Ad esempio, se seguiamo il punto di vista soggettivo di un personaggio molto ingenuo, questo difficilmente può fare riflessioni articolate o comprendere in profondità gli avvenimenti, ma se durante la storia si evolve, ecco che anche la sua capacità di analisi cambia di conseguenza e questo va mostrato.</p><h3>Opzioni possibili</h3><p>Oltre al narratore semplice, esiste anche la possibilità di <b>utilizzare più di un narratore</b>, con un cambio quindi di punto di vista tra uno e l’altro (o gli altri), che parla comunque in prima persona ed è sempre un personaggio della storia. In questo caso c’è da fare attenzione a non utilizzare più di un narratore all’interno della stessa scena, ma passare da uno all’altro in capitoli diversi. Questo serve per <b>evitare che il lettore sia disorientato e non sappia più bene chi sta pensando cosa</b> e, di conseguenza, con chi immedesimarsi.</p><p>Il narratore con punto di vista in prima persona <b>può anche essere un personaggio secondario e non il protagonista</b>. In questo caso è bene tenere conto che chi narra non ha accesso ai pensieri del personaggio principale intorno a cui ruota la storia, e questo può risultare molto limitante, ma, se ben gestito, offre grandi possibilità narrative.</p><p>Infine accenniamo al <b>narratore inattendibile, quello che ci racconta la sua versione della storia ma può falsare alcuni elementi</b>, creando degli effetti molto interessanti.<br />Vediamo qualche esempio.</p><h3>Esempi di narratore in prima persona</h3><p>Un famoso libro scritto in <strong>prima persona con un solo narratore (interno)</strong> è <em>Il giovane Holden</em> di J.D. Salinger, in cui il protagonista narra le vicende della propria vita con una voce personale e confidenziale.</p><p>Un <strong>punto di vista multiplo in prima persona</strong> si trova nei libri della serie <em>The Kane Chronicles</em> di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rick_Riordan" target="_blank" rel="noopener">Rick Riordan</a>, in cui le prospettive dei due protagonisti Carter e Sadie Kane si alternano in tutti e tre i romanzi che compongono la saga. Un altro esempio è il libro <em>Una famiglia moderna</em> di Helga Flatland, in cui i punti di vista dei tre personaggi, due sorelle e un fratello di nome Liv, Ellen e Håkon, si alternano di capitolo in capitolo.</p><p>Il classico esempio di <strong>narratore che non è protagonista della storia</strong> è <em>Il grande Gatsby</em> di F. Scott Fitzgerald, in cui il vicino di casa di Jay Gatsby, Nick Carraway, racconta la storia del personaggio principale e di quelli secondari, come lui, da una prospettiva che gli consente di osservare e riferire gli eventi che coinvolgono Gatsby anche senza avere accesso ai suoi pensieri.</p><p>È difficile fare un esempio di <strong>narratore inaffidabile</strong> senza fornire qualche spoiler. Mi limiterò a indicare titolo e autrice: <em>L’assassinio di Roger Ackroyd</em>, di Agatha Christie. Un classico, da leggere.</p><h3>Vantaggi e svantaggi della prima persona</h3><p>Quando si sceglie di scrivere un romanzo o un racconto in prima persona, è bene tenere conto del fatto che ci possono essere vantaggi e svantaggi. Vediamoli:</p><ul><li><strong>vantaggi</strong>: il lettore ottiene un accesso diretto ai pensieri e alle emozioni del personaggio che racconta la storia, creando un senso di vicinanza e intimità. Questo tipo di narrazione è particolarmente efficace per storie che si concentrano sullo sviluppo psicologico dei personaggi;</li><li><strong>svantaggi</strong>: il narratore in prima persona è limitato a ciò che vede, sente e conosce lui stesso. Ciò può rendere difficile fornire al lettore una visione d&#8217;insieme degli eventi o di ciò che accade agli altri personaggi. Inoltre, non si può usare questo personaggio come PDV se muore in un punto qualsiasi della storia che non sia l’ultima riga.</li></ul>								</div>
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									<h2>Narrare in terza persona</h2>
<p>Narrare in terza persona significa che<strong> il narratore non è un personaggio della storia, ma è una voce che ce la racconta</strong>. Questo narratore può seguire da vicino le vicende di uno o più personaggi, avere accesso ai suoi pensieri e guardare con i suoi occhi quello che accade, oppure sapere tutto di tutti o, ancora, non avere accesso a nessun fatto intimo ma solo ai dati oggettivi.</p>
<p>A seconda di quali sono i pensieri e le informazioni a cui ha accesso, cambia il tipo di narrazione che si ottiene.</p>
<h3>Alcune opzioni</h3>
<p><b>Il punto di vista in terza persona, può essere limitato, onnisciente o oggettivo</b>. Vediamoli:</p>
<ul>
<li><strong>terza persona limitata</strong>: il narratore ha accesso ai <strong>pensieri di un solo personaggio</strong> e quindi sappiamo solo ciò che lui sa. È simile alla prima persona, ma la differenza sta nel fatto che la storia non ci viene raccontata dal personaggio stesso, sebbene si segua la sua prospettiva. Si tratta quindi ancora di un <b>narratore interno che filtra le vicende con le conoscenze, limitate, del personaggio che segue e di cui conosce anche i pensieri</b>, che sono riportati nella forma indiretta libera, come se fossero parte della narrazione stessa. Se immaginiamo di riprendere le scene con una telecamera, questa sarebbe posta sulla spalla del protagonista ma avrebbe accesso anche ai suoi pensieri. Questa terza persona può essere singola o multipla, come per la prima persona;</li>
<li><strong>terza persona onnisciente</strong>: la voce narrante sa tutto di tutti, conosce i pensieri di ogni personaggio e conosce anche la storia passata e futura di ognuno. <b>È una sorta di divinità che sceglie che cosa raccontarci e cosa no</b>, e le informazioni che ci dà non possono essere messe in discussione, sono verità. Non può esistere, quindi, un narratore onnisciente che sia anche inattendibile;</li>
<li><strong>terza persona oggettiva</strong>: quello che conosciamo della storia emerge solo attraverso i dialoghi e le azioni.<b> Questo tipo di narratore non entra nella testa di nessun personaggio</b> ed è tipico dei romanzi gialli e polizieschi.</li>
</ul>
<h3>Esempi di PDV in terza persona</h3>
<p>Le narrazioni in terza persona sono molte, dalla saga di <em>Harry Potter</em> di J.K. Rowling, a molti romanzi, come <em>Stoner</em> di John Williams e i libri di Jane Austen.</p>
<p>Un esempio tipico di <strong>narratore onnisciente</strong> è<em> I Promessi Sposi</em>, di Alessandro Manzoni, un classico che non ha bisogno di presentazioni.</p>
<p><strong>Il punto di vista oggettivo, invece, come abbiamo detto è caratteristico dei romanzi polizieschi</strong>, ma un altro celebre esempio è il racconto di Ernest Hemingway <em>Colline come elefanti bianchi</em>, in cui il narratore descrive solo ciò che i personaggi dicono e fanno, senza mai entrare nei loro pensieri o sentimenti interiori.</p>
<h3>Vantaggi e svantaggi della terza persona</h3>
<p>Anche quando si vuole utilizzare il punto di vista in terza persona c’è da fare attenzione ai vantaggi e agli svantaggi che questo comporta:</p>
<ul>
<li><strong>vantaggi</strong>: nella terza persona limitata si può scegliere <strong>quale distanza mantenere tra narratore e personaggio</strong> di cui si adotta il punto di vista, per cui si può avere una <strong>terza persona intima</strong>, simile alla prima persona come coinvolgimento del lettore, oppure più distaccata, che comporta una maggiore libertà per chi legge di formarsi una propria opinione autonoma;<strong> il narratore onnisciente, invece, ha molta libertà di movimento</strong>, può entrare in tutti i pensieri e andare avanti e indietro nel tempo; <strong>la terza persona oggettiva è utile nelle narrazioni in cui si vuole trasmettere un senso di imparzialità</strong> e non perdersi in molte riflessioni intime, poiché i pensieri possono essere rivelati solo nei dialoghi o fatti capire tramite le azioni;</li>
<li><strong>svantaggi</strong>: il personaggio di cui seguiamo il punto di vista, nella terza persona limitata, <b>deve essere presente in ogni azione</b> per poter raccontare che cosa accade, proprio come il narratore in prima persona; <b>il narratore onnisciente non è più molto usato</b> perché può sembrare impersonale, distante e a volte risulta difficile da gestire da parte di scrittori e scrittrici perché si corre il rischio di essere troppo dispersivi;<b> la terza persona oggettiva non consente di conoscere i pensieri e mantiene una certa distanza tra lettori e personaggi</b>, a discapito del coinvolgimento emotivo.</li>
</ul>								</div>
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									<h2>Narrare in seconda persona</h2><p>Un narratore che si esprime in seconda persona usa il pronome “tu”, e <strong>anche se sembra che si stia rivolgendo al lettore, in realtà parla al personaggio che agisce sulla scena</strong>.</p><p>Questo è un punto di vista non facile da usare, ma se ci si riesce si può creare un effetto molto coinvolgente, perché anche se non ci si rivolge direttamente a lui o a lei, chi legge è comunque molto coinvolto. Inoltre è un tipo di narrazione meno comune e può emergere tra le tante proposte a disposizione dei lettori.</p><p>Anche con questo tipo di narratore non è facile muoversi sulla scena perché <strong>seguiamo solo un personaggio ed è più difficile approfondire o chiarire quello che sta accadend</strong><b>o</b> in quanto tutto deve essere filtrato attraverso l&#8217;interazione diretta con il &#8220;tu&#8221;.<br />Nei testi lunghi, infine, può risultare molto faticoso sia da scrivere che da leggere.</p><p>Questo particolare stile è presente, ad esempio, nel libro <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Se_una_notte_d%27inverno_un_viaggiatore" target="_blank" rel="noopener"><em>Se una notte d’inverno un viaggiatore</em></a>, di Italo Calvino.</p>								</div>
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									<p>Quando faccio l’editing di un libro presto sempre molta attenzione a narratore e punto di vista, per assicurarmi che ci sia la dovuta coerenza con la scelta operata dalla scrittrice o dallo scrittore tra prima, seconda o terza persona.</p><p>Ma <b>molto spesso questa coerenza non c’è</b>, e mi capita di trovare pagine qua e là in cui per sbaglio si assume un punto di vista diverso da quello mantenuto per tutto il resto del libro.</p><p>Se anche tu <b>hai il dubbio che nel tuo romanzo possa accadere qualcosa del genere</b>, contattami e sarò felice di leggerlo e aiutarti a mantenere la giusta coerenza.</p>								</div>
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									<h2>Cambiare il punto di vista</h2><p>Cambiare punto di vista dalla prima alla terza persona, o viceversa, all’interno dello stesso libro di solito è sconsigliato. <strong>Cambiare la prospettiva da cui si raccontano i fatti, la distanza che si ha da essi, provoca un effetto straniante per i lettori</strong> e si corre il rischio che non ci sia la giusta immedesimazione.</p><p>Si rischia anche che <strong>si perda la sospensione dell’incredulità da parte dei lettori</strong>, che partecipano alla finzione narrativa prendendo per vero ciò che accade, pur sapendo che non è reale.</p><p>Il fatto che sia sconsigliato non significa che non sia possibile o che farlo comporti di scrivere un libro che non verrà apprezzato. Significa però che <strong>si devono maneggiare molto bene questi strumenti narrativi per creare un’opera originale e piacevole</strong>.</p><p>Se invece il cambio di punto di vista avviene “per caso”, perché non si è riflettuto abbastanza su ciò che si sta scrivendo prima di iniziare a farlo, allora aumenta il rischio che l’effetto finale non sia quello sperato.</p><p>Cambiare punto di vista è diverso da cambiare narratore e avere quindi punti di vista multipli, perché questa, come abbiamo visto, è una tecnica comune. Anche in questo caso però <strong>vanno gestiti bene per evitare che la narrazione risulti troppo frammentata</strong>. In ogni caso è sconsigliato cambiare punto di vista all’interno dello stesso capitolo, meglio dedicare capitoli diversi (o sezioni diverse) a narratori diversi.</p>								</div>
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									<h2>Narratore e punto di vista nella scrittura autobiografica</h2><p>La scrittura autobiografica <strong>è un genere in cui accade qualcosa di diverso</strong> rispetto a quanto raccontato finora.<br />Ricordiamo innanzitutto che ci sono delle <a href="https://www.letiziabadioli.it/differenza-tra-biografia-e-autobiografia/">differenze tra biografia e autobiografia</a> e che qui stiamo parlando di quest’ultima, perché per la biografia non vale quello che stiamo per dire.</p><p>Ricordiamo anche sebbene raccontare di sé sembri un’operazione diversa da scrivere un romanzo, <b>anche questo genere ha le sue regole</b> ed è bene sapere <a href="https://www.letiziabadioli.it/come-scrivere-un-libro-autobiografico/">come scrivere un libro autobiografico</a>.</p><p>Per quanto riguarda il punto di vista, <strong>nella scrittura autobiografica si ha il particolare caso in cui autrice o autore, narratore e protagonista coincidono</strong>. Il narratore è naturalmente interno e le vicende sono raccontate in prima persona.</p><p>Mentre nei romanzi non autobiografici si specifica sempre che autore e narratore non sono la stessa persona e che quello che viene espresso dal narratore o dai personaggi non necessariamente rispecchia le opinioni e i pensieri di chi scrive, in questo caso invece <strong>c&#8217;è sovrapposizione tra i vari ruoli</strong> e questo crea un effetto particolare anche in chi legge, sebbene formalmente non vi sia differenza con una comune opera di fiction.</p>								</div>
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									<h2>In conclusione</h2><p>Come abbiamo visto <strong>conoscere come funziona il punto di vista narrativo è un aspetto che non si può ignorare quando si scrive un libro</strong>.</p><p>Anche se molte scelte avvengono in modo automatico e quando si ha un’idea o un’ispirazione ci si getta “di pancia” sulla scrittura, è comunque opportuno <strong>fare una riflessione prima di andare molto avanti con la prima stesura</strong>.</p><p>Ma se si vuole <a href="https://www.letiziabadioli.it/autopubblicare-un-libro/">autopubblicare un libro</a> oppure<strong> inviarlo alle case editrici è fondamentale sottoporlo a una valutazione esterna o, ancora meglio, a un editing professionale</strong> per assicurarsi che non ci siano problemi strutturali che comprometterebbero l’efficacia della narrazione.</p><p>Se vuoi una consulenza, <strong>una prova gratuita di editing su qualche pagina del tuo libro</strong> o fare una chiacchierata su questi temi, clicca sul bottone qui sotto e inviami un messaggio. Ti aspetto.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/punto-di-vista-narrativo/">Il punto di vista narrativo: cos&#8217;è e come sceglierlo</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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		<title>La sinossi di un libro, cos’è e come si scrive</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Badioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jun 2024 08:45:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una volta terminata la scrittura del proprio manoscritto, se siamo intenzionati a inviarlo a una casa editrice ci sono prima alcuni passi da compiere per aumentare le probabilità di essere pubblicati. La prima è senz’altro chiedere un editing del libro, operazione molto importante per poter essere presi in considerazione dagli editori, la seconda è andare sul sito [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/sinossi-libro/">La sinossi di un libro, cos’è e come si scrive</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="4191" class="elementor elementor-4191" data-elementor-post-type="post">
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									<p>Una volta terminata la scrittura del proprio manoscritto, se siamo intenzionati a inviarlo a una casa editrice <b>ci sono prima alcuni passi da compiere per aumentare le probabilità di essere pubblicati</b>.</p><p>La prima è senz’altro chiedere un <a href="https://www.letiziabadioli.it/editing-libro-perche-e-importante/">editing del libro</a>, operazione molto importante per poter essere presi in considerazione dagli editori, la seconda è andare sul sito della casa editrice e <strong>controllare quali sono le modalità per proporsi</strong>.</p>								</div>
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									<p><span style="font-size: 17px; background-color: var( --e-global-color-secondary ); letter-spacing: 1.2px;">Quasi certamente verrà richiesto di accompagnare il manoscritto (o qualche pagina, non sempre deve essere inviato tutto il testo) con una </span><strong style="font-size: 17px; background-color: var( --e-global-color-secondary ); letter-spacing: 1.2px;">sinossi</strong><span style="font-size: 17px; background-color: var( --e-global-color-secondary ); letter-spacing: 1.2px;"> ed è fondamentale che quest’ultima sia impeccabile.</span></p><p>A volte si confonde la sinossi con la descrizione della trama che scriviamo per promuovere il libro e invogliare i possibili lettori all&#8217;acquisto, ma si tratta di due riassunti ben diversi.</p><p>Li vedremo entrambi, ma<strong> partiamo dal capire cos’è la sinossi di un libro e come si fa a scriverla in modo da interessare le case editrici</strong>.</p>								</div>
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									<h2>Cos’è la sinossi di un libro</h2><p>La parola sinossi viene dal greco e il suo <a href="https://www.treccani.it/vocabolario/sinossi/" target="_blank" rel="noopener">significato</a> è “sguardo d’insieme”. Già questo dovrebbe aiutare a capire che cos’è ma, soprattutto, a che cosa serve una sinossi.</p><p>Si tratta del <b>riassunto della storia utilizzato dagli addetti ai lavori delle case editrici o delle agenzie editoriali</b> (talvolta anche dei concorsi letterari) per capire quasi “a colpo d’occhio” <b>se il libro che viene proposto è d’interesse per un’eventuale pubblicazione</b>.</p><p>È quindi un biglietto da visita importante e, anche se una sinossi ben realizzata non implica la pubblicazione, <b>una sinossi scritta male rende molto più difficile essere presi in considerazione da una casa editrice</b>.</p><p>“Anche se il libro è bello e ben scritto?” verrebbe da chiedere. Purtroppo sì. Le case editrici e le agenzie letterarie ricevono decine di manoscritti ogni mese e <b>devono utilizzare dei criteri di selezione</b>. La bontà della sinossi è uno di quelli.</p><p>Ovviamente questa non è una regola, non vale sempre, in tutti i casi. Però <b>è meglio non rischiare</b>.</p><p>Ho parlato di “bontà” della sinossi e di sinossi “impeccabile”, ma questo non riguarda solo la forma perché si deve prestare molta attenzione anche al contenuto. <b>La sinossi deve soddisfare un’esigenza pratica del personale tecnico della casa editrice, ossia capire cosa succede nella storia e se il libro è di loro interesse</b>.</p><p>Da quanto emerso finora sembra piuttosto importante accompagnare il libro con una sinossi ben fatta. <b>Se pensi di non riuscire a scriverla da solo, clicca il bottone sotto e contattami per avere un aiuto professionale</b>. Se invece vuoi fare almeno un tentativo, continua a leggere per scoprire come si fa.</p>								</div>
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									<h2>Come scrivere una sinossi</h2><p>Abbiamo detto che la sinossi è il riassunto della storia, specifichiamo ora quali passi devono essere fatti per scriverlo.</p><ul><li><b>Prima di iniziare a scrivere individua i punti chiave della trama</b>, i personaggi principali e il tema del libro.</li><li><b>Racconta in modo sintetico tutto quello che accade nella storia,</b> <b>in ordine cronologico</b>, partendo dal momento più lontano nel tempo e andando avanti, evitando i flashback. Anche se li hai usati in modo efficace all’interno della trama, tuttavia la sinossi non deve mostrare la tua abilità nel creare intrecci avvincenti ma mettere in luce che il libro ha una storia ben strutturata e in linea con le pubblicazioni della casa editrice.</li><li><b>Metti in risalto il conflitto</b> presente all’interno della storia, quello che scatena gli eventi e quelli minori.</li><li><b>Inserisci anche il finale</b>, senza timore di rovinare la lettura del libro. Chi legge la sinossi vuole sapere tutto, anche come va a finire la storia.</li><li><b>Colloca nel tempo la narrazione e fai capire qual è l’ambientazione</b> e il genere a cui appartiene il libro.</li><li><b>Scrivi in terza persona, al presente indicativo e usa una prosa asciutta</b>, senza fronzoli, prediligendo la chiarezza. Evidenzia se il libro ha uno stile particolare, ma solo se ce l&#8217;ha davvero e senza autocelebrarti.</li></ul>								</div>
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									<h2 style="font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-style: normal; text-align: justify;">Errori comuni nella scrittura della sinossi</h2>
<p>Quando si scrive una sinossi non si deve convincere il personale della casa editrice che il nostro libro è davvero fantastico, <b>si deve mostrarlo</b>.</p>
<p>Alcuni errori comuni, infatti, sono:</p>
<ul>
<li><b>dire che il libro è avvincente, ben scritto o che è una novità assoluta</b>, che colma un vuoto nel panorama editoriale, lasciando intendere che la casa editrice dovrebbe essere quasi onorata di pubblicarci;</li>
<li><b>paragonare il nostro libro a qualche famoso best seller</b> e noi stessi a scrittori o scrittrici acclamati;</li>
<li><strong>inserire tutte le minuzie</strong>, le trame secondarie e i personaggi meno rilevanti.</li>
</ul>
<p><strong>Presentiamo invece un riassunto esaustivo e ben scritto</strong>, focalizzato sulla linea di trama principale e sui protagonisti, che fornisca informazioni chiare e sintetiche.</p>
<h3>Come evitare gli errori</h3>
<p>Per evitare gli errori più comuni ricordiamoci di:</p>
<ol>
<li><b>non usare aggettivi che enfatizzano eccessivamente quello che stiamo raccontando</b>, ma anche metafore o paragoni;</li>
<li><b>non parlare di noi stessi</b>: non raccontiamo perché abbiamo scritto il libro e quali sono le nostre abilità. Il focus è sulla storia, non su di noi;</li>
<li>a meno che non siano particolarmente rilevanti per comprendere l’intera storia, <b>non inserire le sottotrame e i personaggi secondari</b> perché appesantiscono il riassunto e lo rendono meno fruibile;</li>
<li><b>assicurarsi che non ci siano refusi</b>, per cui l<span style="font-size: 20px;">eggiamo tante e tante volte la sinossi: il risultato dovrebbe essere, come già scritto, impeccabile.</span></li>
</ol>								</div>
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									<h2>Come scrivere una sinossi che catturi l’attenzione</h2><p>Il fatto che una sinossi debba essere chiara e concisa, priva di autoreferenzialità e scritta senza ricorrere a una sintassi verbosa, <b>non significa che non debba avere personalità. Anzi.</b></p><p>La sinossi può avere un suo stile e non essere piatta, pur mantenendo le caratteristiche che abbiamo detto.</p><p><b>La sinossi dovrebbe avere un proprio tono di voce</b>, che riflette quello che l’autore o autrice ha usato nel libro. Nel caso in cui lo stile sia ironico, ad esempio, anche la sinossi conterrà dagli elementi che facciano intuire questa ironia di fondo, quindi il tono di voce sarà più leggero senza però esagerare, rimanendo sempre aderenti allo scopo per cui si scrive, che non è mettersi in mostra e basta ma svolgere un servizio.</p><p>Per l’autore o l’autrice scrivere la sinossi è anche un’<b>occasione per pensare al proprio romanzo</b> nella sua interezza, per verificare che abbia la “consistenza” giusta, che trasmetta un messaggio, che segua un certo tema senza deviare. Tale tema, inoltre, deve emergere dalla sinossi perché<span style="font-size: 20px;"> la sua assenza salterebbe subito agli occhi.</span></p>								</div>
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									<h2>Lunghezza ideale di una sinossi</h2><p>Abbiamo detto più volte che la sinossi è un riassunto, che deve essere sintetica e concisa.</p><p><b>Ma quanto deve essere lunga?</b></p><p>La risposta è, come accade spesso: <b>dipende</b>.</p><p>In genere si dice che <b>non dovrebbe superare i 2.000 caratteri, spazi inclusi</b>. Qualcuno sostiene che non dovrebbe essere più di una cartella editoriale (la cui lunghezza è 1.800 caratteri, sempre spazi inclusi), altri che <b>si può arrivare fino a 1,5-2 cartelle</b>.</p><p>La cosa migliore da fare è sempre <b>andare sul sito della casa editrice</b>, cercare le indicazioni per l’invio del proprio manoscritto e verificare la lunghezza che deve avere, per loro, la sinossi.</p><p>Se non ci sono indicazioni precise è ragionevole inviare una sinossi che non superi i 2.000 caratteri.</p>								</div>
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									<h2>Scrivere una sinossi per promuovere il libro</h2><p>Si usa il termine sinossi anche per indicare <b>la descrizione del libro che si utilizza per vendere sugli store on line</b> come Amazon o Ibs.</p><p>In questo caso <b>lo stile deve essere più accattivante di quello usato nelle sinossi da inviare agli editori</b>, perché deve incuriosire i possibili lettori e invogliarli ad acquistare il libro. Per questo motivo <b>il finale non deve essere svelato</b>, non si devono inserire tutti gli elementi della trama e non serve rispettare l’ordine cronologico.</p><p>Va comunque scritta prestando molta attenzione a tutte le parole, perché lo scopo è <b>valorizzare il libro che si vuole vendere</b>, puntando anche in questo caso a far emergere gli elementi di forza dell’opera.</p><p>Se il libro è pubblicato da una casa editrice, l’autore non deve occuparsi di redigere questa descrizione perché non è compito suo promuovere le vendite all’interno del circuito editoriale.</p><p>Nel caso in cui, invece, autore o autrice sia intenzionato ad <a href="https://www.letiziabadioli.it/autopubblicare-un-libro/">autopubblicare un libro</a> <b>è necessario che si occupi anche di questo aspetto, o che si affidi a qualcuno che lo faccia per lui o lei</b>.</p><p>Ricordiamo infine che <b>questo tipo di sinossi è diversa anche dalla <a href="https://www.letiziabadioli.it/quarta-di-copertina/">quarta di copertina</a></b>, ossia la breve descrizione che si trova nella parte posteriore del libro o sulla sovraccoperta.</p>								</div>
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									<h2>E se non riesco a scrivere la sinossi?</h2><p>Può capitare di <b>non riuscire a scrivere la sinossi del proprio libro</b>, e i motivi possono essere molteplici.</p><p>Vediamone alcuni:</p><ul><li><b>il libro non ha una trama solida o è eccessivamente complesso</b> e ricco di sottotrame che rendono difficile la sintesi;</li><li><b>si è troppo coinvolti emotivamente</b> e, dopo aver tanto scritto e riscritto, non si riesce a mantenere la giusta distanza per poter fare un riassunto chiaro;</li><li><b>non si ha molta capacità di sintesi</b> e tutti ci sembra troppo importante per poter essere omesso;</li><li><b>si ha il timore che la sinossi non sia adeguata</b> e che per questo motivo non saremo presi in considerazione dalle case editrici.</li></ul><p><b>Come fare per risolvere il problema?</b></p><p>Sicuramente conviene <b>provare più volte</b> e non scoraggiarsi se non si riesce subito a produrre una buona sinossi. È un esercizio difficile, richiede molti tentativi.</p><p>In alternativa si può <b>chiedere un aiuto esterno</b>, qualcuno che legga il libro, sia in grado di coglierne gli elementi essenziali e sappia scrivere una sinossi con le caratteristiche richieste dalle case editrici.</p><p><b>Se vuoi, posso aiutarti.</b></p><p>Contattami cliccando il bottone qui sotto.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/sinossi-libro/">La sinossi di un libro, cos’è e come si scrive</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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		<title>Autopubblicare un libro: come funziona</title>
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					<comments>https://www.letiziabadioli.it/autopubblicare-un-libro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Letizia Badioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jun 2024 15:09:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Autopubblicare un libro spesso viene considerata la scelta di riserva quando non si sono ricevute risposte positive dalle case editrici a cui ci siamo rivolti, una sorta di ultima spiaggia, l’alternativa poco esaltante al riporre il manoscritto nel cassetto e, con lui, i nostri sogni di essere letti. Questo poteva essere vero qualche anno fa, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/autopubblicare-un-libro/">Autopubblicare un libro: come funziona</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="4123" class="elementor elementor-4123" data-elementor-post-type="post">
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									<p>Autopubblicare un libro spesso <b>viene considerata la scelta di riserva</b> quando non si sono ricevute risposte positive dalle case editrici a cui ci siamo rivolti, una sorta di ultima spiaggia, l’alternativa poco esaltante al riporre il manoscritto nel cassetto e, con lui, i nostri sogni di essere letti.</p><p>Questo poteva essere vero qualche anno fa, <b>adesso il self-publishing è un mondo in espansione che può dare grandi possibilità ad autrici e autori emergenti</b>, vi si possono trovare anche libri di qualità e non solo i testi che le case editrici non hanno voluto.</p><p>Autopubblicare un libro può essere una scelta consapevole dovuta a molti fattori, ma <b>perché funzioni è necessario sapere come si fa</b> e quali accorgimenti è bene avere.</p><p>Parliamone insieme.</p>								</div>
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									<h2>Cos’è l’autopubblicazione</h2><p>Partiamo innanzitutto dal dire che cos’è l&#8217;autopubblicazione.</p><p>Nota anche come self publishing, <b>è la pubblicazione di un libro da parte dell’autrice o dell’autore senza passare da una casa editrice</b>, assumendo quindi il ruolo di editore del proprio testo e gestendolo in autonomia.</p><p>Questo significa che tu, autrice o autore, dopo aver finito di scrivere il tuo manoscritto, ti prendi la responsabilità di <b>occuparti di tutte quelle fasi che tradizionalmente sono appannaggio della casa editrice</b>. Per farlo, puoi avvalerti dell’aiuto di professionisti (come <b>editor di libri </b>e <b>grafici</b>) che selezioni liberamente, senza vincoli, <b>mantenendo il totale controllo in ogni fase della pubblicazione</b>.</p><p>Si ha quindi totale libertà, non si subiscono imposizioni esterne e <b>il guadagno sulla vendita della singola copia è maggiore</b>, ma c’è da fare un investimento iniziale in termini di costi e di impegno personale.</p><p><b>Conviene? Dipende dal singolo caso, ma di sicuro è una strada che vale la pena esplorare</b>.</p><p>Vediamo da dove si parte.</p>								</div>
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									<h2>Come iniziare con l’autopubblicazione</h2><p>Per autopubblicarsi, se si aspira a raggiungere molti potenziali lettori, è necessario <b>essere gli imprenditori di sé stessi e della propria opera</b>, per cui è importante avere le idee chiare e pianificare.</p><h3>Determinare il genere a cui appartiene il libro</h3><p>Sembra una banalità, ma è bene chiarire questo punto.</p><p>A volte, presi dalla foga creativa, <b>iniziamo a scrivere un libro senza sapere bene dove la nostra ispirazione ci condurrà</b>. Naturalmente, è lecito sognare e lasciarsi catturare dalla bellezza delle creatività. Tuttavia, prima che l’opera sia finita, <b>dovremo aver chiari almeno questi tre punti</b>:</p><ul><li>a quale <b>genere </b>appartiene il libro;</li><li>chi sono i nostri <b>potenziali lettori</b>;</li><li>quali <b>opere famose</b> sono dello stesso genere del nostro libro.</li></ul><p>Le risposte a queste domande hanno a che fare sia con gli aspetti narrativi, ossia il modo in cui scriviamo il libro, sia con tutto quello che gli ruota intorno, cioè il mondo dentro il quale andrà a muoversi, la sua<b> promozione e pubblicità</b>. Concentriamoci su questo secondo aspetto.</p><p>Che sia un giallo, un romance, un fantasy, un&#8217;<a href="https://www.letiziabadioli.it/come-scrivere-un-libro-autobiografico/">autobiografia</a> o altro, ci sono dei mondi di riferimento che ruotano attorno a ciascun genere e<b> dobbiamo esplorarli prima di entrarne a far parte</b>. Perché è bello essere degli outsider, sfidare le regole e correre per la propria strada, però non è detto che questo atteggiamento sia efficace in termini di vendite.</p><p><b>Individuiamo delle opere che hanno avuto molto successo e che sono in qualche modo affini alla nostra</b>, studiamo come il suo autore o la sua autrice hanno esordito, quali case editrici li hanno pubblicati, osserviamo bene le copertine dei libri e la loro impaginazione, scandagliamo i social, vediamo a quali fiere sono presenti, partecipiamo alle presentazioni e <b>informiamoci su chi sono i loro lettori</b>.</p><p><b>Questi lettori potrebbero diventare anche i nostri</b>, ed è bene sapere che età hanno in media, cosa amano, quali contenuti social interessano loro.</p><p>Ma non limitiamoci solo a osservare, <b>i social ci possono aiutare molto anche a farci conoscere</b> come autori e autrici.</p><h3>Iniziare a farsi conoscere nel mondo editoriale</h3><p>Teniamo presente fin da subito che <b>potenziali lettori e lettrici compreranno il nostro libro solo se sapranno che… esiste</b>!</p><p>Anche se abbiamo terminato il più bel manoscritto del mondo, se gli utenti finali non sono a conoscenza della sua esistenza non potranno acquistarlo e leggerlo.</p><p><b>Scegliendo l’autopubblicazione non finiremo in automatico sugli scaffali delle librerie di ogni città</b>, cosa che peraltro non è garantita nemmeno se ci si rivolge alle case editrici, soprattutto se queste sono molto piccole o non investono abbastanza nelle opere, in particolare in quelle degli esordienti.</p><p>Perciò, mentre stiamo ancora ultimando la scrittura del libro, se abbiamo deciso di autopubblicarlo <b>cominciamo già a creare un pubblico di potenziali lettori</b>.</p><p><b>Come? Attraverso i social</b>.</p><p>Se non lo abbiamo già, creiamo ad esempio un account Instagram o TikTok (o altro, dipende anche da quanta familiarità abbiamo con questi strumenti),<b> iniziamo a seguire persone che hanno a che fare con il mondo editoriale</b>, individuiamo blogger o <a href="https://www.treccani.it/vocabolario/neo-booktoker_%28Neologismi%29/" target="_blank" rel="noopener">booktoker</a> che recensiscono libri del genere a cui appartiene il nostro.</p><p>Insomma, impariamo come funziona questo mondo in modo da <b>esserne già parte nel momento in cui anche noi entreremo ufficialmente in scena</b>.</p><p>E non basta creare dei profili social, vanno anche curati, si devono pubblicare contenuti, cercare di interagire con persone che hanno i nostri interessi letterari, farsi notare e <b>generare un po’ di hype intorno al nostro libro, senza esagerare</b>.</p><p>Poiché serve tempo per costruire una buona base di follower è bene iniziare il prima possibile.</p><p><b>Ma è obbligatorio essere attivi sui social per autopubblicarsi?</b> Ovviamente <b>no</b>, ma <b>aiuta molto</b>. E, tra parentesi, avere un buon numero di follower aiuta anche se si è esordienti e si invia il proprio manoscritto a una casa editrice.</p><h3>Scegliere la piattaforma di distribuzione del libro</h3><p>Amazon KDP, Youcanprint, Kobo Writing Life, Lulu o altre: quale scegliere?</p><p>Per individuare la piattaforma che si occuperà della distribuzione del libro occorre innanzitutto <b>scegliere se vogliamo pubblicare solo in digitale (e-book) o anche in formato cartaceo</b>.</p><p>Alcune piattaforme per il self-publishing, infatti, consentono solo la pubblicazione digitale, quindi in e-book, mentre altre permettono anche il cosiddetto <i><b>print-on-demand</b></i>, ossia la stampa delle copie cartacee su richiesta, nel momento in cui qualcuno le acquista. Questa stampa è veloce e, a seconda delle opzioni che scegliamo in fase di caricamento del manoscritto, anche di buona qualità.</p><p>Quando si opta per l’autopubblicazione, quindi, <b>è importante informarsi su quale piattaforma è più adatta per noi e i nostri progetti</b>.</p><p>Anche se molti lettori e lettrici preferiscono le copie cartacee, teniamo presente che, una volta preparato il libro per la stampa, <b>conviene pubblicare anche in formato digitale</b>. L’e-book, infatti, si può vendere a prezzi più bassi, e consente di avere percentuali di guadagno più alte del cartaceo perché non si devono sostenere i costi di stampa.</p><p>Una nota a margine: ricordiamoci che <b>Amazon KDP, così come gli altri, non è il nostro editore</b>, perché noi stiamo autopubblicando, ma <b>è il nostro distributore</b>, ossia lo strumento che permette al libro di essere esposto nelle vetrine digitali di tutto il mondo e che lo fa arrivare – via web nel caso dell’e-book, tramite corriere o posta nel caso del cartaceo – ai lettori.</p><p>Se si opta per la versione cartacea, Amazon KDP e le altre piattaforme che la consentono, <b>si occupano anche della stampa, prima della distribuzione</b>.</p>								</div>
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									<h2 style="font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-style: normal; text-align: justify;">Editing e revisione</h2><p>Una delle esperienze più brutte per un lettore <b>è avere tra le mani un libro con una trama sconclusionata o personaggi senza spessore</b>, oppure <b>una sintassi traballante e tanti refusi</b>.</p><p>E, <b>senza una revisione da parte di un editor, è probabile che si verifichi qualcuno di questi problemi</b>.</p><p>Abbiamo già parlato approfonditamente del <a href="https://www.letiziabadioli.it/editing-libro-perche-e-importante/">perché è importante fare l&#8217;editing di un libro</a>, per cui qui ci limitiamo a sottolineare che, a differenza di quanto accade con le case editrici, <b>se ci si autopubblica abbiamo il completo controllo nella fase di revisione</b>. Nessuno ci imporrà niente e abbiamo la possibilità di scegliere una professionista freelance che si occupi dell’editing.</p><p>Però devo pagare di tasca mia, si potrebbe obiettare.</p><p>È vero, ma se si è esordienti anche prima di inviare un testo a una casa editrice o a un’agenzia letteraria è opportuno sottoporlo a un editing professionale, per cui <b>è una spesa che, se si punta a essere pubblicati, va sostenuta comunque, almeno una volta</b>.</p><p>Se vuoi avere una prova gratuita di editing su qualche pagina del tuo manoscritto e sapere come lavoro, contattami premendo il bottone qui sotto.</p>								</div>
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									<h2>Sinossi e paratesto</h2><p>Prima di procedere con l’autopubblicazione del libro dobbiamo <b>preparare anche gli altri elementi testuali che accompagnano il manoscritto</b>.</p><h3>Paratesto</h3><p>Si tratta degli elementi &#8220;aggiuntivi&#8221; al testo; alcuni, come colophon e <a href="https://www.letiziabadioli.it/quarta-di-copertina/">quarta di copertina</a>, sono sempre presenti, altri dipende dalla tipologia di libro:</p><ul><li><b>prefazione</b>: testo introduttivo, spesso scritto da una persona diversa dall’autore o autrice, che fornisce informazioni aggiuntive sul libro;</li><li><b>introduzione</b>: breve testo in cui l’autore o autrice introduce al lettore la sua opera;</li><li><b>postfazione</b>:<b> </b>analoga alla prefazione ma è posta alla fine del libro e può contenere delle riflessioni sull’opera;</li><li><b>nota dell’autore/autrice</b>: un breve messaggio in cui chi ha scritto il libro comunica qualcosa ai suoi lettori relativamente al processo di scrittura o dettagli sull’opera;</li><li><b>indice</b>: l’elenco dei capitoli con le relative pagine;</li><li><b>colophon</b>: le informazioni tecniche sul libro, come il nome dell’editore, luogo e anno di stampa, codice ISBN, e altro;</li><li><b>quarta di copertina</b> o <b>risvolto</b>: è il retro della copertina o la sovraccoperta, su cui sono riportate informazioni su autore o autrice e una descrizione accattivante del contenuto del libro; può contenere anche una citazione presa dal libro o commenti e brevi recensioni.</li></ul><h3>Sinossi</h3><p>La <a href="https://www.letiziabadioli.it/sinossi-libro/">sinossi</a> di solito “accompagna” il testo ma a differenza dei vari elementi che costituiscono il paratesto <b>non viene stampata direttamente sul libro</b>.</p><p>Si tratta di un <b>breve testo che descrive l’opera letteraria e ne offre una panoramica al lettore </b>che così sa cosa aspettarsi dalla lettura del libro, evitando però gli <i>spoiler</i>. È quella descrizione che, quando cerchiamo un libro su Amazon, compare in mezzo alla pagina accanto all&#8217;immagine della copertina.</p><p>La sinossi <b>è richiesta anche dalle case editrici</b> per farsi un’idea e sapere se il manoscritto che hanno ricevuto può rientrare tra le loro pubblicazioni. In questo caso, quando accompagna l’invio alle case editrici, può essere un po’ più lunga e soprattutto deve contenere tutti gli elementi del libro, finale compreso.</p>								</div>
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									<h2>Impaginazione e design della copertina</h2><p>Il libro, dopo che è stato scritto e sottoposto all’editing, deve essere <b>impaginato e preparato per la stampa</b>.</p><p>Per scegliere il formato del libro è bene tenere presente <b>se la piattaforma sulla quale andiamo ad autopubblicare ha dei vincoli riguardo alle misure</b> o al numero di pagine.</p><p>Per scegliere il font, l’interlinea e tutti gli elementi grafici che possiamo inserire è bene <b>sfogliare i libri che abbiamo nella nostra libreria e prendere spunto</b> da quelli che ci piacciono di più.</p><p>Se non siamo in grado di impaginare da soli o se ci sono molte immagini, tabelle o altri elementi che rendono difficoltoso il lavoro, è bene <b>rivolgersi a un professionista</b>.</p><p>Questo <b>è ancora più importante quando si va a realizzare la copertina</b>. Un grafico esperto, infatti, non solo creerà immagini accattivanti e appropriate al contenuto, ma farà anche uno studio dei possibili competitor ed elaborerà un prodotto che si vada a posizionare a fianco degli altri del medesimo settore. <b>Una buona copertina non garantisce che il libro venga acquistato, ma una brutta copertina può garantire che sia ignorato</b>.</p>								</div>
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									<h2>ISBN e diritti d’autore</h2><p>Parliamo brevemente anche di questi due aspetti, che sono tutt’altro che marginali</p><h3>Come ottenere un codice ISBN</h3><p>Il codice ISBN (International Standard Book Number) è un <b>identificatore che viene assegnato a un libro o a un altro tipo di pubblicazione</b> ed è composto da 13 cifre. Si tratta di un codice che permette di <b>identificare in modo univoco un libro</b>, in qualunque contesto.</p><p>In Italia non è obbligatorio, ma è fortemente raccomandato.</p><p>Per la vendita sulle piattaforme come Amazon KDP, generalmente il codice ISBN viene fornito gratuitamente dalla piattaforma stessa. Ma se si vuole vendere il libro in autonomia, ad esempio facendolo stampare da una tipografia o accordandosi con le librerie locali, si può acquistarlo in modo piuttosto semplice sul <a href="https://www.isbn.it/" target="_blank" rel="noopener">sito ufficiale</a>, come <b>richiedenti occasionali</b>.</p><h3>I diritti d’autore</h3><p>Uno dei vantaggi dell’autopubblicazione è che <b>non si devono cedere i diritti d&#8217;autore</b>, mantenendo quindi il totale controllo della propria opera.</p><p>Ciò consente all&#8217;autore di prendere decisioni autonome riguardanti l&#8217;utilizzo e la distribuzione del proprio lavoro, <b>senza dover condividere i profitti</b>.</p><p>L’autore o autrice ha quindi la possibilità di <b>sfruttare al massimo il potenziale del proprio libro e di avere una maggiore flessibilità</b> nell&#8217;esplorare diverse opportunità di pubblicazione e marketing.</p>								</div>
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									<h2>Il self-publishing al Salone del Libro di Torino</h2><p>Nel 2024, come nei due anni precedenti, il Salone Internazionale del Libro di Torino, alla sua XXXIV edizione, ha ospitato uno <b>spazio per autori e autrici self</b>. Per partecipare c’è una <b>selezione </b>che tiene in considerazione la <b>qualità della copertina, dell’impaginazione, dell’editing, della correzione di bozze e della scrittura</b>.</p><p>Il libro deve quindi essere ben scritto ma anche ben editato, impaginato e con una copertina professionale. E proprio dell’importanza di questi requisiti abbiamo parlato finora.</p><p>Cosa ci comunica questa scelta operata dai responsabili di una delle fiere dell’editoria più importanti d’Italia? Che<strong> l’autopubblicazione non è più un fenomeno che si può ignorare né un ricettacolo di manoscritti scartati dalle case editrici</strong>, ma contiene anche bei libri, scritti e presentati bene</p><p><a style="font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-family: Montserrat, sans-serif; font-size: 17px; font-style: normal; background-color: #ffffff; letter-spacing: 1.2px;" href="https://www.salonelibro.it/salto-pro/salto-pro-articolo/salto-pro-al-salone/area-self-publishing.html" target="_blank" rel="noopener">Qui</a> ci sono le informazioni relative all&#8217;edizione 2024, che ha visto oltre 600 autori self che hanno candidato le loro opere e 303 autori self selezionati. Per la Libreria dei Self Publisher 2025 le selezioni saranno aperte a settembre 2024, e sarà &#8220;un’edizione che vedrà il progetto ulteriormente rafforzato con la creazione di gruppi di autori e autrici e tavoli tematici e tante nuove iniziative per promuovere la visibilità dell’area&#8221;.</p>								</div>
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									<p>Insomma, <b>il self publishing non è più la scelta di ripiego ma una forma consapevole di investimento in sé stessi e nelle proprie capacità</b>, nonché un modo per mantenere il controllo di tutto il processo editoriale.</p><p>E se anche la strada per autopubblicare un libro può sembrare lunga e tortuosa, si tratta solo di sapere come fare o di <b>farsi aiutare dalle persone giuste</b>.</p><p>A questo proposito, <b>se vuoi avere più informazioni sull’autopubblicazione, sull’editing, sull’impaginazione o su come si scrive una sinossi</b> non hai che da contattarmi cliccando sul bottone qui sotto. A presto.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/autopubblicare-un-libro/">Autopubblicare un libro: come funziona</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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		<title>Parliamo di libri: Priscilla e il mattarello magico.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[wp_11063288]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Apr 2022 09:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editing]]></category>
		<category><![CDATA[Libri per bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi non vorrebbe trascorrere qualche ora in un luogo incantato, godendo dell’aria pura, dell’ombra fresca degli alberi, di paesaggi incontaminati? Beh, basta andare a Bosco Folto e il gioco è fatto! E allora perché Priscilla non ama trascorrere lì le sue estati? Forse perché la casa della zia che la ospita, zia Ancilla, è tetra [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/priscilla-e-il-mattarello-magico/">Parliamo di libri: Priscilla e il mattarello magico.</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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									<p>Chi non vorrebbe trascorrere qualche ora in un luogo incantato, godendo dell’aria pura, dell’ombra fresca degli alberi, di paesaggi incontaminati? Beh, basta andare a <strong>Bosco Folto</strong> e il gioco è fatto!</p>
<p>E allora perché <strong>Priscilla</strong> non ama trascorrere lì le sue estati?</p>
<p>Forse perché la casa della zia che la ospita, <strong>zia Ancilla</strong>, è tetra e grigia? Oppure perché lei è sempre indaffarata con le sue pozioni?</p>
<p>Sì, perché la cara Ancilla non è proprio la classica zia, è più una strega che prepara intrugli miracolosi per gli abitanti del paese, che quando hanno un problema vanno da lei a farsi aiutare.</p>
<p>E con lei abita anche il suo bambino, che ha un anno e si chiama <strong>Riccardino</strong>. Lui, quando starnutisce fa uscire dal naso bolle di sapone e, così piccolo, sa già far librare per aria gli oggetti di casa.</p>
<p>Priscilla ama molto stare con il cuginetto, però lui è piccolo e ancora non può giocare con lei, che ha ben otto anni, per cui è costretta a passare molto tempo da sola.</p>
<p>La zia possiede anche un animale domestico, di quelli che non si incontrano proprio tutti i giorni, una <strong>muccunicorno</strong>, un po’ mucca e un po’ unicorno, che mangia caramelle e produce un latte arcobaleno dai mille profumi.</p>
<p>Insomma, nel libro <strong><em>Priscilla e il mattarello magico</em></strong> fin dalle prime pagine ci sono tutte le premesse per una storia densa di <strong>magia</strong> e di atmosfere misteriose.</p>
<p>Priscilla, infatti, ben presto si trova di fronte a qualche stranezza, come animali parlanti ed enigmatiche sparizioni di cui vuole capire meglio tutti i dettagli.</p>
<p>Con la forza della sua purezza e delle sue buone intenzioni viene a contatto con gli abitanti della foresta, quelli che non si mostrano a tutti, ma che ognuno di noi vorrebbe veder sgattaiolare per il <strong>bosco</strong> quando va a fare una passeggiata.</p>
<p>Un vero <strong>mistero</strong> avvolge Bosco Folto, un mistero che coinvolge anche l’attività della zia e la ricerca di un favoloso <strong>mattarello</strong>, dalle magiche proprietà.</p>
<p>L’autrice, <strong>Alice Vannelli</strong>, ha creato una storia che mescola freschezza e avventura, purezza d’animo e intrighi misteriosi. Ha dato vita a un luogo incantato che ci sembra di conoscere da sempre, forse perché lo abbiamo incontrato nella nostra infanzia o nella nostra immaginazione.</p>
<p>Il libro è pensato e scritto per i <strong>bambini</strong>, ma può essere una buona occasione anche per i <strong>genitori</strong> per leggere ai propri figli una bella storia e godere delle <strong>atmosfere magiche</strong> che crea, grazie alle quali anche i grandi tornano bambini.</p>								</div>
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									<p>Titolo: <strong>PRISCILLA E IL MATTARELLO MAGICO</strong></p>
<p>Autrice: <strong>Alice Vannelli</strong></p>
<p>Pagine: <strong>84, con illustrazioni</strong></p>
<p>ISBN: <strong>9798665678054</strong></p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/priscilla-e-il-mattarello-magico/">Parliamo di libri: Priscilla e il mattarello magico.</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
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		<title>Editing e correzione di bozze: che cosa sono?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[wp_11063288]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Mar 2022 09:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo già visto (QUI) che tra gli scrittori esordienti non sempre c’è la consapevolezza che un buon libro, per essere tale, prima della pubblicazione dovrebbe essere letto da un editor professionista. Molte persone, inoltre, identificano l’editing con la correzione di bozze perché nessuno ha mai spiegato loro la differenza. Cerchiamo, allora, di fare un po’ [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.letiziabadioli.it/editing-e-correzione-di-bozze/">Editing e correzione di bozze: che cosa sono?</a> proviene da <a href="https://www.letiziabadioli.it">Letizia Badioli, Editing e Scrittura</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="435" class="elementor elementor-435" data-elementor-post-type="post">
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<p>Abbiamo già visto (<span style="text-decoration: underline; color: #dd4a48;"><strong><a style="color: #dd4a48; text-decoration: underline;" href="https://www.letiziabadioli.it/editing-serve-davvero/" target="_blank" rel="noopener">QUI</a></strong></span>) che tra gli scrittori esordienti non sempre c’è la consapevolezza che <strong>un buon libro, per essere tale, prima della pubblicazione dovrebbe essere letto da un editor professionista</strong>.</p>

<p>Molte persone, inoltre, identificano l’editing con la correzione di bozze perché nessuno ha mai spiegato loro la differenza.</p>

<p>Cerchiamo, allora, di fare un po’ di chiarezza.</p>

<p>Il <strong>correttore </strong>o la <strong>correttrice di bozze</strong> è quella figura professionale che legge un testo e individua i refusi, gli errori ortografici, toglie i doppi spazi, mette le maiuscole quando servono e toglie quelle che invece non ci vogliono, usa le giuste abbreviazioni e va a caccia delle <em>d</em> eufoniche, che ormai non si usano più se non in casi ben determinati.</p>

<p>E poi uniforma apici, accenti, virgolette, trattini, elimina gli spazi superflui (come quelli prima delle virgole e dei punti). Uniforma anche la punteggiatura intorno alle virgolette.</p>

<p>Se è presente la bibliografia, viene controllato che tutte le citazioni nel testo abbiano un riscontro in bibliografia e viceversa. Viene anche verificata su internet la correttezza dei dati bibliografici riportati.</p>

<p>Se poi il libro deve essere scritto rispettando determinate norme editoriali, ecco che chi corregge le bozze sa come applicarle, in modo che il risultato sia proprio quello richiesto dalla casa editrice.</p>

<p>Insomma, un gran lavoro che richiede molta attenzione e una buona dose di pignoleria, oltre a competenze tecniche.</p>

<p>E l’<strong>editing</strong>, invece?</p>

<p>L’editor legge più volte e con attenzione il testo, fornisce osservazioni e commenti riguardanti i punti di forza e di debolezza del libro, analizza la trama, i personaggi, l’arco temporale della storia, il tempo e il ritmo della narrazione, il punto di vista e il narratore scelto, l’efficacia dei dialoghi e dello stile, eventuale mancanza di originalità, efficacia dell’incipit, eccesso di spiegazioni, credibilità di quanto narrato, coerenza del mondo narrativo creato e aderenza dei personaggi a tale mondo, suddivisione in capitoli.</p>

<p>Nel caso di libri per bambini viene valutata anche la coerenza tra quanto narrato (e il linguaggio usato) e la fascia d’età del potenziale lettore.</p>

<p>Quanto appena elencato è il cosiddetto <strong>macro editing</strong> o <strong><em>content</em> editing</strong>.</p>

<p>Ma non è finita qui, perché c’è anche il <strong>micro editing</strong> o <strong><em>copyediting</em></strong>, che invece ha a che fare con il lessico e la semantica, la sintassi e la morfosintassi, l’ortografia e la grammatica in generale, i <em>cliché</em>, le metafore, i neologismi e i termini stranieri, ma anche incongruenze, anacronismi, ripetizioni, lunghezza delle frasi, punteggiatura.</p>

<p><strong>Con l’editing il libro viene analizzato in tutti i suoi aspetti.</strong></p>

<p>Ma l’editor, quindi, modifica quello che l’autore ha scritto?</p>

<p>No, l’editor non modifica nemmeno una virgola, quello che fa è dare dei suggerimenti, poi <strong>è sempre l’autore o l’autrice ad avere l’ultima parola</strong>.</p>

<p>E lo scrittore deve fare tutto quello che l’editor gli dice?</p>

<p>Naturalmente no, l’editor fornisce dei suggerimenti perché autore o autrice abbia un altro punto di vista, per stimolare una riflessione e tirare fuori il meglio da un testo. Qualche volta lo scrittore è d’accordo con l’editor e accoglie interamente il suo suggerimento, a volte è in disaccordo e lo ignora, molte volte riflette e trova una soluzione personale alla questione sollevata dall’editor ed è in questo caso che, di solito, si hanno i miglioramenti più significativi.</p>

<p>All’editor non interessa avere ragione, vuole che il testo finale sia <strong>il migliore possibile</strong>, rispettando l’idea originale dell’autore, la sua sensibilità e il suo stile.</p>

<p>Ma l’autore deve aver fatto dei corsi di scrittura per capire le indicazioni dell’editor?</p>

<p>Certo che no, l’editor commenta in modo semplice e immediato, oltre a fornire delle indicazioni direttamente sul testo e poi è a disposizione per parlarne e anche per spiegare quello che può risultare poco chiaro.</p>

<p>L’<strong>editor non è un giudice </strong>che con la penna rossa traccia segni sulle parole per mostrare gli errori di chi scrive. L’<strong>editor non scrive al posto dell’autore</strong>.</p>

<p>È più <strong>un compagno o una compagna di viaggio</strong>, con cui si percorre un tratto di strada cercando di arrivare alla stessa meta: il <strong>libro finito e pronto per essere letto</strong>.</p>

<p>Sei curioso di capire se l’editing fa al caso tuo? Chiedimi una <strong>prova gratuita</strong> su alcune pagine di una tua opera e vedrai che il risultato ti sorprenderà!</p>
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		<title>Editing: serve davvero?</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2022 16:01:00 +0000</pubDate>
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<p>Quando abbiamo appena <strong>finito di scrivere</strong> un libro l’ultima cosa che vorremmo sentirci dire è che deve essere modificato. Questo, infatti, significherebbe che contiene degli errori o che non è piaciuto, che non è bello da leggere, anche se noi ci abbiamo messo l’anima e tutte le energie che avevamo.</p>

<p>A volte prendiamo coraggio e chiediamo il parere di amici e parenti, i quali di solito ci danno opinioni positive, il più possibile sincere. Se possono ci danno anche dei buoni consigli, ma ciò che cerchiamo da loro sono soprattutto incoraggiamenti e quelli non mancano mai perché ci vogliono bene.</p>

<p>E perché tutto questo non dovrebbe essere sufficiente? <strong>A cosa serve far leggere il libro a un professionista</strong>, a un<strong> editor</strong>? Al massimo ci può essere bisogno di una correzione di bozze e di una bella impaginazione, ma dopo che ci abbiamo lavorato così tanto e varie persone di fiducia ci hanno dato pareri positivi, perché il contenuto dovrebbe aver bisogno di modifiche?</p>

<p>Quello che spesso non è chiaro è che l’editing non ha lo scopo di individuare cosa c’è di sbagliato in un libro, ma ha il compito di tirare fuori, da quel libro, <strong>il meglio possibile</strong>.</p>

<p>L’ottica con cui un editor si accosta a un testo non è quella di bacchettare l’autore per gli errori che ha fatto, ma di <strong>affiancarlo</strong> per dare il massimo, individuando ciò che appesantisce la storia o la rende incoerente o poco consistente, e agendo sui punti di forza, sull’originalità, su quello in cui l’autore è davvero bravo e unico. E tale<strong> unicità </strong>non solo<strong> viene mantenuta</strong>, ma è<strong> valorizzata</strong>.</p>

<p>Quando uno scrittore o una scrittrice <strong>esordiente</strong> si trova davanti un esempio di editing fatto su alcune pagine di una sua opera, spesso rimane stupito. Non di rado mi è capitato di sentirmi dire: «Non pensavo che ci fossero così tante cose da correggere, mi pareva di averlo scritto bene. Seguendo le tue indicazioni, però, è proprio migliorato!».</p>

<p>Con l’editing si eliminano eventuali buchi nella trama, si analizza l’arco di trasformazione del personaggio, ma si pensa anche alla parola più giusta da usare in una certa frase.</p>

<p>E la correzione di bozze? Serve anche quella, certamente, ma è un intervento che arriva dopo l’editing, quando il libro ha ormai raggiunto la sua versione definitiva. A quel punto si può andare a caccia di eventuali refusi, piccole ripetizioni, si uniforma la punteggiatura, ecc.</p>

<p>Per capire meglio la differenza tra editing e correzione di bozze puoi <span style="color: #dd4a48;"><strong><a style="color: #dd4a48;" href="https://www.letiziabadioli.it/editing-e-correzione-di-bozze/">leggere questo articolo.</a></strong></span></p>

<p>E se sei curioso di sapere se l’editing fa al caso tuo puoi <strong><a href="mailto:info@letiziabadioli.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="color: #dd4a48;">chiedimi una prova gratuita</span> </a></strong>su alcune pagine di una tua opera e vedrai che il risultato ti sorprenderà!</p>
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